Il palazzo Guidobono Cavalchini Malaspina Penati è l'antico castello trasformato in palazzo signorile del comune di Volpedo, in provincia di Alessandria.

Storia e descrizione

La località di Volpedo, anticamente nota come Vicus Pecudis, fu fortificata intorno al X secolo e le strutture difensive erano collocate su una collinetta nei pressi del torrente Curone, dove si sviluppò il nucleo storico del borgo.

La prima citazione del borgo risale al 965 e riguarda la pieve dell'abitato; Volpedo appare poi in altri documenti durante il X secolo citato come vicus, dal quale, sempre in quel periodo, si sviluppò il castrum. Nel 979 Ottone II di Sassonia donò il borgo al vescovo di Tortona.

Già intorno al 1155 Volpedo era legato alla città di Tortona, per poi entrare nella sfera d'influenza dei Visconti tramite il capitano Perino Cameri, il quale, alla sua morte, avvenuta nel 1425, lo donò per testamento alla Fabbrica del Duomo di Milano, cosa che consentì a Volpedo di godere di un periodo di notevole autonomia amministrativa e di diverse esenzioni fiscali. A memoria di questa donazione, nel 1441 la Fabbrica fece realizzare da Jacopino da Tradate un bassorilievo raffigurante Perino Cameri nell'atto di donare il castello di Volpedo alla Vergine, opera conservata nell'atrio del palazzo municipale del paese.

Nel 1513 i volpedesi guidati da Bernabò Malaspina incendiarono il castello di Monleale, causando la repressione del duca Massimiliano Sforza, che, tramite un suo emissario e con la collaborazione di trecento monlealesi, fece abbattere le mura del castrum, fortificazioni che vennero ricostruite solo a partire dal 1589 su impulso dell'amministrazione spagnola della zona.

Volpedo passò insieme al Tortonese al Regno di Sardegna nel 1738 e il feudo, nel 1757, fu alienato dalla Fabbrica del Duomo e concesso al marchese Filippo Guidobono Cavalchini di Momperone, al quale sono dovute le varie trasformazioni che portarono il castello, già residenza di Perino Cameri, a diventare una residenza signorile, per poi essere ulteriormente ampliato dopo il 1849 dalla famiglia Malaspina, nuova proprietaria del complesso. Nel 1994 l'edificio fu oggetto di un ultimo intervento di restauro voluto dagli attuali proprietari, la famiglia Penati.

Dell'antico castrum del borgo non sono rimaste tracce materiali e l'antico castello risulta oggi essere un palazzo signorile senza più alcuna funzione difensiva visibile. Risultano invece ancora visibili parti delle mura del borgo con i relativi bastioni; queste ultime, databili al XVI secolo, furono infatti in buona parte abbattute nel XIX secolo e la parte superstite è dovuta all'intervento del pittore Giuseppe Pellizza da Volpedo, che si adoperò personalmente presso le autorità per la conservazione di una parte della cinta muraria.

Note

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