La micromobilità è una categoria di trasporto urbano che comprende veicoli leggeri di piccole dimensioni, generalmente a propulsione elettrica o muscolare, progettati per spostamenti di breve distanza in ambito urbano e operati direttamente dai propri utilizzatori. Vi rientrano biciclette tradizionali e a pedalata assistita, monopattini elettrici, hoverboard, skateboard elettrici, segway e altri dispositivi affini.
Lo standard tecnico SAE J3194, pubblicato nel 2019, definisce i veicoli di micromobilità come dispositivi con massa a vuoto inferiore a 500 kg e velocità massima non superiore a 45 km/h, escludendo quelli dotati di motore a combustione interna. Il termine «micromobility» è attribuito all'analista Horace Dediu, che lo introdusse nel 2017 per indicare un nuovo segmento del trasporto urbano emergente dalla convergenza tra elettrificazione, connettività e modelli di consumo basati sulla condivisione.
Definizione e tipologie
I veicoli di micromobilità si distinguono principalmente in due famiglie sulla base del tipo di propulsione:
Propulsione muscolare: biciclette tradizionali, monopattini a spinta, skateboard non motorizzati, pattini a rotelle e in linea; Propulsione elettrica: biciclette a pedalata assistita, monopattini elettrici, hoverboard, monoruota elettrici, skateboard elettrici e segway.
Un'ulteriore distinzione, di rilievo per la pianificazione urbana, è quella tra mezzi di proprietà privata e mezzi forniti tramite servizi di sharing o noleggio a breve termine. Il segmento dello sharing si è affermato rapidamente nelle principali aree metropolitane a partire dal 2017, quando operatori come Bird e Lime hanno introdotto modelli di noleggio dockless basati su app.
Sotto il profilo ambientale, gli studi disponibili indicano che l'effettivo beneficio della micromobilità in termini di emissioni di gas serra dipende fortemente dalle modalità di sostituzione: quando i mezzi di micromobilità sostituiscono spostamenti pedonali o con trasporto pubblico il bilancio netto può essere negativo, mentre quando rimpiazzano spostamenti in autoveicolo privato il bilancio è positivo.
Quadro normativo
A livello dell'Unione europea non esiste, alla data del 2026, una disciplina armonizzata complessiva dei veicoli di micromobilità, la cui regolamentazione è demandata ai singoli Stati membri. Un'eccezione rilevante è costituita dalla direttiva (UE) 2021/2118, che ha esteso l'obbligo di assicurazione di responsabilità civile a tutti i veicoli a propulsione meccanica destinati a circolare su suolo, inclusi quelli leggeri come i monopattini elettrici, demandando agli Stati l'attuazione concreta.
In Italia, la disciplina dei mezzi di micromobilità si è sviluppata in modo non organico a partire dalla legge 27 dicembre 2019, n. 160 (legge di bilancio 2020), che ha introdotto un primo riconoscimento normativo dei monopattini elettrici, e dalla legge 28 febbraio 2020, n. 8, che ne ha confermato l'equiparazione ai velocipedi entro determinati limiti tecnici. La materia è stata successivamente riorganizzata dalla legge 25 novembre 2024, n. 177, che ha modificato il Codice della strada introducendo per i monopattini elettrici l'obbligo di casco protettivo per tutti i conducenti, di contrassegno identificativo e di copertura assicurativa RC. I decreti attuativi del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti hanno fissato l'entrata in vigore del contrassegno identificativo al 16 maggio 2026 e dell'obbligo assicurativo al 16 luglio 2026.
Per le altre tipologie di micromobilità — hoverboard, segway, monoruota elettrici — la disciplina italiana resta frammentaria e in larga parte rinvia alle disposizioni del Codice della strada relative ai cosiddetti «acceleratori di andatura», che ne limitano fortemente la circolazione su suolo pubblico.
Note
Voci correlate Monopattino elettrico Monopattino Bicicletta a pedalata assistita Bike sharing Mobilità sostenibile Codice della strada (Italia)
Collegamenti esterni
Categoria:Mobilità sostenibile Categoria:Veicoli elettrici