L'Annunciazione è un dipinto a pittura a olio su tela (300 × 205 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, intorno al 1662 e conservato nella chiesa di San Domenico ad Ancona. Storia L’opera non è ricordata da Carlo Cesare Malvasia nella Felsina pittrice, ma compare due volte nel Libro dei conti del Guercino.Il Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore Paolo Antonio Barbieri dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666. La prima registrazione, datata 11 marzo 1662, documenta il versamento di un acconto di 247 lire e 10 soldi per il dipinto destinato ad Ancona, commissionato tramite l’abate Troilo e descritto come un’Annunciazione con lo Spirito Santo nella parte superiore.

La seconda registrazione, datata 26 giugno dello stesso anno, documenta il pagamento a saldo di 187 scudi e 2 lire per il dipinto dell’Annunciazione, commissionato dall’abate Federico Troilo; la somma fu versata dal mercante Bernardo Pezzi.

Marcello Oretti segnala la pala nella Pittura della città di Ancona, manoscritto redatto nel 1777 e di particolare interesse per la storia artistica marchigiana. A differenza dell’attuale collocazione nella chiesa di San Domenico, Oretti la registra erroneamente nella chiesa degli Zoccolanti, ossia nella chiesa di San Francesco ad Alto, riportando anche l’iscrizione presente sul dipinto: «Annunziata superba del Guercino. T. d. Alt. Conservata. Io. Franco Barberius Centensis pinxit anno Dñi MDCLXII».Bologna, Biblioteca Comunale dell'Archiginnasio, Ms. B. 1652, p. 8; p. 9 del volume separato.

La guida di Ancona pubblicata da Alessandro Maggiori nel 1821 conferma l’errata collocazione dell’opera nella chiesa di San Francesco ad Alto, indicata come chiesa dei Padri Minori Osservanti. Il dipinto vi è ricordato come «la bella Nunziata», collocata nella cappella successiva alla porta della sacrestia e attribuita «di mano del Guercino»; Maggiori trascrive inoltre l’iscrizione: «Jo. Franc. Barberius Centensis pinxit anno Domini MDCLXII».

Nel catalogo redatto l’11 maggio 1861 da Giovanni Battista Cavalcaselle e Giovanni Morelli, l’opera figura ancora nella chiesa di San Francesco dei Frati Minori Osservanti, detti Zoccolanti. I due studiosi ne rilevarono il buono stato di conservazione, pur segnalando la necessità di foderare la tela. Nell’edizione a stampa del documento, pubblicata nel 1896, una nota redazionale precisò tuttavia che il dipinto si trovava nella chiesa di San Domenico, sul primo altare a sinistra entrando. La corretta ubicazione dell’opera nella chiesa di San Domenico era già stata indicata anche nella guida di Moroni e Chiaverini, pubblicata nel 1869.

Sir Denis Mahon sottolinea che l’opera fu eseguita in una fase molto avanzata della carriera del Guercino, quando l’artista, ormai settantunenne, si era da poco ripreso dalla grave malattia ricordata da Malvasia nella Felsina pittrice: «Novembre di questo anno fù sovrapreso da un grandissimo mal di punta, che stette quasi per morire, mà con l’aiuto di molte cavate di sangue si riebbe». La firma apposta sulla tela è inoltre interpretata da Mahon come un indizio della piena autografia del dipinto.

Descrizione e stile La composizione raffigura la Vergine e l’angelo disposti l’uno di fronte all’altra. Maria, inginocchiata a destra, china il capo e incrocia le mani sul petto in atteggiamento di raccolta modestia e di accettazione devota. Indossa il consueto abbigliamento iconografico, con la veste rossa avvolta nel manto azzurro. Di fronte a lei l’angelo, rivestito di una candida tunica con stola rossa, è inginocchiato su una nube che lo colloca su un piano leggermente più elevato rispetto alla Vergine. Il messaggero divino non assume tuttavia un atteggiamento dimesso o umile, ma appare animato da un gesto energico e solenne: con una mano porge il giglio bianco, tradizionale simbolo della purezza di Maria, mentre con l’altra leva l’indice verso l’alto, indicando la colomba dello Spirito Santo che discende da un’apertura luminosa in un cielo per il resto cupo e agitato. In alto, tra le nubi, compaiono anche alcuni angeli assistenti. Sullo sfondo, a sinistra, si apre un breve brano paesaggistico appena accennato, nel quale si distingue un torrione.

L’apprezzamento per l’opera è attestato già nella letteratura erudita sette-ottocentesca: Marcello Oretti la definì «superba», mentre nella guida anconitana del 1821 è ricordata come «bella Nunziata». Il giudizio positivo è stato confermato anche dalla critica moderna. Luigi Salerno vi riconobbe una «qualità altissima», definendola «un quadro che ha un fascino quasi arcaico» e nel quale «la finezza di esecuzione esprime una avvincente e quasi irreale serenità».. David M. Stone la giudicò un’«opera magistrale di cristallina, astratta bellezza».. Denis Mahon, dopo aver ricordato che il vero carattere del dipinto poté essere compreso solo in seguito alla pulitura, sottolineò la sua «semplicità», il suo «fascino quasi arcaico», lo «squisito senso del colore» e il tocco caratteristico delle migliori opere tarde del Guercino.. Note

Bibliografia

Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti ad Ancona Categoria:Dipinti sull'annunciazione