La Casa del Mutilato è un edificio di Alessandria realizzato tra il 1939 e il 1940 su progetto di Venanzio Guerci come sede della sezione alessandrina dell'Associazione Nazionale fra Mutilati e Invalidi di Guerra.
Storia
L'edificio appartiene alla tipologia delle Case del Mutilato, tipo di costruzione sviluppatasi in Italia nel periodo successivo alla prima guerra mondiale, quando la presenza di vari reduci, mutilati e invalidi di guerra nel Paese creò la necessità di creare infrastrutture per la loro rappresentanza, assistenza e organizzazione associativa. Ad Alessandria l'idea di costruire una Casa del Mutilato maturò nella seconda metà degli anni Trenta, in un contesto in cui il fascismo alessandrino sotto la gestione dei prefetti Eolo Rebua e Domenico Soprano aveva dato un forte impulso allo sviluppo e alla realizzazione di opere edilizie pubbliche e private perseguendo obiettivi propagandistici e occupazionali e grazie all'azione del presidente della sezione alessandrina dell'ANMIG Vittorio Nicola, ex consigliere comunale e vicepodestà della città, mutilato della Grande Guerra.
Il 31 gennaio del 1938 al Comitato provinciale mutilati il prefetto Soprano presentò contenuti e piano finanziario per la costruzione dell'edificio, al cui finanziamento concorsero anche l'amministrazione della provincia di Alessandria, i comuni con più di 4000 abitanti della zona, la Cassa di Risparmio di Alessandria, la sede centrale dell'Opera mutilati e il Consiglio delle Corporazioni; inoltre, la scelta di partire coi lavori fu motivata anche dalla visita di Benito Mussolini ad Alessandria prevista per il 17 maggio 1939, cosa che inserì la Casa del Mutilato nel più ampio programma di cantieri edili cittadini.
Il progetto, destinato a essere messo in opera su un terreno del rione Pista che all'epoca era un'area di espansione urbana, fu affidato all'ingegnere Venanzio Guerci, che venne assistito dal suo collega Mastretti, mentre le opere di cemento armato furono invece progettate dall'ingegnere torinese Antonio Giberti. La progettazione dell'opera venne avviata nei primi mesi del 1938: al marzo di quell'anno risalgono sia la relazione preventiva sia il computo estimativo, e nello stesso mese vennero approvati il progetto definitivo, il preventivo, i computi e i capitolati d'appalto; inoltre vi è anche documentazione che comprova che il 26 luglio 1939 fu sottoscritto un contratto con l'impresa Simonelli di Alessandria.
Conclusa la sua costruzione, la Casa del Mutilato fu inaugurata il 9 giugno 1940, il giorno precedente l'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale. Alla cerimonia era prevista la presenza del presidente dell'Associazione Mutilati Carlo Delcroix, che però delegò all'ultimo momento il suo vice, Tognon.
Dopo essere stata sede locale dell'Associazione mutilati e invalidi di guerra, la Casa del Mutilato ospitò nel tempo enti e attività diverse, tra cui la tipografia Arte Grafica, l'Ordine degli Ingegneri e diverse attività commerciali. Nel 2004 l'ANMIG cedette l'edificio a una società immobiliare che venne successivamente sottoposta a concordato preventivo. Al 2020 l'edificio versava in condizione di abbandono e risultava occupato abusivamente, cosa che costrinse la proprietà, a seguito di sollecitazioni da parte dell'amministrazione comunale, a mettere in sicurezza gli accessi.
Rilevata dalla locale Confindustria nel 2022, la Casa del Mutilato fu oggetto di un progetto di recupero della struttura per destinarla a nuova sede dell'associazione di categoria e della Fondazione Viva. Nel corso del 2026 vennero ultimati il tetto e la facciata e fu ridefinita la ripartizione degli impianti interni, con gli ultimi lavori agli impianti, con la previsione di concludere la ristrutturazione entro il 2027.
Descrizione L'edificio posto al limitare della zona Pista, all'angolo tra corso Teresio Borsalino e piazza Gabriele D'Annunzio, si distingue per la particolare soluzione dei due fronti che si affacciano sul viale, ai margini dell'isolato più antico, con l'impaginato delle facciate che sviluppa un doppio registro simmetrico e asimmetrico: in senso bidimensionale tramite il contrasto tra laterizio, intonaco e travertino e in senso volumetrico con l'arretramento del corpo laterale rispetto alla quota dell'edificio e l'alternanza dei pieni e dei vuoti. È proprio la composizione dei fronti, con la loro calibrata alternanza dei materiali e il rapporto tra volume arretrato, spigolo e loggia superiore, a costituire il principale elemento di riconoscibilità architettonica dell'edificio.
Le aperture risultano essere regolari nel ritmo e diversificate nel disegno, partecipando allo sviluppo estetico del prospetto; inoltre, sul fronte laterale vi è la prevalenza di una linea continua verticale che va a raccordarsi con una loggia sommitale, soluzione adottata per catturare la visuale nel punto in cui è presente la scritta, parte integrante della composizione della facciata.
All'interno della relazione progettuale veniva sottolineata la volontà di dare una riconoscibilità architettonica alla struttura senza però eccedere in monumentalità; tra gli elementi volti a dare questa impressione vi era il balconato a forma di arengario, il finestrone del corpo delle scale che aveva l'obiettivo di garantire la luminosità dell'ambiente durante le feste di gala e l'organizzazione degli spazi comuni del pian terreno e del seminterrato. All'interno di quest'ultimo vi era un salone di ritrovo, una biblioteca, un locale di lettura, un sacrario e un piccolo bar. Nel piano rialzato invece vi era un salone per riunioni da 250 posti a sedere, insieme ai locali dedicati alla sezione locale dell'Associazione Mutilati. Il piano superiore infine conteneva sette stanze per le attività dell'associazione, e il secondo piano l'abitazione del custode e locali per le associazioni affini.
Dal punto di vista dello stile architettonico l'opera non aderisce pienamente al linguaggio razionalista, ma si colloca in equilibrio tra tradizione novecentesca e razionalismo maturo, cosa in effetti non particolarmente apprezzata dalle autorità cittadine nel lavoro di Guerci, che non a caso non lo coinvolgeranno per quelle opere cittadine dove veniva richiesta una maggiore aderenza agli stilemi tipici dell'architettura del periodo.
Apparato artistico Uno degli aspetti di maggiore interesse della Casa del Mutilato era il programma decorativo interno che coinvolse diversi artisti attivi ad Alessandria e provincia, tra i quali Alberto Caffassi, Pietro Morando, Dina Bellotti, Filippo Bausola, Egle Pozzi Biglienelli e Pietro Lagostena. Il tema centrale richiesto agli artisti era quello del sacrificio dei reduci e dei caduti e della memoria della guerra.
Pietro Morando realizzò per l'area seminterrata e per il sacello un ciclo pittorico con soggetti legati alla celebrazione nazionale e religiosa del sacrificio, di cui uno intitolato Il duce e il re a cavallo e dieci Santi guerrieri, con questi ultimi che vennero per lungo tempo nascosti sotto uno strato di vernice per poi essere riscoperti negli anni Sessanta. Nel 1970 vennero avviati i lavori per il distacco del muro, che vennero completati nel 1977. Acquistati nel 1989 dalla Cassa di Risparmio di Alessandria, furono poi esposti nel 1999 in occasione di una mostra dedicata al loro autore. Dal 2022, con la presa di possesso dell'edificio da parte di Confindustria, è stato approntato un progetto per far ritornare le opere appartenenti alla Casa del Mutilato nell'edificio, tra le quali anche gli affreschi dei Santi guerrieri.
Il grande affresco dedicato al tema del sacrificio del reduce presente nel salone delle adunanze fu invece opera di Alberto Caffassi; inoltre, l'edificio era dotato di diverse sculture, tra cui una Pietà di Filippo Bausola e un busto raffigurante san Sebastiano mutilato, opera di Pietro Lagostena. Nel 2007 una parte del patrimonio scultoreo della Casa del Mutilato fu donata dall'ANMIG alle Collezioni Civiche del Comune di Alessandria.
Nel quadro del progetto di recupero avviato da Confindustria Alessandria, sono stati inoltre avviati contatti con enti locali e Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria per il possibile recupero delle opere originariamente appartenenti alla Casa del Mutilato, tra cui gli affreschi dei Santi guerrieri.
Note
Bibliografia
Altri progetti
Categoria:Architetture fasciste di Alessandria Alessandria