Il cratere apulo a mascheroni conservato all'interno del Musei Civici di Reggio Emilia costituisce una preziosa testimonianza di produzione di ambito magno-greco. Da associare probabilmente a un contesto funerario apulo, il cratere venne donato ai musei reggiani a fine dell'Ottocento ed è tuttora esposto all'interno dello sportello delle antichità pugliesi del Museo Gaetano Chierici di Paletnologia.

Storia A fine dell'800 una serie di lavori legati all'ampliamento e al consolidamento della rete ferroviaria italiana portò a diverse operazioni di scavo in tutto il meridione italiano. In area pugliese i lavori vennero supervisionati dal reggiano Emilio Malagoli, già volontario nella prima guerra di indipendenza, cui era stata affidata la costruzione della tratta Foggia – Monopoli lungo la cosiddetta Valigia delle Indie. Il progetto - durato dal 1865 al 1873 - era prevalentemente sostenuto da finanziatori britannici e avevo lo scopo di potenziare il ruolo del porto di Brindisi come snodo dei traffici commerciali fra occidente ed oriente.

Durante i lavori Malagoli entrò in possesso di numerosi reperti dell'ambito culturale magno-greco, sia eseguendo nuovi scavi, sia acquistando o ricevendo in dono materiali archeologici. Terminate le operazioni, una cospicua quantità di tali materiali venne donata dal Malagoli all'amico fraterno Don Gaetano Chierici e sono oggi esposti all'interno della sezione di paletnologia di Palazzo dei Musei di Reggio Emilia. La collezione è costituita in grande prevalenza da reperti ceramici, per lo più databili fra il IV e il III secolo a.C.

Le notizie fornite dal Malagoli riguardo alle circostanze dei ritrovamenti o degli acquisti dei pezzi consentono di risalire nella maggior parte dei casi alle località di provenienza, ma sono purtroppo insufficienti per ricomporre i singoli corredi funerari. La documentazione del Malagoli riporta tra i materiali donati anche un grande cratere a mascheroni, ritrovato nell'area di Altamura e datato alla fine del IV secolo a.C.

Descrizione

Tipologia vascolare Il cratere è realizzato in argilla modellata dipinta con la tecnica della pittura a figure rosse. Il tratto distintivo del cratere sono le due anse a mascheroni, collegate al corpo del vaso tramite delle applicazioni plastiche a protome di cigno e decorate sulle volute con teste femminili, probabilmente raffiguranti Medusa. Presenta un corpo ovoidale poggiante su un piede campanulato, con collo a profilo concavo e orlo estroflesso.

Decorazione Il collo è suddiviso in tre fasce decorate, sulle quali sono riportate dall'alto verso il basso un motivo a onde, un motivo a ghirlande e - in un'area più ampia - un motivo a palmette. Sul lato frontale e sul retro del corpo sono presenti due rappresentazioni figurate, separate fra loro da altri motivi a tralci vegetali e palmette e chiuse inferiormente da un registro decorato a meandri e losanghe.

La prima raffigurazione presenta una scena di offerta presso una struttura a naiskos, al cui interno sono due personaggi maschili. Il primo, seduto ed armato, è il defunto, mentre l’altro un offerente. Ai lati dell'edicola si trovano altre due figure. A destra un giovane nudo con il mantello avvolto sul braccio sinistro, con una ghirlanda nella mano destra e un ramo fiorito nella mano sinistra. Sulla sinistra di trova una figura femminile con un lungo peplo, recante uno specchio nella mano sinistra e una ghirlanda nella mano destra. Sull'altro lato del vaso si trovano due figure femminili con lunghe vesti e degli strumenti in mano ai lati di una stele funeraria. Si tratta probabilmente della rappresentazione di un rituale funerario.

Il cratere, sia per tipologia vascolare che per caratteri decorativi, è stato riferito alla produzione del Pittore dell’Elmo e ricondotto cronologicamente al decennio 310-300 a.C.

Note

Bibliografia

Voci correlate

Ceramica greca Museo Chierici di Paletnologia

Collegamenti esterni

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