Le mummie predinastiche egizie sono corpi umani conservati per effetto dell'ambiente di sepoltura o di primi trattamenti funerari, appartenenti all'Egitto antico anteriore all'età dinastica; il nucleo cronologico principale corrisponde al periodo predinastico, quando le pratiche funerarie precedettero la piena formazione dello Stato faraonico.
Resti predinastici mummificati sono conservati in diversi musei, tra cui il British Museum, il Museo Egizio di Torino, l'Oriental Institute Museum dell'Università di Chicago, il Field Museum, l'Ägyptisches Museum und Papyrussammlung, lo Yale Peabody Museum, il University of Pennsylvania Museum e il Musée des Confluences. I casi noti comprendono corpi conservati naturalmente in sepolture sabbiose poco profonde e materiali funerari trattati con sostanze organiche prima dell'età dinastica. La mummia S. 293 al Museo Egizio di Torino, datata fra 3900 e 3500 a.C. a seconda delle fonti, è considerata il più antico corpo imbalsamato noto, sebbene la sua provenienza geografica resti ignota e sia stata assunta per ipotesi dagli autori dello studio.
Contesto funerario
Nelle sepolture predinastiche di Gebelein i corpi furono deposti in tombe sabbiose poco profonde; la sabbia asciutta, sottraendo rapidamente umidità al cadavere, favoriva la conservazione dei tessuti corporei. A Mostagedda i campioni esaminati nel 2014 provenivano invece da tombe a fossa del tardo Neolitico e del predinastico, datate circa tra 4500 e 3350 a.C. Nei corpi di Gebelein ricorre la posizione contratta, con le ginocchia avvicinate al capo e il corpo deposto sul fianco sinistro: EA 32751 è un giovane adulto maschio collocato in posizione flessa sul fianco sinistro, con le mani davanti al volto, mentre EA 32752 è una donna adulta posta anch'essa sul fianco sinistro in posizione fortemente flessa.
Tre mummie di Gebelein conservano ancora materiali funerari usati come copertura o avvolti intorno al defunto: EA 32753 presenta cesteria e lino; EA 32755 resti di vimini, pelliccia e lino sulla superficie del corpo; EA 32756 bende presso il collo, il bacino e la caviglia destra.
Conservazione naturale e trattamenti intenzionali Fino alle analisi biomolecolari pubblicate nel 2014, la conservazione dei tessuti molli nei corpi preistorici egizi era spiegata soprattutto con la sabbia calda e asciutta delle tombe; l'inizio della mummificazione artificiale veniva perciò collocato di solito molto più tardi, nell'Antico Regno, intorno al 2500 a.C. Le indagini chimiche sui tessuti funerari di Mostagedda hanno mostrato che nel tardo Neolitico e nel predinastico erano già usate preparazioni costituite da olio vegetale o grasso animale, resina di pino, gomma o zucchero vegetale, una sostanza petrolifera naturale e un estratto vegetale aromatico. Alcuni di questi ingredienti hanno proprietà antibatteriche; trovandosi in punti dove si sono conservati tessuti molli, suggeriscono, nell'interpretazione degli autori, che alcune delle sostanze poi adottate nella mummificazione faraonica erano già in uso prima della formazione dello Stato egiziano.
Nel 2018 l'analisi della mummia S. 293 del Museo Egizio di Torino ha individuato sulle fasciature funerarie una miscela organica composta soprattutto da olio vegetale o grasso animale; in quantità minori erano presenti anche resina di conifera riscaldata, gomma o zucchero vegetale ed estratto vegetale aromatico. I tessuti prelevati dal corpo torinese sono stati datati tra 3644 e 3380 a.C., con un livello di probabilità del 95,4%, in accordo con le fasi iniziali della cultura di Naqada, riconoscibile soprattutto attraverso ceramiche, sepolture e altri oggetti archeologici. Prima di queste indagini l'esemplare era considerato un caso di conservazione naturale; i risultati chimici indicano però che almeno alcune fasciature a diretto contatto con il corpo furono trattate con sostanze organiche.
Esemplari principali Mummie predinastiche di Gebelein al British Museum
Il gruppo di Gebelein conservato al British Museum comprende sei corpi predinastici, provenienti dall'Alto Egitto e acquisiti dal museo nel 1900. Nel 1896 E. A. Wallis Budge li rimosse da sepolture sabbiose poco profonde presso Baḥr Bila Mâ, nome che significa "fiume senz'acqua", sul versante orientale della collina più settentrionale di Gebelein. Nel resoconto di scavo un corpo risulta avvolto in una pelle, un secondo in una stuoia di fibra di palma, un terzo in una stuoia di canne; la donna era invece priva di copertura. Budge menziona anche vasi e selci, ma gli oggetti esposti con EA 32751 al British Museum provengono da sepolture simili e non dal corredo originario da lui ricordato.
EA 32751, noto come Uomo di Gebelein (Gebelein Man, inizialmente detto Ginger per il colore dei capelli), è esposto nella sala 64, vetrina 15 del British Museum. Il corpo è datato al 3400 a.C. circa; una datazione con il metodo del carbonio-14 del 2017 ha fornito l'intervallo calibrato 3341–3017 a.C., con un livello di probabilità del 95,4%. L'esemplare, lungo 163 cm, conserva capelli rossicci sul cranio e presenta una lesione da arma tagliente nella parte superiore sinistra della schiena. La tomografia computerizzata mostra che una lama penetrò attraverso la cute, danneggiando la scapola e fratturando la terza e la quarta costola sinistra; la distribuzione delle fratture è compatibile con una lesione avvenuta prima della morte e forse legata al decesso.
Le analisi a infrarossi pubblicate nel 2018 hanno individuato tatuaggi figurativi su due mummie di Gebelein, EA 32751 ed EA 32752. Su EA 32751 il segno nero del braccio destro raffigura un toro e una pecora o capra selvatica; su EA 32752 i segni del braccio e della spalla destra comprendono un bastone ricurvo e quattro motivi a forma di "S". La datazione al radiocarbonio colloca i due individui tra 3351 e 3017 a.C.; per questo i tatuaggi sono considerati i più antichi esempi figurativi noti conservati su corpi umani. Il primato assoluto di individuo tatuato più antico appartiene invece a Ötzi, la mummia alpina datata intorno al 3250 a.C., i cui sessantuno tatuaggi sono però di natura geometrica e non figurativa. Il 23 giugno 2026 risultava esposto al pubblico soltanto EA 32751; per EA 32752-EA 32756 non era indicata alcuna collocazione in mostra.
+ Mummie di Gebelein conservate al British Museum Numero museale Descrizione sintetica EA 32751 Giovane adulto maschio naturalmente mummificato, in posizione flessa sul fianco sinistro, con capelli rossicci, lesione da arma tagliente nella parte superiore sinistra della schiena, lunghezza di 163 cm ed esposizione nella sala 64, vetrina 15. EA 32752 Donna adulta naturalmente mummificata, in posizione fortemente flessa sul fianco sinistro, con capelli lunghi castani, tatuaggi sul braccio destro e sulla spalla destra, lunghezza di 151 cm. EA 32753 Corpo di adolescente di sesso incerto in posizione flessa, con cranio distaccato forse non pertinente al corpo, lino nel torace e nell'addome, resti di cesteria, lunghezza di 149 cm. EA 32754 Adulto maschio in posizione flessa, di età compresa tra 20 e 35 anni, con ciocche di capelli castani sul cranio, frattura della nona costola destra, lunghezza di 160 cm. EA 32755 Adulto anziano di sesso incerto in posizione flessa, probabilmente posto in un contenitore di vimini e coperto con pelle animale, con resti di vimini, pelliccia e lino, lunghezza di 152 cm. EA 32756 Adulto probabilmente maschio naturalmente conservato, in posizione flessa, con resti di bende presso collo, bacino e caviglia destra, lunghezza di 151 cm.
Mummia S. 293 al Museo Egizio di Torino
La mummia S. 293 del Museo Egizio di Torino, considerata il più antico corpo imbalsamato noto, è datata al 3900–3700 a.C. nella scheda museale e al 3700–3500 a.C. nelle analisi pubblicate nel 2018; la differenza tra i due intervalli riflette metodi di datazione diversi, poiché la scheda museale non specifica il metodo adottato. Si presenta come il corpo di un uomo adulto deposto sul fianco sinistro in posizione contratta e risalente al periodo predinastico, Naqada I. L'esemplare è lungo 92 cm; di provenienza sconosciuta, fu acquistato da Ernesto Schiaparelli nel 1900–1901. Gli autori dello studio hanno assunto per ipotesi che il corpo provenisse dall'area di Gebelein, Qena o Luxor, fondando su questa premessa la comparazione geografica con i tessuti di Mostagedda.
La definizione museale di corpo "mummificato naturalmente" riguarda la conservazione complessiva della salma, dovuta alle condizioni ambientali della sepoltura. Jones et al. (2018) interpretano i risultati chimici sulle fasciature come indizio di un trattamento intenzionale, lettura che il museo non ha formalmente adottato nella propria scheda. Le analisi chimiche hanno individuato sulle fasciature una miscela organica composta soprattutto da olio vegetale o grasso animale, con quantità minori di resina di conifera riscaldata, gomma o zucchero vegetale ed estratto vegetale aromatico. L'esemplare può quindi essere descritto come un corpo conservato anche grazie a processi naturali, ma accompagnato da fasciature trattate con sostanze organiche.
Alla mummia S. 293 sono collegati un paio di sandali in cuoio, frammenti di una borsa, due cesti in fibra vegetale e alcune frecce; non è tuttavia possibile stabilire se tutti questi materiali appartenessero al corredo originario. I sandali in cuoio (Suppl. 294) sono datati al 3900–3300 a.C.; allo stesso intervallo cronologico sono attribuiti anche i frammenti di borsa in pelle di struzzo (Suppl. 295). I due cesti in fibra vegetale (Suppl. 296 e Suppl. 297) appartengono alla stessa acquisizione Schiaparelli e sono datati al 3900–3300 a.C.; sono collegate a S. 293 anche frecce in legno (Suppl. 298/01 e Suppl. 298/02).
Mostagedda, Ieracompoli e altri corpi predinastici
Nel 2014 furono analizzati chimicamente tessuti funerari provenienti da tombe a fossa di Mostagedda, nella regione badariana dell'Alto Egitto. I campioni appartengono a sepolture della cultura di Badari e a sepolture predinastiche comprese circa tra 4500 e 3350 a.C.; il termine "badariano" indica una cultura dell'Alto Egitto precedente la piena fase di Naqada. Le analisi hanno riconosciuto sostanze organiche in fasciature di lino, pelle e stuoie vegetali; la loro composizione corrisponde a preparazioni applicate intenzionalmente ai materiali funerari. Le precedenti osservazioni di sostanze di aspetto resinoso a Ieracompoli erano invece basate sull'aspetto fisico, non su analisi biochimiche dirette.
Altri corpi preistorici egizi si trovano fuori dall'Egitto, in musei europei e statunitensi: oltre ai sei corpi di Gebelein del British Museum e alla mummia torinese, sono citati un corpo da Naga el-Deir esposto all'Oriental Institute Museum dell'Università di Chicago, un esemplare del Field Museum di Chicago, cinque corpi di provenienza ignota all'Ägyptisches Museum und Papyrussammlung di Berlino, una donna senza provenienza nota al Yale Peabody Museum, due corpi del University of Pennsylvania Museum forse provenienti da una necropoli predinastica presso Nagaa Qamula e tre corpi del Musée des Confluences provenienti da Roda e Gebelein.
Analisi scientifiche
Lo studio dei corpi predinastici ricorre sia a esami non distruttivi sia ad analisi di campioni prelevati dai materiali funerari. Per le mummie di Gebelein sono disponibili tomografie computerizzate, osservazioni sulle ossa e descrizioni dei tessuti molli, che aiutano a distinguere le lesioni avvenute prima o dopo la morte e a valutare lo stato di conservazione dei tessuti. Le riprese a infrarossi hanno reso leggibili tatuaggi invisibili o appena percepibili alla luce ordinaria su due individui naturalmente mummificati; le datazioni radiocarboniche su EA 32751 e EA 32752 collocano i due individui tatuati tra 3351 e 3017 a.C., con un livello di probabilità del 95,4%.