Le costellazioni a nebulosa oscura (in quechua: yana phuyu, lett. "nuvola nera"; in aymara: ch'iyar warawara) sono configurazioni astronomiche identificate dalle civiltà precolombiane della regione delle Ande (principalmente negli attuali territori di Bolivia e Perù).

A differenza della tradizione occidentale, che ha costruito il proprio zodiaco e le proprie costellazioni unendo punti di luce stellare mediante linee immaginarie (“costellazioni chiare”), queste costellazioni non si basano sul raggruppamento delle stelle brillanti, bensì sulle sagome scure formate dalle nubi molecolari e dalla polvere interstellare situate lungo la Via Lattea: l'archeoastronomia andina ha attribuito un'importanza spirituale, mitologica e pratica fondamentale alle zone d'ombra, o nebulose oscure, che bloccano la luce del fondo galattico.

Con la colonizzazione spagnola nel XVI secolo, questi sistemi organizzativi di interpretazione stellare subirono processi di estirpazione delle idolatrie; tuttavia, gran parte della conoscenza è sopravvissuta per via orale e attraverso la tessitura tradizionale andina. Nel XXI secolo, le comunità native dell'altopiano della Bolivia, del nord del Cile e del sud del Perù continuano a utilizzare la posizione della Via Lattea e delle sue macchie oscure come punto di riferimento per la gestione agricola della terra.

Contesto cosmologico e geografico Nelle regioni dell'Altopiano andino, la bassa umidità atmosferica e l'elevata altitudine (che supera frequentemente i 3500 m s.l.m.) offrono una visibilità eccezionale del cielo notturno. Da questa posizione geografica, la fascia densa della Via Lattea attraversa in modo imponente la volta celeste.

Nelle lingue native, la Via Lattea riceve la denominazione di Mayu (in quechua, "Fiume Celeste") o Wara Wara Jawira (in aymara, "Fiume di Stelle"). Nella cosmovisione andina, la Via Lattea non è un semplice sfondo stellare, ma un fiume cosmico in costante movimento. Esisteva una connessione fisica e spirituale diretta tra i fiumi della Terra e il Mayu. I popoli andini concepivano un ciclo idrologico chiuso e cosmico: il Fiume Celeste assorbe l'acqua degli oceani e dei fiumi terrestri mentre circonda la Terra, la trasporta attraverso il cielo e la restituisce sotto forma di pioggia fecondatrice. Di conseguenza, le costellazioni oscure (yana phuyu) non fluttuano nel vuoto, ma sono considerate esseri animati che abitano, bevono e nuotano all'interno di questo fiume di polvere interstellare. Si credeva inoltre che questi animali celesti scendessero a bere dal fiume a mezzanotte per evitare che l'eccesso d'acqua provocasse inondazioni catastrofiche sulla Terra.

Principali costellazioni oscure In base alle cronache dei secoli XVI e XVII, nonché alle ricerche etnoastronomiche contemporanee condotte da antropologi come Gary Urton, le sagome interstellari corrispondono prevalentemente alla fauna locale dell'ecosistema andino:

+ Catalogo delle principali figure oscure andine Nome nativo Traduzione Localizzazione astronomica occidentale Significato e simbolismo Yakana' o Qatachillay La Lama Celeste Nube di polvere tra la Croce del Sud, il Centauro e lo Scorpione. È la sagoma di maggiori dimensioni; cammina lungo il centro del Mayu e rappresenta la madre lama che allatta il suo piccolo, simboleggiando l'energia vitale (camac) e la protezione del bestiame camelide terrestre. Mitologicamente scende sulla Terra per bere dagli oceani e regolare il livello delle acque. Uñallamita Il piccolo della lama Situata direttamente sotto il corpo della Yakana. Una piccola macchia scura che rappresenta un cucciolo allattato dalla madre celeste. Llaman Ñawin Gli occhi della lama Le stelle Alfa Centauri e Beta Centauri. Costituisce un'eccezione mista, in cui due stelle brillanti di prima magnitudine (note tradizionalmente come Ñawicuna) definiscono esattamente gli occhi della sagoma oscura della lama. Mach'acuay o Tchari Il Serpente Fascia sinuosa di polvere oscura tra Adhara e lo Scorpione. Rappresenta un serpente che controlla l'oltretomba e le acque sotterranee. La sua testa emerge nel firmamento nel mese di agosto, in coincidenza con la fine dei raccolti e il risveglio rituale della Pachamama (Madre Terra), occultandosi quando la terra entra in riposo. Hanp'atu o Misckan Il Rospo Nebulosa oscura vicino alla Croce del Sud. Simbolo delle piogge, dell'acqua stagnante e della fertilità dei suoli agricoli. Yutu, Lluthu o Ckolan La Pernice Nebulosa Sacco di Carbone. Rappresenta un uccello tinamide tipico della puna. Il suo orientamento indicava la prossimità dei solstizi. Atoq o Tchapur La Volpe Macchia oscura situata nella coda dello Scorpione. Personificazione dell'astuzia; si aggira lungo le sponde del fiume celeste e, nei miti di creazione andini, funge da mediatore ecologico, trovandosi in costante inseguimento della Lama Celeste e del suo piccolo. Añash La Puzzola Nebulosa oscura vicino alla Croce del Sud e al Centauro. Come la volpe, rappresenta un animale astuto che si aggira ai margini del Mayu, operando come mediatore nei racconti cosmologici originari. Michiq o Labun Il Pastore Sagoma oscura che precede la Yakana. Rappresentazione della figura umana incaricata di proteggere e guidare le greggi celesti.

Funzione socioculturale e agroastronomica L'osservazione delle yana phuyu (costellazioni oscure) non aveva una finalità puramente mitologica, ma costituiva uno strumento di fenologia e un asse di pianificazione economica, architettonica e agricola per i regni aymara e per l'Impero inca.

Calendario agricolo L'apparizione, il transito e la scomparsa di determinate figure oscure all'orizzonte orientale all'alba indicavano l'inizio dei periodi di semina (come quello della patata), il raccolto o le stagioni di tosatura e riproduzione di alpaca e lama.

La Via Lattea e il Qhapaq Ñan L'orientamento delle macchie oscure e la geometria dinamica del Mayu in momenti chiave dell'anno astronomico influenzarono direttamente l'ingegneria e la pianificazione delle infrastrutture imperiali. Il tracciato e il design del Qhapaq Ñan (il grande sistema stradale inca), così como la distribuzione spaziale dei principali centri politico-cerimoniali e i sistemi di ceques (linee sacre e assi di huacas) a Cusco, proiettavano un riflesso terrestre della mappa stellare. Ciò permetteva all'amministrazione inca di coordinare con precisione cronologica i rituali di reciprocità, la mobilitazione delle risorse e i cicli produttivi lungo migliaia di chilometri della cordigliera.

Previsione meteorologica Gli astronomi comunitari, noti in ambito contemporaneo sull'altopiano come yatiris, valutavano la nitidezza o il grado di oscuramento di queste macchie galattiche, utilizzandole frequentemente in combinazione con l'osservazione dell'ammasso delle Pleiadi (Qollqa) durante il solstizio d'inverno (Inti Raymi). Se la polvere interstellare mostrava un'alta definizione, denotava una bassa umidità atmosferica e si pronosticava un anno di siccità; al contrario, se le macchie apparivano diffuse o velate dalla nuvolosità negli strati superiori dell'atmosfera, servivano come indicatore preciso di un anno con precipitazioni abbondanti o dell'arrivo imminente di anomalie climatiche globali come El Niño.

Note

Voci correlate Archeoastronomia Yakana Costellazione Nebulosa oscura Mitologia inca

Collegamenti esterni Constelaciones Oscuras por la Unión Astronómica Internacional (IAU) The Milky Way (El Mayu) - Mostra "The Great Inka Road" del Smithsonian National Museum of the American Indian

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