Formatasi a Roma presso l'Accademia di belle arti di Roma, fu allieva di Ferruccio Ferrazzi e partecipò, tra gli anni trenta e i primi anni quaranta, a numerose esposizioni sindacali e collettive. La prima fase della sua produzione è stata ricondotta all'ambito della Scuola romana, mentre la produzione successiva si orientò verso una ricerca figurativa incentrata sulla maternità, sulla figura femminile e sull'archetipo della Grande Madre.
Biografia
Infanzia e formazione Nicoletta Bonarelli nacque a Pesaro nel 1906, all'interno della famiglia anconetana dei Bonarelli, conti di Castelbompiano.
Secondo la ricostruzione biografica di Michele Servadio, mostrò fin dall'infanzia una predisposizione per il disegno e per le arti grafiche. Dopo aver trascorso i primi anni di vita nella città marchigiana, intorno al 1914 si trasferì con la famiglia a Roma.
Nella capitale frequentò dapprima la Regia Scuola tecnica femminile «Marianna Dionigi» e successivamente l'Accademia di belle arti di Roma, dove fu allieva di Ferruccio Ferrazzi. Terminati gli studi accademici, entrò in contatto con l'ambiente artistico romano degli anni venti e trenta. Secondo Servadio, in questo periodo frequentò o conobbe artisti legati alla Scuola romana, tra cui Scipione, Mario Mafai e Corrado Cagli.
La prima parte della sua produzione pittorica risente dell'ambiente romano nel quale si formò. Nelle opere giovanili sono stati individuati riferimenti alla pittura di Scipione e, per alcuni aspetti formali e cromatici, anche a El Greco.
Attività espositiva Bonarelli avviò la propria attività espositiva nei primi anni trenta. Partecipò alla seconda mostra sindacale interprovinciale d'arte marchigiana, allestita presso Palazzo Gradari a Pesaro.
Nel corso degli anni trenta prese parte a numerose mostre d'arte, esponendo in manifestazioni alle quali parteciparono anche artisti come Francesco Trombadori, Renato Guttuso, Emanuele Cavalli e Gino Severini.
Tra le esposizioni documentate figurano le mostre sindacali interprovinciali marchigiane, la Mostra di disegni del Sindacato interprovinciale fascista di belle arti di Roma, l'VIII mostra interprovinciale d'arte toscana a Firenze, la VI Mostra del Sindacato fascista di belle arti del Lazio a Roma, la III Mostra sindacale d'arte della Dalmazia a Zara, la IX Mostra del Sindacato interprovinciale fascista di belle arti del Lazio ai Mercati di Traiano e la III Mostra del Sindacato nazionale fascista di belle arti, tenuta a Milano presso il Palazzo dell'Arte.
Matrimonio e ritiro dalle esposizioni Durante gli anni di frequenza all'Accademia di belle arti di Roma conobbe lo scultore e architetto Ferdinando Galli, anch'egli legato all'ambiente accademico romano. Galli discendeva da una famiglia fiorentina di artigiani specializzati nella preparazione e nell'accordatura di pianoforti.
Bonarelli e Galli si sposarono nel 1939. Nel 1941 nacque il loro unico figlio, Francesco. Secondo Servadio, questo evento costituì una cesura nella vita personale dell'artista e contribuì a orientare la sua successiva ricerca pittorica verso il tema della maternità.
Dopo il 1941 Bonarelli si allontanò progressivamente dall'attività espositiva pubblica. Secondo la ricostruzione biografica di Servadio, l'artista scelse di non presentare più le proprie opere in mostre ed esposizioni, considerando la propria produzione sempre più legata a una dimensione intima e personale.
La scuola d'arte Nei primi anni cinquanta Bonarelli fondò a Roma una scuola d'arte femminile, inizialmente con sede in via Gaetano Filangieri e successivamente trasferita in via dei Condotti.
La scuola rimase attiva per circa cinquant'anni e costituì il principale ambito pubblico dell'attività didattica della pittrice. Tra le allieve e frequentatrici della scuola vengono ricordate Titina De Filippo e Ornella De Cataldo.
L'attività didattica permise a Bonarelli di mantenere un rapporto continuativo con la pratica artistica e con la formazione di nuove pittrici, pur senza riprendere stabilmente la partecipazione a esposizioni pubbliche.
Ultimi anni e morte Dopo la morte del marito, Bonarelli trascorse l'ultima parte della vita in una condizione progressivamente più appartata, mantenendo rapporti soprattutto con alcune delle proprie allieve.
Morì nel 2002 a Cineto Romano. Fu sepolta nel cimitero monumentale di Fano Adriano, accanto al marito Ferdinando Galli.
Produzione artistica Il percorso pittorico di Nicoletta Bonarelli è stato suddiviso in tre principali fasi: una prima fase legata alla Scuola romana, un periodo di ricerca sviluppatosi tra gli anni quaranta e cinquanta e una fase matura caratterizzata dalla centralità della maternità e della figura femminile.
Fase giovanile La prima fase della produzione di Bonarelli, collocabile tra il 1932 e il 1941, presenta elementi riconducibili alla Scuola romana e alla pittura di artisti come Scipione e Mario Mafai.
Le opere di questo periodo sono caratterizzate da figure allungate, atmosfere sospese, alberi spogli e architetture illuminate da tonalità calde e intense. La critica ha individuato in questa produzione anche richiami alla pittura di El Greco, in particolare nella tensione espressiva delle figure e nell'uso non naturalistico del colore.
Fase sperimentale La seconda fase, sviluppatasi tra il 1941 e il 1960 circa, coincise con il progressivo allontanamento dell'artista dall'attività espositiva. In questo periodo Bonarelli modificò il proprio linguaggio pittorico, distanziandosi dai riferimenti più immediati della Scuola romana e orientandosi verso una ricerca maggiormente personale.
La maternità divenne uno dei temi centrali della sua pittura. Nelle opere realizzate tra la fine degli anni quaranta e la fine degli anni cinquanta le figure assunsero progressivamente un aspetto più monumentale e sintetico, mentre la composizione si avvicinò a soluzioni di maggiore semplificazione geometrica.
Fase matura A partire dagli anni sessanta Bonarelli sviluppò un linguaggio figurativo definito da Servadio come vicino a un postcubismo espressionista. I nuclei principali della produzione matura furono la maternità, la figura femminile e il rapporto tra madre e figlio.
Le composizioni di questa fase sono spesso dominate da figure femminili monumentali, rappresentate isolate oppure insieme ai figli. Tali figure sono state interpretate in relazione all'archetipo della Grande Madre e alle antiche immagini femminili legate alla fertilità.
Nelle scene di maternità la componente narrativa è generalmente ridotta, mentre la comunicazione è affidata alla postura, ai volumi e alla relazione fisica tra i personaggi. Nelle opere più tarde, le figure tendono a perdere progressivamente i riferimenti naturalistici e ad assumere forme quasi geometriche, fino alla riduzione o eliminazione di elementi anatomici come la bocca e gli occhi.
Esposizioni Tra le esposizioni documentate alle quali partecipò figurano:
1932 – Seconda mostra sindacale interprovinciale d'arte marchigiana, Palazzo Gradari, Pesaro; 1935 – Terza mostra sindacale interprovinciale d'arte marchigiana, Teatro Stamira, Ancona; 1935 – Prima Mostra pittrici e scultrici, Palazzo Doria, Roma; 1935 – Mostra di disegni del Sindacato interprovinciale di belle arti di Roma, Circolo delle arti e delle lettere di via Margutta, Roma; 1935 – VIII mostra interprovinciale d'arte toscana, Parterre San Gallo, Firenze; 1936 – Quarta mostra sindacale interprovinciale d'arte marchigiana, Teatro Stamira, Ancona; 1936 – VI Mostra del Sindacato belle arti del Lazio, Palazzo delle Esposizioni, Roma; 1937 – Quinta mostra sindacale interprovinciale d'arte marchigiana, Palazzo comunale, Recanati; 1937 – III Mostra sindacale d'arte della Dalmazia, Palazzo comunale, Zara; 1938 – Sesta mostra sindacale interprovinciale d'arte marchigiana, Teatro Stamira, Ancona; 1939 – Settima mostra sindacale interprovinciale d'arte marchigiana, Palazzo didattico Podesti, Ancona; 1940 – IX Mostra del Sindacato interprovinciale di belle arti del Lazio, Mercati di Traiano, Roma; 1941 – III Mostra del Sindacato nazionale belle arti, Palazzo dell'Arte, Milano.
Opere documentate Tra le opere documentate nella monografia di Michele Servadio figurano:
Autoritratto, 1944, olio su tavola, , collezione privata; Maternità, 1976, olio su faesite, , collezione privata; Figura, 1996, olio su faesite, , Jesi, Musei civici di Palazzo Pianetti.
Note
Bibliografia
Voci correlate
Scuola romana (pittura) Ferruccio Ferrazzi Scipione (pittore) Mario Mafai Corrado Cagli
Collegamenti esterni
Categoria:Studenti dell'Accademia di belle arti di Roma