Biografia

Grünwedel nacque a Monaco di Baviera nel 1856, figlio di un pittore. Studiò storia dell'arte e lingue asiatiche, fra cui l'avestico, e nel 1883 conseguì il dottorato all'Università Ludwig Maximilian di Monaco. Dal 1881 lavorò come assistente al Museo etnologico di Berlino e nel 1883 fu nominato vicedirettore della collezione etnografica. Si segnalò per numerose pubblicazioni sull'arte buddhista, sull'archeologia dell'Asia centrale e sulle lingue dell'Himalaya. Due opere di particolare rilievo furono Buddhistische Kunst in Indien (1893) e Mythologie des Buddhismus in Tibet und der Mongolei (1900), dedicate alle origini greche dello stile greco-buddhista del Gandhara e al suo sviluppo in Asia centrale.

Le spedizioni in Asia centrale

Nel 1899 Grünwedel fu invitato a unirsi a una spedizione archeologica russa guidata da Vasilij Radlov nel nord dello Xinjiang, in Cina; nello stesso anno fu nominato membro dell'Accademia delle scienze della Baviera. Nel 1902-1903 guidò la prima spedizione tedesca a Turfan, nello Xinjiang, diventando il primo europeo dell'età moderna a studiare le vaste rovine presso Gaochang. Documentò questa impresa nel volume Bericht über archäologische Arbeiten in Idikutschari und Umgebung im Winter 1902-1903 (1905). La spedizione successiva fu guidata da Albert von Le Coq, che divenne noto per l'asportazione di numerosi affreschi da vari siti dello Xinjiang. Grünwedel stesso diresse la terza spedizione tedesca di Turfan nel 1905-1907, i cui risultati furono pubblicati in Altbuddhistische Kultstätten in Chinesisch-Turkistan (1912). Le sue spedizioni furono in larga parte finanziate dalla famiglia Krupp.

Grünwedel andò in pensione nel 1921 e nel 1923 si trasferì in Baviera, a Bad Tölz, dove trascorse gli ultimi anni redigendo vari scritti.

Le opere tarde e l'etruscologia A partire dal 1920 circa una malattia progressiva, pur non privandolo di energia e memoria, gli tolse a più riprese la capacità di distinguere fra realtà e immaginazione. Già a proposito di alcune parti di Alt-Kutscha (1920), osservò Ernst Waldschmidt, risulta difficile distinguere ciò che si fonda sui fatti da ciò che è congettura o invenzione; il rilievo vale a maggior ragione per opere ancora più tarde come Die Teufel des Avesta (1924), Die Legende des Na ro pa (1933) e Tusca (1922), in cui Grünwedel sostenne di aver risolto il problema delle origini degli Etruschi decifrando integralmente l'etrusco, una pretesa che gli specialisti considerano di per sé un segnale tipico dell'inattendibilità nella letteratura sull'argomento. Gli specialisti del settore criticarono aspramente questi lavori, senza tuttavia ignorarli del tutto.

Nelle sue ultime opere Grünwedel si convinse, erroneamente, che il sistema mistico buddhista indiano del Kālacakra fosse «una modificazione buddhista del manicheismo». Su questa base elaborò mappe «tibetane» di Shambhala e un testo in lingua tibetana, in realtà da lui fabbricati, secondo cui Mani, fondatore del manicheismo, sarebbe stato un'emanazione di Avalokiteśvara. Se alcuni hanno ricondotto le aberrazioni delle sue opere tarde a una malattia mentale, le sue falsificazioni sul Kālacakra rivelano comunque una vasta erudizione orientalistica e una notevole perizia filologica.

Nonostante i dubbi sollevati già all'epoca, le speculazioni di Grünwedel su un presunto «satanismo etrusco», esposte in Tusca, furono riprese dall'ideologo nazista Alfred Rosenberg ne Il mito del XX secolo. Lo studioso Martin Miller ha mostrato come in Tusca Grünwedel pretendesse di interpretare l'etrusco attraverso l'egiziano, leggendo nei principali monumenti scritti, dal Liber linteus al Cippo di Perugia, rituali cruenti e simbologie falliche; gli studiosi tedeschi ne riconoscevano l'inattendibilità ma preferirono in larga parte tacere per evitare uno scandalo.

Secondo Peter Hopkirk, Grünwedel morì in un ospedale psichiatrico a Lenggries nel 1935; altre fonti parlano più genericamente di una malattia progressiva degli ultimi anni.

Opere principali Buddhistische Kunst in Indien, Berlino, W. Spemann, 1893. Mythologie des Buddhismus in Tibet und der Mongolei, Lipsia, Brockhaus, 1900. Dictionary of the Lepcha-language (a cura di, da G. B. Mainwaring), Berlino, Unger, 1898. Bericht über archäologische Arbeiten in Idikutschari und Umgebung im Winter 1902-1903, Monaco, 1905. Altbuddhistische Kultstätten in Chinesisch-Turkistan, Berlino, Georg Reimer, 1912. Alt-Kutscha, Berlino, Otto Elsner, 1920. Tusca, Lipsia, Hiersemann, 1922. Die Teufel des Avesta und ihre Beziehungen zur Ikonographie des Buddhismus Zentral-Asiens, Berlino, Otto Elsner, 1924. Die Legende des Na ro pa, Lipsia, Otto Harrassowitz, 1933.

Note

Bibliografia

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