L'impatto ambientale di droghe illecite comprende gli effetti sull'ambiente associati alla coltivazione, produzione, trasformazione, distribuzione, consumo e smaltimento delle sostanze stupefacenti.

Può avere conseguenze e risvolti che variano in funzione della tipologia di sostanza, delle modalità di produzione e delle pratiche adottate per il loro utilizzo e smaltimento, oltre che nella tipologia di danno arrecato agli ecosistemi.

Descrizione

La produzione illecita di droghe può determinare diversi effetti negativi sull'ambiente, tra cui la deforestazione, la perdita di biodiversità e l'utilizzo di sostanze chimiche potenzialmente tossiche. Ad esempio, il rilascio diretto di droghe o residui di sostanze stupefacenti nelle acque reflue, nei fiumi o nei sistemi idrici può introdurre composti chimici negli ambienti marini. Allo stesso tempo, lo smaltimento illegale di materiali utilizzati per il consumo, come involucri, strumenti e prodotti contaminati, può aumentare la presenza di rifiuti e sostanze inquinanti nell'ambiente.

Le politiche in materia di droghe possono influenzare le modalità con cui le organizzazioni criminali producono, distribuiscono e smaltiscono le sostanze illecite e, di conseguenza, influenzano anche l'entità degli impatti ambientali associati. Il rapporto tra politiche sulle droghe e tutela ambientale è stato analizzato da diversi organi governativi. Altri studi hanno esaminato approcci preventivi e integrati in relazione agli effetti ambientali associati alla produzione e al traffico illecito.

Un ulteriore aspetto riguarda la presenza di residui farmaceutici e composti psicoattivi nelle acque reflue, oltre che in diverse aree urbane. Anche a basse concentrazioni, alcuni residui di sostanze psicoattive sono stati associati a effetti indesiderati su ambienti acquatici e antropologici.Pal, R. et al. (2013) – Pharmaceuticals and personal care products in aquatic environment: A review of environmental contamination, toxicity, and mitigation options.Binelli, A., Marisa, I., Fedorova, M., Hoffmann, R., & Riva, C. (2013) – First evidence of protein profile alteration due to the main cocaine metabolite (benzoylecgonine) in a freshwater biological model, Aquatic Toxicology.

Impatti ambientali delle coltivazioni Coltivazioni erbacee Cannabis

La legalizzazione della cannabis in alcune aree del Nord America ha reso possibile una maggiore analisi degli impatti ambientali della sua coltivazione, precedentemente difficili da monitorare a causa della natura illegale della produzione. Tuttavia, diverse conseguenze negative legate alla coltivazione della cannabis erano già state individuate.

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il consumo delle risorse idriche. La coltivazione della cannabis richiede acqua per l'intero ciclo di crescita, il che può essere difficoltoso soprattutto nelle coltivazioni intensive e nelle aree caratterizzate da scarsità d'acqua.

Un ulteriore impatto riguarda il consumo energetico delle coltivazioni in serra, che richiedono sistemi di illuminazione, ventilazione e controllo della temperatura. Tale consumo può determinare un aumento delle emissioni indirette di gas serra, soprattutto quando l'energia utilizzata deriva da fonti fossili.

Cocaina

La maggior parte della cocaina consumata a livello globale viene prodotta in Sudamerica, in particolare nella regione andina. Gli impatti ambientali della coltivazione della coca e della successiva trasformazione della materia prima sono stati documentati da organizzazioni internazionali e organismi governativi. La coltivazione illecita della coca è stata associata a pratiche di gestione del territorio che possono portare al degrado del suolo e della vegetazione circostante.

La coltivazione illecita della coca è stata associata alla conversione di aree forestali in terreni agricoli, contribuendo in alcuni contesti alla perdita di habitat, con effetti particolarmente dannosi nelle aree ad elevata biodiversità. Le coltivazioni illegali sono state documentate anche in aree remote, dove la presenza e il controllo delle autorità è più frammentario. La deforestazione associata alla conversione delle foreste può favorire l'erosione del suolo e la riduzione della capacità degli ecosistemi di immagazzinare carbonio.

Nelle coltivazioni illecite possono essere utilizzati pesticidi e altri prodotti chimici la cui applicazione non è soggetta ai normali controlli previsti per le attività agricole legali. La dispersione di queste sostanze nell'ambiente può determinare effetti collaterali sulla fauna adiacente, tra cui alterazioni fisiologiche e dello sviluppo. L'entità degli effetti dipende dalla sostanza, dalla concentrazione e dalla durata dell'esposizioneDávalos, L.M., Bejarano, A.C., Hall, M.A., Correa, H.L., Corthals, A., & Espejo, O.J. (2011) – Forests and drugs: coca-driven deforestation in the Andean-Amazonian regionAktar, M.W., Sengupta, D., & Chowdhury, A. (2009) – Impact of pesticides use in agriculture: their benefits and hazards, Interdisciplinary Toxicology.

Papavero da oppio Rispetto alla coltivazione della cannabis e della coca, la produzione illecita di papavero da oppio presenta una distribuzione geografica e condizioni produttive differenti. La coltivazione è concentrata soprattutto in alcune regioni dell'Asia, in particolare Afghanistan e Birmania, e interessa frequentemente aree rurali e montuose. Oltre al notevole consumo di acqua, l'impatto ambientale può essere legato non solo alla coltivazione clandestina, ma anche alla filiera di trasformazione dell'oppio in eroina.

Coltivazioni sintetiche Le droghe sintetiche sono sostanze prodotte attraverso processi di elaborazione chimica delle sostanze. Le droghe semisintetiche sono il risultato invece di una lavorazione meno complessa. La produzione di molte sostanze sintetiche e semisintetiche comporta l'impiego di reagenti e solventi chimici e può quindi generare rifiuti e residui potenzialmente contaminanti.

Metanfetamina

La metanfetamina è una sostanza stupefacente sintetica che può essere prodotta anche su piccola scala, attraverso laboratori clandestini. Un problema ambientale associato alla produzione clandestina di metanfetamina è rappresentato dalla gestione dei rifiuti chimici prodotti durante il processo, i quali possono essere interrati o scaricati illegalmente in sistemi di drenaggio e corsi d'acqua. Queste pratiche possono determinare effetti negativi sulla flora, sulla fauna e sulla qualità del suolo.

La produzione di metanfetamina comporta anche l'emissione di diversi gas tossici potenzialmente dannosi sia per la salute umana sia per l'ambiente. Tra i sottoprodotti potenzialmente pericolosi possono essere presenti gas tossici, tra cui la fosfina. Un altro sottoprodotto rilevante è il cloruro di idrogeno, una sostanza altamente solubile che, una volta dispersa nell'ambiente, può danneggiare strutture metalliche ed edifici attraverso processi corrosivi e può contribuire all'acidificazione delle acque. Le emissioni di cloruro di idrogeno possono invece causare acidificazione atmosferica.

Impatti ambientali politico-economici Alcune politiche di contrasto alla produzione di coca possano produrre effetti spaziali inattesi, attraverso il cosiddetto effetto palloncino, ossia il trasferimento delle coltivazioni verso aree precedentemente meno colpite. Tale dinamica può spingere le attività legate alla produzione e al traffico verso zone più remote e spesso caratterizzate da elevata presenza animale, amplificando così gli effetti inquinanti, come documentato dall'UNODC..

Nel caso colombiano, il fenomeno della fumigazione è stato associato alla diffusione delle coltivazioni verso altre regioni e, in alcuni casi, verso aree di foresta primaria e di elevato valore ecologico. In determinate condizioni, tale dinamica può aumentare la pressione sulle foreste e sugli ecosistemi, anche se il rapporto tra coltivazione della coca e deforestazione è influenzato da fattori quali povertà rurale, conflitto armato, accessibilità e governabilità territoriale.

Le politiche di contrasto al traffico di droga, dunque, possono produrre conseguenze indirette sull'ambiente. Uno degli aspetti principali riguarda la necessità, da parte delle organizzazioni criminali, di creare infrastrutture e punti di transito per il trasporto delle sostanze, spesso attraverso la rimozione della vegetazione e la conversione di aree naturali in zone di atterraggio o passaggio. Una volta stabilite, tali aree possono favorire lo sviluppo di ulteriori attività illegali, come il traffico di specie selvatiche, legname e risorse marine, poiché le reti criminali tendono a diversificare le proprie attività sfruttando le infrastrutture già presenti. Inoltre, le restrizioni imposte dalle politiche di contrasto possono spingere i trafficanti a utilizzare percorsi alternativi e più difficilmente controllabili.

La deforestazione e l'abbandono di materiali tossici, come solventi, cherosene e acido cloridrico utilizzati nei processi di produzione, possono compromettere la qualità degli ambienti naturali.

Le risorse economiche e operative destinate al contrasto del fenomeno possono infatti essere impiegate, in alcune aree, contemporaneamente a quelle necessarie per le attività di monitoraggio e conservazione ambientale. Inoltre, le aree interessate dalla produzione illecita possono diventare meno accessibili al turismo, ai ricercatori e alle organizzazioni impegnate nella conservazione, riducendo sia le opportunità economiche locali sia la possibilità di monitorare e documentare gli effetti ambientali associati alla produzione di droghe illecite.

Effetti sugli animali Gli effetti sugli animali dipendono dalla sostanza, dalla concentrazione e dalla durata dell'esposizione. AnimaliCome arrivano le droghe nell'ambienteSostanze coinvolte (esempi)Possibili danni agli animaliAnimali acquatici (pesci, crostacei, molluschi, anfibi)Scarichi urbani, acque reflue non completamente depurate, dilavamento del suoloCocaina e metaboliti (come la benzoilecgonina), metanfetamina, altre sostanze psicoattiveAlterazioni del comportamento, stress ossidativo, cambiamenti nel nuoto, problemi riproduttivi, possibili effetti sulla sopravvivenzaSpecie ai livelli superiori della catena alimentare (pesci predatori, uccelli ittiofagi, mammiferi acquatici)Assorbimento delle sostanze da parte di piccoli organismi, passaggio ai predatoriDroghe e metaboliti persistenti nell'acquaPossibile bioaccumulo, alterazione dei rapporti predatore-preda, consumo energetico anomaloAnimali terrestri vertebrati (mammiferi, rettili)Rifiuti contaminati, acqua o cibo contaminati, residui di coltivazioni/laboratori clandestiniResidui di droghe e solventi e reagenti chimici della produzione illegaleIntossicazioni, danni neurologici, problemi agli organi, riduzione della sopravvivenza a concentrazioni sufficientemente elevateUccelliIngestione di acqua, insetti o piccoli animali contaminatiDroghe presenti nella rete alimentarePossibili problemi di orientamento, comportamento, alimentazione e riproduzioneInsetti e piccoli invertebratiAcqua contaminata, suolo contaminato, piante esposteResidui di sostanze psicoattiveAlterazioni del comportamento, dello sviluppo o della capacità di sopravvivere

Le siringhe usate abbandonate nell'ambiente costituiscono rifiuti sanitari potenzialmente pericolosi e possono rappresentare un rischio per la fauna e per la salute pubblica. Se non vengono raccolte e smaltite correttamente, possono contaminare aree verdi, corsi d'acqua e spazi urbani, con possibili effetti negativi sulla fauna e sull'ambiente.