Figlio di Anna Petrovna Romanova, a sua volta figlia dello zar Pietro I e di Caterina I di Russia, e dell'aristocratico Carlo Federico di Holstein-Gottorp, fu chiamato in Russia dall'imperatrice Elisabetta, sorella di sua madre, proclamato suo erede (1742), e fatto sposare (1745) a Sofia Augusta Federica di Anhalt-Zerbst (la futura Caterina II).

Ammiratore del militarismo prussiano e tenacemente attaccato al luteranesimo, rimase sempre estraneo alla Russia ed alla società russa: una politica estera poco attenta agli interessi russi, la riforma in senso prussiano dell'esercito, e soprattutto il suo carattere, gli inimicarono la guardia imperiale e la moglie, Caterina II di Russia, pochi mesi dopo l'insediamento lo estromise dal potere facendolo imprigionareE. Radzinskij, Alexandre II. La Russie entre terreur et espoir, Paris, le cherche midi, 2009, pp. 24-28.

Biografia I primi anni ed il carattere

Pietro nacque a Kiel, nel ducato di Holstein-Gottorp, figlio del duca Carlo Federico di Holstein-Gottorp (1700-1739), nipote di Carlo XII di Svezia, e della gran principessa Anna Petrovna Romanova di Russia (1708-1728), figlia dello zar Pietro il Grande di Russia e della sua seconda moglie, Caterina I di Russia. Sua madre morì poco dopo la sua nascita, avendo contratto una pericolosa polmonite mentre assisteva ai fuochi d'artificio che erano parte delle festività in onore della nascita del piccolo. A 11 anni divenne duca di Holstein-Gottorp col nome di Carlo Pietro Ulrico e venne allevato da suo zio paterno, il vescovo Adolfo (poi re di Svezia).

Questo periodo alla corte svedese lo segnò profondamente, perché lo zio lo sottopose a una severa educazione, con tutori che spesso lo costringevano a rimanere in ginocchio sui ceci per diverse ore per temprare il suo corpo, al punto da non riuscire poi più a camminare correttamente per qualche tempo.Буровский А. М. Россия, которая могла быть. — М.: ОЛМА-ПРЕСС, 2005. — ISBN 5-224-04971-7 La sua formazione culturale rimase però piuttosto limitata e, per quanto riguarda l'aspetto linguistico, a 13 anni conosceva solo il francese.

Una visione classica del carattere di Pietro venne descritto da sua moglie nelle sue memorie, descrivendolo come "l'idiota" oppure "l'ubriaco di Holstein” o ancora “il buono a nulla”. In tempi più recenti i redattori dellEnciclopedia Britannica ne hanno riportato questa memoria:

Alcuni storici, però, hanno cercato nel corso dei secoli di rivedere le caratteristiche tradizionalmente rivolte a Pietro ed alla sua politica, come nel caso di A.S. Mylnikov che così descrive Pietro III:

La storica tedesca Elena Palmer giunse addirittura oltre, ritraendo Pietro III come uno zar aperto e colto che tentò di introdurre molte riforme coraggiose e persino democratiche nella fredda e statica Russia del XVIII secolo.

Erede al trono russo ed il difficile matrimonio

Quando la zia materna di Pietro, Elisabetta Petrovna, divenne zarina di Russia, trovandosi senza eredi, richiamò Pietro dalla Germania in Russia e lo proclamò suo erede universale nell'autunno del 1742, facendolo convertire alla religione russa ortodossa, assumendo il nome ed il titolo di zarevic Petr Fedorovic Romanov nel 1745.

Al primo incontro col nipote, Elisabetta venne colpita dall'ignoranza che egli dimostrò e si rammaricò profondamente del suo aspetto: magro, malaticcio e di colore malsano. Quando ella chiese conferma delle proprie impressioni al tutore di Pietro, l'accademico Jakob Stehlin, egli stilò un giudizio piuttosto particolare che vedeva il ragazzo come pigro ma talentuoso, talvolta spregiudicato e vanaglorioso, pur lodandone l'impegno per l'apprendimento dell'inglese che si sforzò di studiare a ogni modo con scarsi risultati al fine di entrare nel più vasto mondo della politica estera.

Già in precedenza, in quello stesso 1742, il quattordicenne Pietro era stato nominalmente indicato come re di Finlandia durante la guerra russo-svedese del 1741-1743 quando le truppe russe occuparono la Finlandia, ma fu poi la stessa zarina a rinunciare per sé e per il nipote Carlo Pietro Ulrico ai diritti su quel trono, non essendo intenzionata a favorire la creazione di uno stato indipendente finlandese. La pretesa al trono era basata sui suoi diritti al trono di Svezia in quanto discendente di Carlo XI di Svezia, che era anche granduca di Finlandia. Nell'ottobre sempre del 1742 fu scelto come successore del re Carlo XII di Svezia dal parlamento svedese, ma quando l'inviato svedese giunse a San Pietroburgo era troppo tardi e Pietro aveva già rinunciato ai propri diritti sul trono svedese in favore di quello russo.

La zarina Elisabetta combinò quindi il matrimonio tra Pietro e la sua seconda cugina, la principessa Sofia Augusta Federica di Anhalt-Zerbst, figlia di Cristiano Augusto di Anhalt-Zerbst (1690-1747) e di sua moglie Giovanna Elisabetta (1712-1760), allora sedicenne. La giovane principessa si convertì formalmente alla chiesa ortodossa russa e prese il nome di Caterina (Ekaterina Alekseevna Romanova).

Il matrimonio non fu felice, e otto anni dopo, non era nato nessun figlio. A causa delle insistenze della corte e ai timori dell'imperatrice a causa della successione incerta (la stessa zarina si era convinta che Pietro fosse incapace di generare figli), la giovane Caterina venne convinta a tralasciare la fedeltà coniugale per il bene della stabilità del trono russo: dopo aver iniziato una relazione con il suo primo amante, il nobile Sergej Saltykov, e dopo due aborti, Caterina concepì l'erede, lo zarevic Paolo. Dopo la sua nascita, il piccolo Paolo venne allontanato dalla madre per essere affidato alla zarina stessa, che permise a Pietro di vedere il piccolo appena una volta alla settimana.

Durante i loro sedici anni di residenza a Oranienbaum, vicino a San Pietroburgo, Caterina continuava a sentirsi umiliata dal fatto che il marito amoreggiasse liberamente anche con altre donne, come la nobile Elizaveta Romanovna Voroncova, e come tale rispose creandosi molti amanti, tra cui il noto Sergej Saltykov e altri. Nel 1756 ebbe una relazione sentimentale anche col nobile polacco (poi sovrano) Stanislao Augusto Poniatowski. Si creò così una situazione paradossale, ove a corte venivano realizzati sontuosi banchetti privati ai quali erano presenti sia Pietro e Caterina sia Elizaveta e Stanislao, il che fece sì che Pietro commentasse scherzosamente alla moglie: "Beh, come vedi non c'è bisogno di arrabbiarsi, entrambe le coppie convivono perfettamente".Кулюгин А. И. Император Пётр III Фёдорович // Правители России. — 3-е изд., исправленное. — М.: Фирма СТД/Славянский дом книги, 2006. — ISBN 5-85550-018-7 Nel 1757 Caterina diede alla luce una bambina a cui la zarina Elisabetta impose il nome della sua defunta sorella, Anna Petrovna Romanova, e come per Paolo, reclamò per sé anche lei. Secondo molti storici, il padre biologico era Poniatowski, ma Pietro la riconobbe come sua figlia. Anna morì all'età di 15 mesi.

Nel 1750 Pietro aveva ottenuto per la prima volta il permesso da parte della zarina di tenere un piccolo distaccamento di soldati ai suoi ordini (500 uomini nel 1758), che stanziò nella fortezza di Peterstadt e coi quali si divertiva a organizzare parate ed esercitazioni militari, dando sfogo alla sua passione per il mondo militare. Tra le altre passioni di Pietro vi era quella di suonare il violino.

Caterina non mancò nei suoi scritti di questo periodo di emettere giudizi severi sulla personalità e sulla cultura del marito, essendo ella di estrazione decisamente più avanzata:

Con questo commento Caterina denigrava anche la poca attenzione di Pietro per la storia russa e per la conoscenza di quel paese che un giorno si sarebbe dovuto trovare a governare, al punto che lo stesso Pietro dichiarò nel 1751, quando apprese della morte del re di Svezia:

Il breve regno

Pietro III mantenne la struttura formale dell'assolutismo russo stabilita dai suoi predecessori, ma alienò l'élite ignorando la tradizione russa e favorendo gli interessi della Germania dell'Holstein. Il suo breve e instabile regno fu caratterizzato da azioni significative come la fine della guerra dei Sette anni e la liberazione della nobiltà dal servizio militare obbligatorio, prima di essere deposto dalla moglie, Caterina II.

La politica estera

Dopo che Pietro ebbe ottenuto il trono di Russia nel 1762, una delle sue prime azioni fu quella di ritirarsi dalla guerra dei Sette anni e siglare una pace con la Prussia (realizzando così il cosiddetto "miracolo della casata di Brandeburgo"). Egli rinunciò a tutte le conquiste della Russia in Prussia, offrendo anche 12.000 soldati per la causa prussiana al fine di ottenere un'alleanza con Federico II. La Russia passò così da nemico ad alleato della Prussia - le truppe russe vennero ritirate da Berlino e rivolte contro gli austriaciAnderson, pp. 492-4. Questo drammatico spostamento nel bilanciamento dei poteri in Europa mutò sensibilmente il corso degli eventi, permettendo a Federico II di riprendere la Slesia meridionale e forzando l'Austria a negoziare.

Essendo anche duca di Holstein-Gottorp, Pietro aveva pianificato una guerra contro la Danimarca, in modo da riportare lo Schleswig nelle mani del suo ducato. Egli si focalizzò dunque nel siglare un'alleanza con Svezia ed Inghilterra per assicurarsi che non interferissero a favore della Danimarca, mentre si sforzava di concentrare le proprie truppe a Kolberg, nella Pomerania occupata dai russi. Allarmato da queste mosse lungo i propri confini di Stato, incapace di trovare alleati in grado di resistere all'aggressione russa, con poco denaro per foraggiare l'imminente guerra, il governo della Danimarca tentò nel giugno del 1762 di invadere la libera città di Amburgo, nella Germania del nord, al fine di ricavarvi territorio e fondi utili. Pietro considerò questo atto il casus belli e si preparò alla guerra aperta con la Danimarca..

Nel giugno di quell'anno il generale russo Pëtr Rumjancev radunò in Pomerania 40.000 soldati, pronti a fronteggiare i 27.000 uomini del generale francese Claude Louis, conte di Saint-Germain nel caso in cui la conferenza di pace russo-danese programmata per il 1º luglio 1762 a Berlino sotto il patronato di Federico II, avesse fallito il proprio intento. Poco dopo, a ogni modo, Pietro venne detronizzato e la conferenza non ebbe nemmeno luogo, lasciando insoluto il problema dello Schleswig, e Pietro venne accusato addirittura di aver pianificato una guerra non nell'interesse della Russia, pur sfruttando le truppe e le risorse che la sua posizione di zar gli metteva liberamente a disposizione..

Se la guerra di Pietro contro la Danimarca venne vista storicamente come un fallimento politico, alcuni storici vedono in questa operazione una volontà di espandere comunque il potere e l'influenza territoriale della Russia, con la conquista della Danimarca e del nord della Germania.. Allo stesso modo, la sua alleanza con Prussia e Gran Bretagna dopo il trionfo di quest'ultima nella guerra dei Sette anni avrebbe potuto offrire più aiuti ai suoi piani contro l'Austria e contro la Francia.

Riforme interne In contrasto con l'immagine tradizionale, che lo dipinse come una persona pigra e svogliata, nel suo breve regno di 186 giorni lo zar fu estremamente attivo e coinvolto negli affari di Stato: di mattina riceveva i rapporti nel suo ufficio, nel pomeriggio partecipava alle riunioni del senato e del consiglio.

La sua azione, sebbene in alcuni ambiti assai irruente, è stata nel complesso coerente ed è costituita da circa 200 leggi e manifesti, elaborati quando era principe ereditario..