La villa romana di via Tancredi Galimberti, nota anche come villa romana di Scampia, è un sito archeologico di Napoli, situato nella zona meridionale del quartiere Scampia. I resti, identificati come pertinenti a una villa rustica romana databile tra il I e il II secolo d.C., sono collocati al centro dello spartitraffico di via Tancredi Galimberti, all'interno del tessuto urbano del quartiere costruito a partire dalla fine degli anni settanta del Novecento.

Storia In epoca romana il territorio dell'attuale Scampia era prevalentemente non urbanizzato, attraversato da una strada di collegamento tra Neapolis e Capua che passava nei pressi del piccolo casale chiamato Piscinula, da cui deriva il toponimo dell'odierno quartiere di Piscinola. La villa rustica sorgeva lungo la cosiddetta «strada del Cancello», via di campagna che collegava l'antico casale di Piscinola alla strada consolare proveniente da Capua.

I resti del sito sono documentati nella cartografia storica della zona: compaiono nella mappa di Valmagini del 1834 e in quella della Real Officina Topografica del Regno di Napoli del 1807, dove il manufatto è indicato con la dicitura «Casa Vecchia». Lo studioso Andrea De Jorio ne fece menzione nella sua opera Indicazione del più rimarcabile in Napoli e contorni, pubblicata a Napoli nel 1835.

L'urbanizzazione del quartiere e i rischi per il sito Con l'avvio della costruzione del rione Scampia alla fine degli anni settanta del Novecento, il sito archeologico rischiò la distruzione completa. Alcuni circoli culturali del territorio di Piscinola e Marianella, impegnati nella salvaguardia delle testimonianze storiche del quartiere, organizzarono ronde di sorveglianza con un gruppo di ragazzi per prevenire ulteriori danneggiamenti, ma non riuscirono a impedire diverse asportazioni di materiali compiute nottetempo da scavatori clandestini.

La realizzazione della rete viaria del nuovo rione comportò la collocazione dei resti superstiti al centro dello spartitraffico di via Tancredi Galimberti. Durante i lavori di realizzazione della strada il sito fu in parte distrutto, con la perdita della cisterna che ne caratterizzava l'impianto idraulico originario e il danneggiamento di alcuni ambienti della struttura.

Nella cultura di massa Nel corso del Novecento le rovine furono associate da una tradizione popolare locale a una leggenda nota come «la casa dei serpenti», alimentata dai latrati di cani randagi che si aggiravano tra i ruderi abbandonati di giorno e di notte, dando origine a un racconto popolare usato per spaventare i bambini del quartiere.

Valorizzazione contemporanea Il sito è incluso nel progetto MOSS - Ecomuseo Diffuso Scampia, iniziativa di documentazione e valorizzazione della memoria storica del quartiere che ha condotto ricerche sull'Archivio Storico di Napoli e raccolto testimonianze dirette sulla trasformazione urbana dell'area, intervistando tra gli altri la professoressa Amodio e i residenti storici Mirella La Magna e Aldo Bifulco.

Il 13 giugno 2025 la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli ha incluso il sito, insieme al vicino MOSS Ecomuseo Diffuso Scampia, tra le tappe delle Giornate Europee dell'Archeologia, con un'apertura straordinaria al pubblico.

Note

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