La Pieve di Santo Stefano in Tegurio è un edificio religioso di Russi, in provincia di Ravenna. Si trova nella frazione Godo.

Il luogo di culto si trova in prossimità della strada che collega sin dall'alto Medioevo Faenza con Ravenna, nella direzione del fiume Lamone, da cui i toponimo in Tegurio, poiché nel Medioevo il tratto di fiume tra le due città prendeva il nome di Teguriense.. La struttura attuale risale in gran parte alle ricostruzioni del XVIII secolo e del secondo dopoguerra, ma l'impianto originario è altomedievale, documentato fin dal X secolo.

Nelle immediate vicinanze della pieve sorge anche un'importante area archeologica con i resti di una villa romana (meno nota di quella di Russi ma altrettanto antica) con pianta a quadrata e mosaici.

Storia La prima attestazione della pieve si trova in un documento del 963; il territorio di riferimento (“piviere”) apparteneva alla Diocesi di Faenza, come mostra un documento del 1245 in cui la pieve è detta in Tegurio iuxta Godum, indicando il territorio circostante. Nel 1787 il piviere è passato all'Arcidiocesi di Ravenna, cui appartiene tuttora.

Nel XVIII secolo la chiesa subì i più pesanti lavori di rifacimento della sua storia. Furono voluti dall'arciprete dell'epoca, che ordinò l'abbattimento dell'abside per sostituirla con un coro molto più ampio, il rifacimento della facciata in stile barocco e la costruzione della torre campanaria. Altri lavori furono eseguiti dal prevosto che aveva in cura il luogo di culto nel 1810, il quale fece rifare la facciata in stile barocco..

Nel 1881, su impulso di Enrico Pazzi, l'ideatore del Museo nazionale di Ravenna, furono condotte indagini archeologiche nell'area antistante la chiesa. Furono riportate alla luce alcune strutture murarie ascrivibili all'edificio originario. Gli scavi hanno mostrato che le fiancate originarie avevano un andamento divaricante, tanto da far assumere alla struttura la forma di un trapezio..

Durante la seconda guerra mondiale i bombardamenti colpirono il campanile che finì per crollare sulla chiesa, distruggendola in parte. La chiesa fu ricostruita subito dopo la guerra (1948). I lavori tentarono non solo di recuperare la struttura, ma di ristabilirne l'aspetto originario. Così l'abside fu ricostruita sulle fondazioni di quella primitiva, la facciata barocca fu atterrata e sostituita con una che desse l'idea di quella originaria. In ultimo, le fiancate furono in parte ricostruite, ma fu mantenuta la scansione a lesene originaria fino al cornicione del tetto. In ultimo, nel 1959 fu ricostruito il campanile.

Esterno La chiesa misura 21,5 x 16,7 metri, è a pianta basilicale e termina con un'abside di forma poligonale (vista dall'esterno) e semicircolare (vista dall'interno). Nel timpano soprastante si apre una finestrella di forma circolare.

Nel corso del tempo l'edificio ha subito numerose distruzioni. Analizzandone la struttura emerge all'evidenza come solo il muro perimetrale settentrionale è originale. Quello che vediamo oggi è l'esito di due ricostruzioni moderne: la prima nel XVIII secolo e la seconda nel dopoguerra.

Interno L'interno si presenta suddiviso in tre navate da due filari di pilastri rostrati e colonne di pietra con antichi capitelli antichi. Un ulteriore frammento di capitello bizantino è stato reimpiegato come basamento di una croce nel presbiterio. In prossimità dell'abside, tre sostegni sostengono le otto arcate.

Note

Bibliografia

Collegamenti esterni

Russi Stefano Stefano