La New Woman (in italiano, "Donna nuova") fu un ideale femminista emerso alla fine del XIX secolo, che esercitò una profonda influenza sul dibattito relativo all'emancipazione femminile e sui movimenti femministi del XX secolo. Nel 1894 la scrittrice britannica Sarah Grand (1854-1943) utilizzò l'espressione New Woman in un influente articolo per descrivere una nuova generazione di donne indipendenti e orientate verso un cambiamento radicale della società. In risposta, la scrittrice inglese Ouida, pseudonimo di Maria Louisa Ramé, impiegò la medesima espressione come titolo di un successivo articolo, contribuendo alla diffusione del termine.See Sally Ledger, 'The New Woman: Fiction and Feminism at the Fin de Siecle', Manchester: Manchester University Press, 1997."Daughters of decadence: the New Woman in the Victorian fin de siècle". The British Library. Archived from the original on 26 aprile 2020. URL consultato il 5 giugno 2019.
L'espressione venne ulteriormente popolarizzata dallo scrittore anglo-americano Henry James, che la utilizzò per descrivere il crescente numero di donne istruite, economicamente indipendenti, professionalmente attive e impegnate nelle rivendicazioni femministe in Europa e negli Stati Uniti.Stevens, Hugh (2008). Henry James and Sexuality. Cambridge University Press. p. 27. ISBN 9780521089852.
La figura della New Woman mise in discussione i limiti imposti da una società prevalentemente patriarcale. L'aspirazione all'indipendenza non si manifestava soltanto sul piano intellettuale e sociale, ma anche attraverso cambiamenti concreti nello stile di vita, nelle attività ricreative e nell'abbigliamento. Attività come il ciclismo, ad esempio, contribuirono ad ampliare la mobilità e l'autonomia femminile, consentendo alle donne una partecipazione più attiva alla vita pubblica e una maggiore interazione con il mondo esterno.Roberts, Jacob (2017). "Women's work". Distillations. 3 (1): 6–11. URL consultato il 22 marzo 2018.
Cambiamento dei ruoli sociali
Tra gli autori che contribuirono alla diffusione del termine New Woman vi fu lo scrittore Henry James, che rappresentò tale figura in diverse protagoniste delle sue opere, tra cui Daisy Miller nell'omonimo romanzo, pubblicato a puntate nel 1878, e Isabel Archer nel romanzo Ritratto di signora, apparso a puntate tra il 1880 e il 1881.
Secondo la storica Ruth Bordin, l'espressione New Woman venne utilizzata per descrivere le donne statunitensi trasferitesi in Europa: donne appartenenti a ceti agiati e dotate di una particolare sensibilità culturale, che, nonostante – o proprio in virtù – della loro condizione economica privilegiata, manifestavano un marcato spirito di indipendenza. Il termine finì progressivamente per indicare le donne che rivendicavano un maggiore controllo sulla propria vita, sia nella sfera personale sia in quella sociale ed economica.
La studiosa Peggy Meyer Sherry, nel saggio Telling Her Story: British Women of Letters of the Victorian Era, ha osservato che «fu Sarah Grand a concepire la figura della "New Woman", considerando la società come il proprio laboratorio e i suoi romanzi come casi di studio».Sherry, Peggy Meyer (1995). "Telling Her Story: British Women of Letters of the Victorian Era". The Princeton University Library Chronicle. 57 (1): 147–162. JSTOR 26509074.
La "New Woman" era anche un soprannome dato a Ella Hepworth Dixon, l'autrice inglese del romanzo Storia di una donna moderna .ODNB entry for Ella Hepworth Dixon, by Nicola Beauman. ; London: W. Heinemann, 1894. The Story of a Modern Woman, ed. Steve Farmer (Toronto: Broadview Literary Texts, 2004). .
Istruzione secondaria e professionale
Sebbene la New Woman stesse assumendo un ruolo sempre più attivo nella vita pubblica, sia come membro della società sia come partecipante al mondo del lavoro, la letteratura, il teatro e altre forme di rappresentazione artistica continuarono spesso a raffigurarla nell'ambito domestico e privato, enfatizzandone l'autonomia all'interno della sfera familiare.
Tra i fattori che contribuirono maggiormente all'affermazione della New Woman vi fu il movimento suffragista del XIX secolo. Parallelamente, i processi di urbanizzazione e industrializzazione nei paesi occidentali determinarono un ampliamento delle opportunità di istruzione e di impiego per le donne. La crescita delle professioni cosiddette pink-collar, ossia delle occupazioni impiegatizie e dei servizi tradizionalmente associate al lavoro femminile, consentì a un numero crescente di donne di accedere alla sfera commerciale e istituzionale.
Negli Stati Uniti, le donne impiegate nelle professioni rappresentavano nel 1870 il 6,4% della forza lavoro non agricola; la percentuale salì al 10% nel 1910 e al 13,3% nel 1920.Lavender, Catherine. "Notes on The New Woman" (PDF). The College of Staten Island/CUNY. Archived from the original (PDF) on 28 ottobre 2014. URL consultato il 27 ottobre 2014.
Nello stesso periodo, un numero sempre maggiore di donne ottenne l'accesso all'istruzione universitaria e superiore. Alcune conseguirono una formazione professionale, intraprendendo carriere come avvocate, mediche, giornaliste e docenti, spesso presso prestigiosi college femminili statunitensi, tra cui le cosiddette Seven Sisters: Barnard College, Bryn Mawr College, Mount Holyoke College, Radcliffe College, Smith College, Vassar College e Wellesley College. All'inizio del XX secolo, la New Woman negli Stati Uniti partecipava all'istruzione superiore in misura significativamente maggiore rispetto alle generazioni precedenti.
Sessualità e aspettative sociali Alla fine del XIX secolo, la conquista dell'autonomia personale rappresentò un obiettivo particolarmente innovativo per molte donne. Fino a quel momento, infatti, le donne erano state generalmente soggette a una condizione di dipendenza giuridica ed economica nei confronti del marito, dei familiari di sesso maschile o delle istituzioni assistenziali e caritative.
L'ampliamento delle opportunità educative e professionali, insieme all'introduzione di nuovi diritti in materia di proprietà, pur in assenza del suffragio femminile, collocò le donne in una condizione di maggiore libertà e di più ampia capacità decisionale, anche nella scelta del partner matrimoniale e nella gestione della propria vita affettiva e sessuale.
La New Woman attribuiva particolare importanza all'autonomia sessuale; tuttavia, tale aspirazione si scontrava con le persistenti convenzioni sociali dell'epoca, che continuavano a condannare severamente qualsiasi comportamento ritenuto incompatibile con l'ideale tradizionale della rispettabilità femminile. Nella società vittoriana, infatti, ogni forma di attività sessuale al di fuori del matrimonio era generalmente considerata moralmente inaccettabile.
Le riforme della legislazione sul divorzio introdotte alla fine del XIX secolo contribuirono inoltre all'emergere di una New Woman capace di affrontare la separazione coniugale senza perdere la propria indipendenza economica. Un numero crescente di donne divorziate ebbe così la possibilità di ricostruire la propria vita e di contrarre un nuovo matrimonio.
Per la New Woman, tuttavia, la possibilità di esercitare diritti formalmente riconosciuti ma ancora giudicati in modo negativo da ampi settori della società costituiva una costante fonte di tensione e una delle principali sfide del processo di emancipazione femminile. Nei romanzi di Henry James era evidente che, per quanto libere si sentissero le sue eroine nell'esercitare la propria autonomia intellettuale e sessuale, alla fine pagavano un prezzo per le loro scelte.
Alcune ammiratrici della tendenza New Woman trovarono la libertà di impegnarsi in relazioni lesbiche attraverso la creazione di reti all'interno di gruppi femminili. Per altre, potrebbe essere stato il caso che l'indipendenza economica significasse non dover rendere conto a un tutore delle proprie scelte sessuali o di altro tipo in ambito relazionale, e che esercitassero questa nuova libertà.
Differenze di classe La New Woman emerse anche come conseguenza della crescente legittimazione sociale dell’istruzione post-secondaria e dell’accesso alle professioni da parte delle donne appartenenti ai ceti medio-alti e privilegiati. All’inizio del XX secolo, l’istruzione universitaria costituiva ancora un indicatore di status socioeconomico anche per gli uomini, e meno del 10% della popolazione statunitense aveva completato un percorso di istruzione superiore."United States of America / Edu20c". edu20c.org. URL consultato il 10 marzo 2025 ."The First Measured Century: Book: Section 3.1". www.pbs.org. URL consultato il 10 marzo 2025 .
Le donne che accedevano all’università provenivano prevalentemente dalla classe media bianca, con la conseguenza che le donne della classe operaia, così come le persone razzializzate e le comunità di immigrati, risultavano in larga misura escluse da questo nuovo modello di emancipazione femminile. Autrici appartenenti a tali gruppi marginalizzati criticarono frequentemente il carattere selettivo di tale emancipazione, evidenziando come l’ampliamento delle libertà di genere fosse spesso accompagnato da persistenti disuguaglianze di classe, razza ed etnia.
Pur riconoscendo l’importanza dell’indipendenza femminile promossa dall’ideale della New Woman, tali studiose sottolineavano come i suoi standard, nell’età progressista, fossero di fatto raggiungibili principalmente da donne bianche appartenenti alla classe media, escludendo ampi settori della popolazione femminile.Rich, Charlotte (2009). Transcending the New Woman: Multiethnic Narratives in the Progressive Era. Colombia, United States: University of Missouri Press. p. 4. ISBN 978-0-8262-6663-7.
Ciclismo
La bicicletta ebbe un impatto rilevante sulla vita delle donne in diversi ambiti, tra cui la riforma dell’abbigliamento vittoriano, nota anche come rational dress movement.Willard, Frances Elizabeth (1895). A Wheel Within a Wheel: How I Learned to Ride the Bicycle with Some Reflection By the Way. Fleming H. Revell Company. URL consultato il 23 marzo 2019.Stanton, Elizabeth Cady (gennaio 1848). "Elizabeth Cady Stanton Papers: Speeches and Writings- 1902 Articles; Undated; "Shall Women Ride the Bicycle?" undated". Library of Congress. URL consultato il 23 marzo 2019.Harmond, Richard (1971). "Progress and Flight: An Interpretation of the American Cycle Craze of the 1890s". Journal of Social History. 5 (2): 235–257. doi:10.1353/jsh/5.2.235. JSTOR 3786413. S2CID 112241753. Il suo effetto più significativo sul ruolo sociale femminile si manifestò negli anni 1890, in concomitanza con la cosiddetta “mania della bicicletta” che interessò ampi settori della società americana ed europea.Rubinstein, David (1977). "Cycling in the 1890s". Victorian Studies. 21 (1): 47–71. JSTOR 3825934.