La Madonna col Bambino e quattro santi (Geminiano, Giorgio, Giovanni Battista e Pietro martire), detta anche I santi protettori della città di Modena, è un dipinto a olio su tela (352 × 230 cm) di Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, databile al 1651 e conservato nel Museo del Louvre di Parigi. Storia Carlo Cesare Malvasia cita la grande pala d’altare tra le opere del 1651: «Una tavola grande per l'altare ordinata da A. S. di Modona per la Chiesa di S. Pietro Martire, Una Madonna col puttino, e molti Angeli, S. Gimignano, San Gio., S. Giorgio, S. Pietro Martire. Questo quadro per la morte del Serenissimo è restato in casa dell'autore»...
Il dipinto non fu pagato al momento dell’esecuzione e le ragioni del ritardo non sono del tutto chiare. La spiegazione tramandata da Malvasia non appare infatti sostenibile: l’opera era già terminata nel 1652, mentre Francesco I d'Este, duca di Modena, morì soltanto nel 1658; il saldo fu registrato ancora più tardi, nel 1668, due anni dopo la morte del pittore.
La questione del pagamento si protrasse quindi per molti anni. Il figlio di Francesco I, Alfonso IV d'Este, non volle rispettare gli impegni assunti dal padre e rinviò a lungo il pagamento; quando morì, nel 1662, il dipinto si trovava ancora nella bottega del Guercino. L’opera raggiunse la chiesa di San Pietro Martire soltanto nel 1668, dopo la morte del pittore..
La storia dell’opera è legata al progetto del duca Francesco I d'Este di arricchire la Galleria ducale con celebri dipinti del passato. Già in precedenza il duca si era appropriato della Madonna di San Francesco, dell’Adorazione dei pastori, nota come Notte, e della Madonna di San Sebastiano, tutte opere di Correggio. In quelle occasioni, per sostituire i dipinti trasferiti nella collezione ducale, aveva incaricato il pittore di corte Jean Boulanger (1604-1660) di eseguirne delle copie.
Anche questa commissione ebbe origine dal progetto, maturato nel 1649, di trasferire la Madonna di San Giorgio di Correggio dalla chiesa confraternale di San Pietro Martire, dove allora si trovava, alla collezione ducale. Francesco I propose di sostituirla con una nuova pala d’altare affidata al Guercino. La confraternita responsabile della chiesa accettò la proposta, che fu quindi sottoposta al pittore. Guercino pose tuttavia come condizione che la nuova pala avesse dimensioni maggiori rispetto al dipinto destinato a essere sostituito. Poiché non si conosce alcun documento scritto di commissione, si ritiene che l’incarico sia stato conferito oralmente, probabilmente intorno al 1º novembre 1649.
In questo caso, tuttavia, il duca preferì rivolgersi al Guercino, nonostante il costo più elevato, anziché affidare nuovamente a Boulanger l’esecuzione di una copia. La scelta potrebbe essere dipesa dal fatto che la Madonna di San Giorgio, collocata sull’altare maggiore della chiesa di San Pietro Martire, era oggetto di particolare venerazione da parte della confraternita, che difficilmente avrebbe accettato di sostituirla con una semplice copia.
A ciò si aggiungeva una circostanza personale. Pochi mesi prima, il 27 giugno 1649, era morto Paolo Antonio Barbieri, fratello del pittore, al quale Guercino era profondamente legato. Il lutto lo colpì duramente; anche per questo il duca lo invitò alla propria corte insieme ad altri pittori, cercando di distrarlo e confortarlo con soggiorni tra Sassuolo e Modena.
Descrizione Il dipinto è organizzato su diversi piani di profondità. In primo piano, sulla sinistra, è raffigurato san Geminiano, riconoscibile dalla mitra, dal piviale e dal pastorale, sorretto da un angioletto posto alle sue spalle. Il santo regge sulle ginocchia il modellino della città di Modena, verso il quale si protende un fanciullo. Più indietro sono disposti gli altri tre santi protettori della città: san Giovanni Battista, inginocchiato e avvolto in un mantello rosso; san Pietro Martire, nell’abito domenicano; e san Giorgio, raffigurato in armatura, con la spada, mentre volge lo sguardo verso lo spettatore. Nel registro superiore la Vergine, seduta sopra una coltre di nubi, sostiene il Bambino; sulla destra compaiono tre angeli. Il cielo, attraversato da dense nubi, è delimitato sul lato destro da una monumentale struttura architettonica con una grande colonna. Stile Benché concepita per sostituire la Madonna di San Giorgio di Correggio, la pala non ne riproduce semplicemente la composizione. Guercino chiese infatti di poter lavorare su una superficie più ampia, così da conservare l’autonomia delle numerose figure, dotate di un’importanza iconografica pressoché equivalente. I personaggi sono distribuiti su piani successivi secondo una sequenza in profondità attentamente studiata, mentre il registro celeste è nettamente distinto da quello terreno. La complessità dell’insieme e la relativa indipendenza dei singoli personaggi impediscono una soluzione pienamente classicista e richiamano, nell’impianto compositivo, il tono barocco delle opere giovanili del pittore. A questo carattere definito «anticlassico» si uniscono tuttavia elementi propri della sua maturità classicista: la nitidezza del disegno, la precisa articolazione delle figure e l’equilibrata distribuzione delle corrispondenze cromatiche. La tavolozza, dominata da tonalità profonde e da estese zone d’ombra, è ravvivata da brani luminosi e dai colori delle vesti. Mahon interpreta questa compresenza di barocco e classicismo non come un limite, ma come una precoce manifestazione di quella posizione intermedia che avrebbe caratterizzato molta pittura della seconda metà del Seicento, rappresentata da artisti quali Carlo Maratti e Charles Le Brun. Loire considera l’opera uno degli esempi più compiuti della grande pala votiva bolognese, nella tradizione di Annibale Carracci e Guido Reni. Note
Bibliografia
Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti nel Louvre Categoria:Dipinti su san Giorgio Categoria:Dipinti su san Pietro Martire Categoria:Dipinti su san Giovanni Battista Categoria:Dipinti sulla Madonna col Bambino