Biografia Nacque nella prima metà del XIII secolo da Ugolino, fratello di Sinibaldo, divenuto poi papa col nome di Innocenzo IV. Era quindi parente dei cardinali Guglielmo e Ottobono, a sua volta futuro pontefice. Aveva inoltre due fratelli: Guido, che fu conte di Lavagna, e Ugolino, arcidiacono di Parma.
Intraprese la carriera ecclesiastica entrando nell'ordine domenicano, nonostante il parere contrario di Innocenzo IV.
Nel 1273 fu al seguito di papa Gregorio X presso il Concilio di Lione II, mentre nel 1275 accompagnò il cardinale Pietro di Tarantasia nella missione presso il re di Francia Filippo III.
Il 4 settembre 1275 Gregorio X, fermatosi lungo il ritorno da Lione a Beaucaire, lo nominò arcivescovo metropolita di Ravenna. Mandò un procuratore, assistito dai vescovi di Pavia e di Comacchio, nonché dal notaio pontificio Benedetto Caetani, a prendere possesso dell'arcidiocesi. Inoltre, il nuovo pontefice Innocenzo V lo investì della giurisdizione sui benefici vacanti della sua arcidiocesi e lo nominò legato pontificio.
Durante il suo episcopato portò avanti il recupero dei beni della mensa arcivescovile, ma i suoi interventi furono ostacolati dalle vicende delle lotta tra guelfi e ghibellini. In ogni caso, in breve tempo conquistò la fiducia del capitolo della cattedrale e delle principali famiglie ravennati.
Nel 1277 riuscì, tramite un accordo con Obizzo II d'Este, a riprendere il controllo di Argenta; nel 1279 tenne il sinodo provinciale a Imola, mentre l'intervento del legato Latino Malabranca Orsini gli permise di recuperare il castrum di Lugo. In più, nel 1280 riottenne dal Comune il palazzo arcivescovile di Ravenna.
Durante il pontificato di Martino IV partecipò attivamente alle lotte contro i ghibellini romagnoli, occupando Cervia, Comacchio e Faenza; inoltre, nel 1283 divenne podestà di Bagnacavallo, mentre nel 1284 lo fu di Castrocaro. Al contempo, si appoggiò alla famiglia Da Polenta, ai quali favorì l'accesso alle cariche comunali.
In seguito, dal 1286 concesse agli Ammannati di Pistoia il diritto di zecca per tre anni, quindi donò al capitolo ravennate un terreno, fissando l'utilizzo delle relative rendite. Inoltre, nel 1293 fondò l'Ospedale della Misericordia a Ravenna, mentre ad Argenta fece distribuire il grano custodito nei granai della curia.
Nel 1286 tenne a Forlì un nuovo sinodo provinciale, che vide la presenza di sette vescovi suffraganei, mentre alla fine di quello stesso anno papa Onorio IV lo nominò, insieme a Pietro Guerra, nunzio apostolico in Francia e in Spagna, con l'obiettivo di firmare la tregua tra Edoardo I e i re di Francia e d'Aragona. La missione francese si concluse nel 1289.
Al suo ritorno in Romagna, trovò i rapporti tra i legati pontifici e i Comuni assai deteriorati. In quel periodo, in particolare dopo che Niccolò IV aveva inviato il vescovo di Arezzo Ildebrandino Guidi di Romena come rettore della provincia romagnola, mostrò un atteggiamento cauto.
Nell'ottobre 1294 si recò a Napoli, presso il nuovo pontefice Celestino V, ma sulla via del ritorno si spense, il 24 dicembre 1294, nel castello di Oriolo.
Nella letteratura Bonifacio Fieschi è citato da Dante Alighieri nel Canto XXIV del Purgatorio, all'interno della cornice dei golosi: nonostante ufficialmente il Fieschi fosse lodato per la sua magnanimità, l'aneddotica popolare lo ricorda invece come un prelato assai goloso.
Note
Collegamenti esterni
Categoria:Vescovi e arcivescovi di Ravenna