Le necropoli di Volterra costituiscono il complesso delle aree funerarie della città etrusca di Velathri, l'odierna Volterra, utilizzate con continuità dalla prima età del ferro all'età tardo-romana. Le grandi aree necropolari sono quattro: Portone, Badia-Guerruccia, Le Ripaie e Ulimeto-Poggio alle Croci, alle quali si aggiungono molti nuclei sparsi, fuori dai distretti funerari maggiori..La prima carta archeologica delle aree funerarie fu compilata da Enrico Fiumi nel 1976; fu aggiornata e scandita per fasi da Adriano Maggiani in occasione del convegno del 1995, mentre fra il 2003 e il 2005 una campagna di ricognizioni promossa dalla Provincia di Pisa, dal Museo Guarnacci e dalla Soprintendenza ha censito le strutture funerarie ancora visibili, contribuendo alla Carta Archeologica di Volterra, in fase di completamento. Cfr. . Nel loro complesso esse si dispongono su due lati opposti del colle, a nord-ovest e a sud-est, secondo il modello comune all'Etruria villanoviana..
Poiché le necropoli hanno costituito a lungo la fonte quasi esclusiva per la conoscenza della città, la loro rilettura ha avuto un peso decisivo nel superamento dell'immagine, corrente fino agli anni novanta del Novecento, di Volterra come centro fiorito tardivamente, la "città delle urne"..
Il paesaggio funerario nella diacronia
L'elaborazione in ambiente GIS dell'intero corpus dei dati disponibili ha permesso di seguire l'organizzazione del paesaggio funerario nella diacronia. Agli esordi dell'età del ferro le sepolture sono poche e si addensano sulla sommità del colle e sulle pendici che le stanno subito sotto: la totalità delle occorrenze è localizzata alle Ripaie, sul versante meridionale, con rito esclusivamente incineratorio, a eccezione della sepoltura a fossa isolata rinvenuta presso piazzetta dei Fornelli e datata alla seconda metà del IX secolo a.C.. Nel Villanoviano II le sepolture mantengono i caratteri tipologici precedenti, con prevalenza dell'incinerazione ma con un aumento progressivo della tomba a fossa, documentata essenzialmente alla Guerruccia; la distribuzione rivela l'attivazione di nuovi nuclei in zone periferiche prima frequentate solo sporadicamente e l'inizio dell'occupazione diffusa dell'intero pianoro, sotto il controllo di gruppi in ascesa, che segnalano la propria posizione con sepolture a cremazione isolate, disposte ai margini del pianoro e provviste di corredi ricchissimi: a nord-ovest la tomba Manetti e quella di Badia, a est la tomba del Guerriero di Poggio alle Croci, a sud quella dell'Ortino..
Nell'Orientalizzante le sepolture restano sparse su un'area altrettanto vasta e i due riti continuano a convivere, finché nella seconda metà inoltrata del VII secolo a.C. fanno la loro comparsa le tombe a camera, costruite oppure ricavate nella roccia con soluzioni architettoniche di impegno variabile, che evolvono rapidamente fino alle tombe a tumulo: un fenomeno che per Lisa Rosselli evidenzia la definitiva affermazione delle élite familiari come elemento fondante del corpo sociale.. Fra età arcaica e classica quasi non si seppellisce più altrimenti che in tombe a camera, presenti su tutto il pianoro e pensate per accogliere più membri dello stesso gruppo familiare, con ipogei a camera unica circondata da banchine oppure a pianta articolata con atrio e fino a quattro camere; le tombe occupano una fascia vasta, fuori dall'abitato e fuori dalla cinta arcaica..Le occorrenze documentate non offrono in nessun caso contesti integri, e non è quindi possibile una stima affidabile del numero delle deposizioni: .
Il numero delle strutture tombali di età ellenistica è il più consistente e costituisce per Rosselli un chiaro indizio del periodo di forte rigoglio economico, demografico ed edilizio della città: le necropoli individuano ora aree ben circoscritte, allungate sui pendii calcarei dei versanti periferici, mentre le tombe isolate diventano rare. Le soluzioni più frequenti sono la camera circolare con pilastro centrale e la camera quadrangolare, che accolgono numerosi membri familiari anche di più generazioni, accanto alle altrettanto numerose e semplici tombe a nicchiotto, destinate a un nucleo ristretto o a un singolo individuo.. La carta di distribuzione degli ipogei ellenistici consente inoltre, per il Portone e per Ulimeto, alcune osservazioni preliminari sulla pianificazione topografica: i nuclei principali si conformano ai crinali ampi e allungati del settore nord-orientale del colle e si distribuiscono seguendone i margini laterali, mentre le tombe più grandi e dalla pianta più elaborata, che si presume fossero delle gentes più ricche, occupano i terrazzi spianati in cima ai crinali, suggerendo l'impressione di un'organizzazione spaziale pianificata..
Nella sintesi manualistica di Giovannangelo Camporeale, alla fase villanoviana appartengono le due necropoli delle Ripaie e di Badia-Guerruccia, con tombe a pozzetto e a fossa; nell'Orientalizzante si continuano a usare le stesse aree, con tombe a fossa, a dolio e a camera con pseudocupola, mentre in età arcaica le tombe sono scavate nella roccia e constano di una o più camere disposte a crociera o a raggiera.. Dal IV secolo a.C. le necropoli si trovano nelle località Portone, Ulimeto e Poggio alle Croci: le tombe, scavate nella roccia, possono essere a nicchia o a camera, a pianta circolare con pilastro centrale oppure quadrangolare; le deposizioni sono in genere inferiori alla decina, solo talvolta di diverse decine, e il rito funebre più diffuso è l'incinerazione, con contenitori che possono essere un'urnetta di tufo, di alabastro o di terracotta, un'olla oppure un cratere a colonnette dipinto a figure rosse o argentato.. Piuttosto raro è l'uso dell'iscrizione con il nome del defunto, tanto nelle necropoli urbane quanto in quelle del territorio..
I tumuli orientalizzanti delle Colombaie Le indagini recenti hanno documentato per la seconda metà del VII secolo a.C. tipologie tombali decisamente nuove. Sul terrazzo delle Colombaie, sul versante sud-occidentale, è stata individuata una necropoli con tombe a camera coperte da tumuli che una crepidine di pietra delimita, in uso dall'ultimo scorcio del VII secolo a.C. alla prima metà del successivo: una tipologia fino ad allora non documentata a Volterra, benché il contado ne offra molti esempi, soprattutto lungo la valle del Cecina e in Val d'Elsa.. Il Tumulo 2, indagato fra il 2020 e il 2021 e rinvenuto ancora sigillato, ha permesso di ricostruire una sequenza complessa: a una prima cremazione seguirono le deposizioni di due individui femminili di età matura, accompagnate da due punte di giavellotto in ferro, un coltello e un bacile in bronzo; la tomba fu poi riaperta per accogliere un'olla cineraria con i resti di altri due individui, e infine chiusa, con un deposito di ceramiche pregiate, fra le quali vasi potori in bucchero stampigliato e balsamari etrusco-corinzi, alcuni resi inservibili con una rottura intenzionale e lasciati come offerta..Il Tumulo 1, di dimensioni maggiori, era stato individuato nel 1923 e parzialmente indagato da Enrico Fiumi agli inizi degli anni sessanta; fu trovato pesantemente violato. Una terza struttura a tamburo circolare, individuata nel 2022, era ancora in corso di esplorazione. Cfr. .
I caratteri strutturali dei tumuli trovano riscontri precisi nell'area costiera settentrionale, e in particolare nei tipi messi a punto durante l'Orientalizzante fra Populonia, dove il confronto è con San Cerbone, il Casone, il Conchino e il Costone della Fredda, e Vetulonia. Nel contado volterrano prevalgono invece soluzioni differenti, la tholos preceduta da un avancorpo e le camere coperte a doppio spiovente: a Volterra si costruisce dunque secondo i modelli dei centri della costa, o perché le maestranze locali li avevano fatti propri, o perché a lavorare per le committenze aristocratiche erano artigiani venuti dal mare.. Nello stesso senso parla il deposito di chiusura del Tumulo 2, che accanto a due forme in bucchero stampigliato di fabbrica locale conteneva un alabastron corinzio con sfinge accovacciata e uccello retrospiciente, della fine del VII o degli inizi del VI secolo a.C., e tre alabastra etrusco-corinzi, due dei quali attribuibili alla mano del Pittore di Bobuda, attivo fra il 575 e il 560 a.C. nell'ambito vulcente: per Lisa Rosselli i nuovi esemplari segnano una tappa intermedia lungo la via per cui i prodotti dell'artista raggiunsero le sedi più settentrionali, giunti dal mare verosimilmente attraverso lo scalo populoniese e penetrati nell'entroterra lungo le vie fluviali..
Allo stesso periodo appartiene un gruppo di camere che Fiumi individuò, nei primi anni sessanta, scavate nel calcare della propaggine di Badia: quattro ipogei a pianta quadrangolare, con dromos corto e nicchie sulle pareti, divisi da un tramezzo lasciato in risparmio nella roccia. Lisa Rosselli osserva che queste strutture sono rimaste inspiegabilmente al margine degli studi sull'Orientalizzante volterrano, benché la tipologia a tramezzo sia del tutto inconsueta in ambito locale e largamente diffusa invece in Val d'Elsa, dove è giunta probabilmente attraverso il territorio chiusino: per la studiosa il dato rivela che alcuni gruppi della popolazione avevano con quel distretto un legame culturale, e forse ne provenivano..
Le singole aree Badia-Guerruccia
La necropoli di Badia, sul versante nord-occidentale, restituisce in sintesi l'intera parabola: usata come luogo di sepoltura fin dalla piena età del ferro, come mostrano i resti di sepolture a pozzetto riferibili a un abitato forse da localizzare nella vicina propaggine di Montebradoni, in età ellenistica si infittisce enormemente: le tombe a camera e i nicchiotti scavati nella roccia sono innumerevoli, si accavallano fra loro e cancellano in parte quanto c'era prima. Chiudono la serie le fosse di età imperiale e tardo-romana, scavate così in superficie che spesso non arrivano nemmeno alla roccia.. Per Lisa Rosselli se ne ricava una necropoli distesa sull'intera altura e percorsa da assi viari maggiori, dai quali si staccano diramazioni minori orientate soprattutto verso il territorio pisano.Il settore occidentale della necropoli è sprofondato nelle Balze nel corso dei secoli. Cfr. .
L'esplorazione dell'area, iniziata nel XVII secolo, ha restituito tombe riferibili a un arco di tempo compreso fra l'età villanoviana e quella romana; la sepoltura più antica, in grotticella artificiale, è ascrivibile all'Eneolitico.. Alla Guerruccia, alla fine del XIX secolo, fu individuato e scavato un sepolcreto costituito da tombe a pozzetto e a fossa di età villanoviana, con corredi di materiali ceramici, bronzei (fibule, rasoi) e di ferro (utensili e armi); nella stessa area si rinvenne un gruppo di tombe a camera con dromos, già violate in antico, databili fra il VI e il V secolo a.C. Fra il 1897 e il 1899 il volterrano Italo Chierici e Gherardo Ghirardini scavarono sul piano della Guerruccia, a sud dell'area di Badia, sedici sepolture a pozzetto e a fossa dell'età del ferro, che furono poi donate al Museo Archeologico di Firenze..
Lo scavo Milani del 1901