DAU è un progetto multidisciplinare ideato dal regista Ilya Khrzhanovsky, situato all’intersezione tra cinema, arte e antropologia e presentato per la prima volta a Parigi all’inizio del 2019.

DAU Film DAU è stato inizialmente concepito come un lungometraggio sulla vita di un genio in tempi difficili, liberamente ispirato alla biografia del fisico sovietico e premio Nobel Lev Landau (soprannominato Dau).

Nel 2006 il film è stato co-prodotto da Philippe Bober e Susanne Marian (Essential Filmproduktion, Germania), Medienboard Berlin-Brandenburg (Germania), WDR/Arte (Germania), Arte France Cinéma (Francia), Mitteldeutsche Medienförderung (Germania), Eurimages, Swedish Film Institute, Film i Väst (Svezia), Hubert Bals Fund (Paesi Bassi), Ministero della Cultura ucraino e X Filme Creative Pool Entertainment GmbH (Germania).

I finanziamenti forniti dal Ministero della Cultura russo sono stati revocati nel 2015 e successivamente restituiti al Ministero.

Dopo la fase di pre-produzione nel 2006, le riprese sono iniziate nel 2007 e si sono svolte a San Pietroburgo (Russia) e Kharkiv (Ucraina). Istituto

Luogo e principi di ripresa Dopo i blocchi di riprese a San Pietroburgo e Kharkiv, la produzione del film si è trasformata in una «performance totale» e in una «installazione totale». Questo formato è stato reso possibile grazie al supporto di Serguei Adoniev, che ha sostenuto il progetto nel 2007-2019.Inside Dau, lo 'stalinista Truman Show': 'Avevo assoluta libertà, finché il KGB non mi ha preso'Dau: un esperimento senza fine in un laboratorio sovietico

Il progetto si è sviluppato sul territorio di un set cinematografico di , denominato «Istituto», costruito sul sito del precedente Stadio acquatico Dynamo a Kharkiv, in Ucraina.

Le modalità di funzionamento e utilizzo del set durante le riprese hanno suggerito parallelismi tra DAU e progetti come Synecdoche, New York e The Truman Show.

Il set cinematografico ha funzionato su 24, sette giorni su sette, indipendentemente dal fatto che fossero in corso riprese.

Il direttore della fotografia di DAU Jürgen Jürges ha progettato uno speciale sistema di illuminazione che permetteva di girare in qualsiasi momento senza la necessità di installare ogni volta attrezzature di illuminazione.

Il complesso comprendeva laboratori, una redazione di giornale, una mensa, edifici residenziali, un Primo Dipartimento incaricato della sicurezza interna, un parrucchiere e locali destinati al personale di servizio; i dipendenti venivano retribuiti in rubli sovietici.

Per le riprese sono stati prodotti e acquistati elementi di costume.

L’architettura, i costumi, gli oggetti d’uso quotidiano e il cibo concorrevano a creare una ricostruzione fantasmagorica dell’epoca sovietica tra gli anni Trenta e gli anni Sessanta, all’interno della quale vivevano i personaggi.

Nel novembre 2011 le riprese si sono concluse e il set è stato distrutto; la sua distruzione è diventata a sua volta parte della narrazione.

Gli oggetti sopravvissuti — oggetti di scena di varie dimensioni, artefatti e costumi — sono stati conservati e successivamente utilizzati in altri contesti del progetto DAU.

Personaggi

I provini per DAU hanno coinvolto non attori.

Circa 200–300 non attori vivevano contemporaneamente sul set e, nel complesso, furono filmate circa 400 persone. Tra i partecipanti figuravano scienziati, musicisti, artisti, compositori, esponenti religiosi e filosofi, oltre a camerieri, addetti alle pulizie, agenti della polizia segreta, cuochi e parrucchieri.

Le riprese, prive di una sceneggiatura prestabilita, si svolsero a intervalli dall’ottobre 2009 al novembre 2011. Durante questo periodo non erano ammessi abiti moderni, compresa la biancheria intima, prodotti sanitari contemporanei, altri oggetti moderni o vocaboli estranei all’epoca rappresentata. Tutti, compresi i membri della troupe, dovevano indossare costumi, trucco e acconciature d’epoca anche quando non erano in corso riprese.

Senza copione né ciak, i personaggi agivano e reagivano all’interno di situazioni meticolosamente predisposte, talvolta rimanendo sul set per mesi.

«Collocato in una replica reale di un istituto sovietico, con i suoi odori autentici, i vestiti e gli interni, i comportamenti e gli ordinamenti sociali, il protagonista si trova in uno spazio-tempo semireale. È l’attore a diventare il primo spettatore di DAU, sospeso tra l’immanenza della propria presenza nel presente e l’assurdità di un tempo e di uno spazio altrui, ma ricostruiti».

Tutti, con l’eccezione di Dau, interpretato dal direttore d’orchestra Teodor Currentzis; di sua moglie Nora, interpretata dall’attrice Radmila Schegoleva; del loro figlio, interpretato da giovane adulto dal musicista Nikolai Voronov; e di Krupica, direttore dell’Istituto dal 1938 al 1953, interpretato dal regista teatrale Anatolij Vasil'ev, vivevano nell’Istituto con i propri nomi reali. Le loro biografie venivano adattate alla realtà sovietica.

L’Istituto ospitava due dipartimenti scientifici. Nel dipartimento teorico fisici teorici contemporanei, neuroscienziati e biologi svolgevano le proprie ricerche. Tra loro figuravano il premio Nobel David Gross, il vincitore della medaglia Fields Shing-Tung Yau, Carlo Rovelli, Nikita Nekrasov, Dmitry Kaledin, Andrey Losev, Samson Shatashvili, Eric Verlinde, James H. Fallon. Alcuni risultati delle ricerche furono pubblicati in riviste accademiche.

Nel dipartimento sperimentale, diretto dall’artista multimediale britannico Aleksej Blinov, artisti contemporanei attivi nei media e nella performance conducevano i propri esperimenti. Tra i collaboratori e gli ospiti dell’Istituto figuravano Marina Abramović, Carsten Höller, Boris Mikhailov, Peter Sellars, Romeo Castellucci, così come Rav Adin Steinsaltz, lo sciamano peruviano Guillermo Arévalo e altri.

L’Istituto ospitò conferenze e seminari sulla fisica quantistica, la teoria delle stringhe, la gravità quantistica a loop e le neuroscienze, oltre a esperimenti dedicati ad ambiti estranei alla conoscenza scientifica convenzionale, tra cui l’energia orgonica, il teletrasporto e presunti superpoteri umani.

Genere del progetto. Materiale filmico e prodotti La durata complessiva del materiale girato per l’Istituto è di circa su pellicola .

L’idea originaria di Ilya Khrzhanovskiy di realizzare un film biografico su Lev Landau si trasformò progressivamente in un progetto monumentale e in un’indagine su larga scala della natura umana, il cui sviluppo proseguì anche dopo la conclusione delle riprese.

Oltre ai partecipanti già citati, il progetto coinvolse, in fasi diverse, l’artista Philippe Parreno, la stilista Rei Kawakubo e i musicisti Robert Del Naja dei Massive Attack, Brian Eno, Vladimir Martynov, Tatiana Grindenko, Arca, Leonid Fedorov e Vladimir Volkov, oltre a numerosi altri artisti e collaboratori.

La natura di DAU ha suscitato interpretazioni molto diverse da parte della critica. Nella stampa italiana è stato definito un’«opera totale»; un’«esperienza immersiva, totale (e totalitaria)» e un «esperimento sociale, scientifico e artistico»; una «ricostruzione artistica della realtà storica»; un’«esperienza antropologica dentro un’esperienza artistica»; «un’operazione visionaria che tiene insieme cinema, performance, scienza, critica sociale ed esperimento antropologico»; e una forma di «cinema-reality».

Il dibattito si è esteso alla possibilità stessa di collocare DAU in una categoria artistica tradizionale. È stato descritto come un’opera appartenente al «genere di un’intera cultura»; come una sorta di anti-Gesamtkunstwerk; come un esperimento teatrale di eccezionale ambizione; come un progetto immersivo che combina teatro, cinema e installazione; e come una forma intermedia tra esperimento comportamentale, ciclo cinematografico e installazione artistica.

In ambito accademico, l’opera è stata analizzata come un percorso dal postcinema verso una rinnovata forma cinematografica, capace di integrare pratiche performative, installative e documentarie.

In un'altra lettura critica, DAU è stato ricondotto al «territorio della memoria — individuale, collettiva, storica e artistica».

Dal materiale filmico di DAU furono successivamente ricavati, da diversi registi, film, serie e altri prodotti, mentre il progetto assunse anche forme editoriali, digitali e installative.

Film, serie e video-performance Tredici film di diversa durata e appartenenti a vari generi furono presentati in occasione della première del progetto a Parigi nel 2019.

I film furono doppiati, nelle diverse versioni linguistiche, da Gérard Depardieu, Willem Dafoe, Isabelle Adjani, Fanny Ardant, Isabelle Huppert, Charlotte Rampling, Iris Berben, Hanna Schygulla, Barbara Sukowa, Katharina Thalbach, Veronica Ferres, Heike Makatsch, Toni Garrn, Lilith Stangenberg, Kathrin Angerer, Palina Rojinski, Vicky Krieps, Jella Haase, Lars Eidinger, Martin Wuttke, Blixa Bargeld, Bela B, Bill Kaulitz, Tom Schilling, Marc Hosemann, Frederick Lau, Franz Rogowski, Louis Hofmann, Sven Marquardt, Tahar Rahim, Denis Lavant, Lou de Laâge, Éric Cantona, Pascal Greggory e Amira Casar.

Al momento della pubblicazione delle prime opere, altri film tratti dal materiale del progetto erano ancora previsti.

Dau. Digital Khrzhanovsky ha affermato che i film costituiscono soltanto dei «trailer» di quello che egli considera il prodotto principale, Dau. Digital, una piattaforma online interattiva che presenta tutte le di materiale grezzo. Attraverso un sistema di tag, l’utente può orientarsi all’interno del materiale e costruire una propria narrazione.

Questo prodotto è stato presentato anche ai visitatori della première di Parigi, dove era possibile consultare l’intero materiale e creare un proprio montaggio scegliendo un tema o un personaggio.

Dau. Digital è stato reso pubblico nel 2019.

Libri Dialoghi dei personaggi Le trascrizioni delle conversazioni dei personaggi, registrate sia durante le riprese sia al di fuori di esse, erano disponibili in occasione della première parigina.

DAU Document Casa editrice Thames & Hudson ha preparato la pubblicazione di DAU Document, che raccoglie fotogrammi tratti dall’intero materiale girato, fotografie realizzate sul set con macchine fotografiche Leica di epoca sovietica, selezionate tra circa 1,5 milioni di immagini, e i risultati degli esperimenti scientifici condotti nell’ambito del progetto. Saggi dedicati a temi quali la natura della comunità, il potere, l’amore, gli stati alterati di coscienza e la violenza si alternano al racconto visivo disposto in ordine cronologico. La sezione finale cataloga circa elementi, tra costumi d’epoca e oggetti di scena, insieme ai personaggi che popolano il progetto; i fotogrammi tratti dall’intero materiale sono presentati in ordine cronologico.

Comme des Garçons × DAU Institute 1938–1952 Nel 2018 Comme des Garçons collaborò con il progetto DAU alla pubblicazione dell’album fotografico Comme des Garçons × DAU Institute 1938–1952, nell’ambito dell’iniziativa annuale della casa di moda dedicata alla presentazione del lavoro di artisti e fotografi.

Les Salons DAU Nel 2018 è stata pubblicata Les Salons DAU come edizione speciale al Théâtre du Châtelet, descritta come “un dono alla città di Parigi”, contenente opere di Léon Bakst, Michail Larionov e Natalia Goncharova accanto a frammenti delle installazioni di DAU, con prefazioni del sindaco di Parigi Anne Hidalgo, della direttrice artistica del Théâtre du Châtelet Ruth Mackenzie e altri.

Installazioni complesse Le installazioni complesse costituiscono una componente centrale del progetto fin dal periodo in cui l’Istituto era attivo durante le riprese. Lo spazio non funzionava soltanto come set cinematografico: centinaia di partecipanti vi vivevano e lavoravano all’interno di una realtà ricostruita, mentre la successiva presentazione parigina assunse la forma di un’installazione immersiva destinata a coinvolgere direttamente i visitatori.