Volterra (in etrusco Velathri, in latino Volaterrae, in greco Ουολατέρραι) fu una delle principali città dell'Etruria settentrionale e in seguito un municipio romano. Sorgeva sul colle occupato dalla città attuale, alla confluenza delle valli dell'Era e del Cecina, a una trentina di chilometri dal mare.; .L'altitudine è indicata in 552 m s.l.m. da , che cita la descrizione straboniana del sito come colle alto, ripido sui lati e piatto in cima (Strab. V 2, 6), e in 550 m da .

L'occupazione del colle risale all'Eneolitico e prosegue quasi senza soluzione di continuità; la formazione urbana si compie fra il Bronzo finale e l'età arcaica, quando la costruzione del primo circuito murario, verso la metà del VI secolo a.C., la sancisce definitivamente.; . Fra la fine del IV e il III secolo a.C. la città raggiunge la massima estensione, racchiusa da una cinta muraria di oltre sette chilometri, la più ampia dell'Etruria, che comprende circa 116 ettari.; . Entrata nell'orbita romana dopo la sconfitta di un esercito etrusco presso la città nel 298 a.C., Volterra divenne municipio dopo la guerra sociale e subì un duro assedio da parte di Silla, senza che ciò interrompesse la continuità delle sue élite e delle sue tradizioni.; .

Alla città si devono la produzione di urne cinerarie in tufo, travertino e alabastro che costituisce il nucleo del Museo etrusco Guarnacci, una zecca che coniò moneta fusa nel III secolo a.C., il bronzetto votivo noto come Ombra della sera, il santuario dell'acropoli e, in età romana, il teatro di Vallebuona e un anfiteatro individuato soltanto nel 2015.; ; . Volterra ebbe inoltre un ruolo decisivo nella nascita dell'etruscologia: la quantità e la qualità dei reperti che vi si scoprivano e l'istituzione nel 1732 di un museo pubblico ne fecero, nel XVIII secolo, una tappa obbligata per i dotti..

Toponimo

Il nome etrusco della città, velathri, è attestato dalla leggenda monetale, incisa in senso retrogrado e al genitivo, delle serie di aes grave del III secolo a.C.. Al nome etrusco corrispondono il latino Volaterrae e il greco Ουολατέρραι.

Le forme attestate Per le leggende monetali il riconoscimento non pone problemi: al pari di pupluna, vatl e velsna per Populonia, Vetulonia e Volsinii, velaθri rimanda con certezza a Volaterrae.. Il nome vi compare per esteso, senza abbreviazioni, in tutte e tre le serie monetali: una rarità in Etruria.. La forma è attestata più volte anche in epigrafi, oltre che a Volterra, da Monteriggioni, Casole d'Elsa, Castiglione del Lago e da località incerte; i repertori toponomastici registrano inoltre la variante veliθri.; , che rinvia a G. B. Pellegrini, Toponimi ed etnici nelle lingue dell'Italia antica, in A. L. Prosdocimi (a cura di), Popoli e civiltà dell'Italia antica, 6, 1978, p. 116.

Dal toponimo derivano, per sincope interna, l'etnico velθrite e il gentilizio velθrina, entrambi documentati non a Volterra ma nell'Etruria interna: il primo a Volsinii e a Chiusi, il secondo in un'unica occorrenza chiusina.. Al nome etrusco corrisponde il latino Volaterrae, con l'etnico Volaterrani, alla base della forma odierna.. Le fonti sono Liv. XXVIII 45 e Plin. nat. III 52. Sull'adattamento latino, che si inserisce in una serie con Volsinii e Volci, potrebbe avere agito una tendenza dell'etimologia popolare alla normalizzazione del termine etrusco sul lessico latino..Carlo De Simone ricostruisce l'antecedente etrusco della forma latina come *vel(a)θri̯a. Cfr. , che rinvia a C. De Simone, Kaiseri: in che forma il nome di Caere più antico?, in «AION Linguistica», 21, 1999, p. 214.

L'etimologia e i suoi limiti Sull'origine del nome la ricerca non è in grado di pronunciarsi. Riccardo Massarelli osserva che velaθri condivide con *suθri-, il nome etrusco di Sutrium, la terminazione -θri, ma che di questa terminazione è impossibile stabilire l'origine e la funzione, e tanto meno è possibile affrontare la questione dell'etimologia dei toponimi in cui compare.. Il limite è strutturale: lo stato lacunoso delle conoscenze sulla lingua etrusca rappresenta per Massarelli la prima difficoltà, spesso determinante, poiché il lessico, che è la fonte principale degli studi etimologici, è noto solo parzialmente e solo per alcuni ambiti, quello funerario e quello religioso..

Analoghe conclusioni aveva raggiunto Giovan Battista Pellegrini, per il quale assegnare un significato a un toponimo di origine etrusca è impresa "obiettivamente poco incoraggiante e più spesso insuperabile", mentre il ricorso alle cosiddette lingue "mediterranee" per colmare la lacuna risulta "assai pericoloso e fuorviante; a volte dilettantesco"..Già Massimo Pallottino osservava che i problemi relativi alla toponomastica etrusca dell'Italia centrale e settentrionale erano "ancora ben lungi da poter offrire dati sistematici e conclusioni sicure", e che manca nei manuali di etruscologia un capitolo dedicato espressamente alla toponomastica, a differenza dell'antroponimia e dei teonimi (). In termini più netti Helmut Rix: se studiosi diversi, applicando lo stesso metodo, attribuiscono il medesimo toponimo a sostrati differenti senza che nessuno di essi commetta un errore logico, allora è il metodo a essere sbagliato, e rintracciare una lingua ignota a partire dai nomi propri è impossibile (). Nei repertori toponomastici si trova nondimeno registrata l'individuazione, nel nome, dell'elemento vel-, ricorrente nei nomi locali etruschi, "cui è assegnato il significato di 'altura'": la formulazione, di per sé cauta, non è accompagnata da un rimando bibliografico..

Il sistema toponomastico di Devoto Nel 1941 Giacomo Devoto inserì il nome della città in un sistema toponomastico imperniato su una radice vel- / vols- di cui rilevava l'ampia vitalità: presente in forma semplice nel nome del lago Velino, ampliata con -s- in quelli di Volsinii e dei Volsci, e con -tr- in velaθri / Volaterrae e in *Veltri / Velitrae. Il sistema si articolava in un triplice parallelismo geografico fra "Etruria pontina" (Vols-ci, Veli-trae), "Etruria toscana" (Vols-inii, Vola-terrae) ed "Etruria padana" (Fels-ina, Fel-triae)..Le tre denominazioni sono di Devoto. Mentre "Etruria padana" ed "Etruria campana" sono termini correnti dell'etruscologia, "Etruria pontina" non lo è, e l'etichetta presuppone l'attribuzione all'ambito etrusco proprio dei toponimi che il ragionamento intende ricondurvi. Cfr. .

La proposta nasceva in realtà da un altro problema, quello dei nomi di Felsina e di Feltre, che Devoto intendeva sottrarre alla famiglia onomastica fels- / hels- per ricondurli alla stessa radice: il passaggio da V- a F- sarebbe un'innovazione circoscritta alla direttrice padana orientale Bologna-Este-Feltre e anteriore all'invasione gallica. Il nome di Volterra vi figura dunque come termine di confronto, non come oggetto d'indagine..L'accostamento fra Volterra, Velletri e Feltre è registrato senza presa di posizione da ; una spiegazione alternativa del passaggio a F-, come lettura alla latina del digamma etrusco originario, era stata avanzata da Silvio Ferri.

Il gentilizio Kaikna e l'idronimo

Al territorio rimanda invece il gentilizio Kaikna, latino Caecina, tipicamente volterrano e collegato con l'idronimo Cecina.. Sul rapporto fra la famiglia e il fiume gli studiosi si sono divisi: Karl Otfried Müller e Wilhelm Deecke lasciarono aperta la questione se fosse stata la gens a dare il nome al corso d'acqua o viceversa, mentre Wilhelm Schulze si pronunciò per la prima soluzione, osservando che il nome ha la struttura di un gentilizio.. Una spiegazione diversa è stata avanzata per il toponimo e idronimo Cecina: al pari di altri toponimi etruschi in -na, esprimerebbe in origine la dipendenza del luogo da una gens particolarmente prestigiosa che vi esercitava il proprio potere.. Massarelli considera però il caso di Cecina esemplare in senso opposto: il toponimo etrusco ricostruibile, *caicna, è identico all'antroponimo caicna, presente in gran numero nella documentazione onomastica proprio della zona di riferimento, sicché -na non ha qui valore di formante toponomastica ma è parte integrante del gentilizio, che dà poi origine al toponimo..Su questa base Massarelli ritiene da rivedere l'ipotesi che -na, nei toponimi etruschi, rappresenti sempre una formante derivazionale impiegata per costruire prediali, cioè nomi di luogo derivati dal nome di chi ne aveva posseduto i terreni: la formante ha in etrusco un valore generico di derivazione, applicabile a settori diversi del lessico. Cfr. .

Il territorio

Il territorio di Volterra è vasto: i suoi limiti possono essere segnati grosso modo a ovest dal mar Tirreno, a nord dal bacino del fiume Fine, idronimo parlante, e dalle valli della media Era e dell'Elsa, a est dalla bassa Val d'Elsa, a sud dalla catena delle Colline Metallifere; Camporeale avverte tuttavia che il quadro potrebbe essere più articolato..La ricostruzione dei confini risale a Enrico Fiumi, che li affrontò confrontando i tre perimetri sovrapposti della diocesi, del municipio romano e dello stato etrusco: . È il riferimento su cui si fondano tanto quanto .Enrico Fiumi, "I confini della diocesi ecclesiastica, del municipio romano e dello stato etrusco di Volterra", in «Archivio Storico Italiano», vol. CXXVI (1968), n. 1 (457), pp. 23-60.Silvano Mori, "Pievi di confine della diocesi Volterrana antica", in «Rassegna Volterrana», rubrica "Attualità di ricerche", pp. 163-179 In termini di superficie, il territorio controllato dalla città in età etrusca è stato stimato in circa 2.700 chilometri quadrati; in età romana lager Volaterranus si sarebbe contratto a circa 2.000, in seguito allo scorporamento di alcune zone dell'area orientale a favore di Siena., che rinvia agli studi di Simon Stoddart.Il dato può essere confrontato con quello, assai minore, del basso medioevo: nel 1428-1429 il territorio di Volterra, formato dalla città, dalle ville del contado e dalle comunità della Val di Cecina, si estendeva per 836 chilometri quadrati con una densità di 8,6 abitanti per chilometro quadrato, ma dal computo mancavano l'intera Val d'Era, la Val d'Elsa e parte della Val di Cecina, che in età romana erano comprese nellager. Cfr. . Le proiezioni culturali della città corrono lungo le direttrici che le valli del Cecina, dell'Era e dell'Elsa offrono per natura; cominciano già in età villanoviana e si intensificano nelle fasi successive.

Alla base dello sviluppo del centro stanno lo sfruttamento delle risorse naturali, in particolare le saline della valle del Cecina e le miniere metallifere della stessa valle e della media Val d'Elsa, presso Montaione e Gambassi, oltre all'agricoltura. Già in età eneolitica il controllo del distretto minerario, e verosimilmente delle miniere di Montecatini Val di Cecina, dove si trovano giacimenti di rame nativo, appare il fattore che spiega l'occupazione precoce e continuativa del sito..

Nell'Orientalizzante l'espansione è documentata da tombe isolate o riunite in piccoli nuclei, poste dove il traffico o le risorse le rendevano utili: fra queste la tomba a tholos di Casaglia e la tomba di Montescudaio, il cui cinerario fittile reca sul coperchio la più antica rappresentazione etrusca di banchetto..

Il complesso più significativo è la necropoli di Casa Nocera, presso Casale Marittimo, scavata nel 1987-88: una piccola necropoli pertinente a un gruppo familiare, con otto tombe comprese fra il primo e il secondo quarto del VII secolo a.C., dalla più antica a cassone alla più tarda a camera con tumulo, e corredi di produzione sia etrusco-meridionale sia vetuloniese.. Per Marisa Bonamici il sito dimostra che il movimento di persone dall'Etruria meridionale verso Volterra, ipotizzato da Camporeale sulla base di sepolture come quella del Guerriero di Poggio alle Croci, avvenne attraverso la valle del Cecina..