La necropoli di Casa Nocera è una piccola necropoli etrusca di età orientalizzante, situata su un poggio appena fuori dall'abitato di Casale Marittimo, in provincia di Pisa. Utilizzata tra la fine dell'VIII e l'inizio del VI secolo a.C. da un unico gruppo familiare legato al vicino insediamento di Casalvecchio, nell'orbita di Volterra, deve la sua notorietà al ricco corredo della tomba del capostipite e a due statue in pietra calcarea, considerate da Adriano Maggiani le sculture a tutto tondo più antiche rinvenute in Italia.. I materiali sono divisi fra il Museo archeologico nazionale di Firenze, che conserva fra l'altro le due statue, e il Museo Archeologico Comunale di Cecina, dove è esposto l'intero corredo della tomba A.; .

Scoperta e scavi La necropoli fu individuata nel 1987, quando alcuni lavori agricoli riportarono casualmente alla luce le due statue; la segnalazione del ritrovamento diede avvio alle indagini.. L'indagine, condotta dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana negli anni 1987-1988, esplorò completamente il sepolcreto.. I corredi furono presentati al pubblico nella mostra Principi guerrieri (Firenze, Museo archeologico nazionale, 2001), curata da Anna Maria Esposito, e successivamente nella mostra Signori di Maremma (2010).; . Lo studio complessivo dei rinvenimenti è stato condotto da Anna Maria Esposito con Adriano Maggiani e Alexia Nascimbene; nel 2005 le due tombe femminili sono state oggetto di una tesi di licenza di Camilla Colombi presso l'Università di Basilea.

Contesto territoriale Fra la fine del Villanoviano II e gli inizi dell'età orientalizzante, intorno all'ultimo quarto dell'VIII secolo a.C., la crescita demografica di Volterra si accompagnò alla comparsa di numerosi insediamenti disposti a raggiera intorno alla futura città, tra i quali Casale Marittimo, con sepolture e corredi affini a quelli volterrani.. Secondo Esposito, sulle due rive del Cecina si fronteggiavano i centri di Casaglia e di Casale Marittimo, sedi di gruppi gentilizi la cui ricchezza e il cui potere derivavano dal controllo dei traffici e dallo sfruttamento agricolo del territorio, con un possibile ruolo secondario delle risorse minerarie..

L'abitato antico è stato individuato in località Casalvecchio, sul crinale che divide la valle della Sterza dalla pianura costiera, in posizione di controllo sugli itinerari che dal litorale risalivano verso Volterra.. Sulla sommità della collina sorgeva un villaggio di capanne impiantato verso la fine dell'VIII secolo a.C.; nell'Orientalizzante maturo e tardo vi sorse un edificio costruttivamente più ambizioso, che fungeva da centro politico e cerimoniale della comunità e che fu sostituito verso la fine del VII secolo a.C. da una costruzione più ampia con copertura in tegole e lastre di rivestimento dipinte, probabilmente distrutta da un incendio e poi ricostruita, la nuova struttura fu abbandonata in via definitiva nei primi decenni del VI secolo a.C. Il sito, scavato senza metodo negli anni sessanta del Novecento, è stato in seguito oggetto di uno studio d'archivio che ne ha precisato le fasi di vita fino all'età romana.. La necropoli di Casa Nocera sorge pochi chilometri a ovest dell'abitato.

La necropoli

Il sepolcreto, riferibile a un unico gruppo familiare, comprendeva secondo Esposito dieci tombe di tipologia differente..Colombi conta invece nove sepolture, di cui sei ritrovate intatte (le tombe maschili A, G, H1 e H2 e le femminili B e L) e tre violate in antico (C, E ed F, le ultime due probabilmente a incinerazione); cfr. . Le sepolture si scaglionano fra la fine dell'VIII e l'inizio del VI secolo a.C., addensandosi nei decenni centrali del VII, e mostrano come in due generazioni il rituale funerario sia passato dall'incinerazione entro cassone litico, e poi dall'inumazione in fossa terragna, alla costruzione di una tomba a camera concepita per più individui. La sepoltura più antica tra quelle intatte, la tomba A, occupava una posizione di rilievo sul pianoro; attorno a essa le altre tombe si disponevano con andamento semiradiale. Le inumazioni erano sigillate da uno strato di argilla biancastra..

Colombi ha rilevato la quasi totale assenza di vasellame ceramico nei corredi: nelle tombe maschili era sostituito da pregiato vasellame bronzeo, mentre nelle due tombe femminili mancava ogni recipiente, ceramico o metallico, circostanza che rimane priva di una spiegazione soddisfacente..

La tomba A La tomba A, costruita a cassone con lastre litiche, apparteneva con ogni probabilità al capostipite del gruppo. All'interno del cassone era deposto un grande dolio fittile contenente l'urna cineraria e coperto da uno scudo di bronzo; nell'urna, secondo un rituale di sapore omerico, le ossa combuste erano avvolte in un telo di lino insieme agli ornamenti personali. All'esterno del dolio si trovavano gli elementi in ferro riferibili probabilmente a due carri, un servizio da banchetto che comprendeva anche un tavolo rivestito di lamina di bronzo, le armi e, come insegne del potere, uno scettro, un'ascia bronzea e un lituo d'avorio, oggetti che qualificano il defunto al tempo stesso come sovrano e come sacerdote..

Le tombe H1 e H2 Le tombe H1 e H2 sono due fosse parallele e contigue, concepite come un'unica struttura: le copriva un medesimo strato di argilla e le chiudeva una sola grande lastra litica, il che fa ritenere contemporanee le due deposizioni, forse pertinenti a due guerrieri caduti nello stesso combattimento. Ciascun inumato era deposto su assi di legno di quercia; i resti scheletrici erano quasi del tutto scomparsi per condizioni microambientali sfavorevoli..

Il corredo della tomba H1 comprendeva una pisside-incensiere in lamina di bronzo con coperchio ligneo decorato a sbalzo con centauri, forma tipica della produzione vetuloniese, una patera d'argento, fibule a drago in oro e in argento e numerose fibule a sanguisuga, riferibili alla veste e forse a un sudario. Sul petto del defunto era appoggiato un fascio di tre asce con lame in bronzo: i fori praticati alla base delle lame, che le rendevano inutilizzabili, e l'assenza di vere armi nel corredo hanno indotto Esposito a interpretarlo come insegna cerimoniale, legata a una specifica dignitas del defunto.. Nella tomba H2, accanto a una pisside-incensiere analoga (nella quale sono state identificate tracce di incenso), la coppia di asce faceva parte di un armamento completato dalla lancia e dal coltello in ferro, che qualifica il defunto come guerriero; completavano il corredo fibule a drago e a sanguisuga e un bacile in lamina di bronzo con tracce di tessuto sull'orlo..

La tomba G La tomba G, una fossa terragna asportata in blocco al momento dello scavo per essere indagata in laboratorio, accoglieva un giovinetto di quattordici anni, deposto forse entro un tronco incavato di quercia. La veste, fermata da affibbiagli a pettine d'argento, fibule ad arco serpeggiante in argento e bronzo e un affibbiaglio a sbarre in avorio, doveva ricalcare quella del capostipite della tomba A; una serie di fermatrecce indica che i capelli erano raccolti in un'unica lunga treccia ricadente sul petto, e resti vegetali sulla fronte fanno supporre che il defunto fosse coronato di fiori. Il corredo comprendeva una daga deposta sopra il capo, tre lance, un'ascia in ferro con parte del manico in faggio, e offerte di cibo (nocciole, uva e una melagrana, come nella tomba A) contenute in una patera di bronzo dentro un bacino bronzeo decorato sull'orlo con figurine di guerrieri elmati di gusto vetuloniese. Per Esposito la ricca parure e l'apparato da banchetto connotano il rango principesco del giovane, e le armi dimostrano il raggiungimento dell'età dell'iniziazione guerriera; l'assenza dei marcatori di status presenti nelle sepolture degli adulti indicherebbe però che egli non aveva ancora conseguito una posizione elevata nell'assetto politico del gruppo. La cronologia proposta è entro il primo quarto del VII secolo a.C..

Le tombe femminili B e L Le due sole deposizioni sicuramente femminili sono fosse terragne prive di apprestamenti particolari, i cui corredi si riducono in sostanza all'abbigliamento e agli oggetti d'uso personale. Nella tomba B era deposta una ragazza di 12-14 anni, con coppie di fibule a navicella e a sanguisuga, due fermatrecce d'argento dorato e una collana d'ambra; presso i piedi si trovavano un fuso in bronzo con fusaiola in pietra nera e una conocchia composita in bronzo e osso, strumenti di lusso per la lavorazione della lana che trovano confronti in sepolture eminenti come la tomba Regolini-Galassi di Cerveteri. Le fibule a navicella a lungo piede orientano la datazione al secondo quarto del VII secolo a.C..

La tomba L conteneva lo scheletro ben conservato di una donna di 18-20 anni, con le mani raccolte sul bacino. Peculiare è il numero e la disposizione delle dodici fibule bronzee, nove delle quali concentrate sulle ossa del bacino: secondo Colombi la defunta indossava forse un abito di parata a due capi, con le fibule minori a chiudere una veste e le maggiori un mantello o una sopravveste. Il corredo comprendeva una fusaiola e una lama di coltello in ferro appesa con una catenella a una cintura deposta presso i piedi; l'indagine comparativa condotta da Colombi sulla presenza del coltello nelle tombe femminili etrusche e italiche suggerisce di leggerlo, sul modello dei confronti di Este e Bologna, come strumento legato alla lavorazione dei tessuti. La datazione proposta è poco prima della metà del VII secolo a.C.. Esposito ha ipotizzato che le associazioni coltello-fusaiola (tomba L) e fuso-conocchia (tomba B) possano riflettere mansioni diverse nel ciclo della filatura e tessitura e una gerarchia interna fra le due donne, entrambe connotate come optimae foeminae..

La tomba a camera C La sequenza dell'architettura funeraria della necropoli si conclude con la tomba C, una camera ipogea di pianta quadrangolare, dotata di anticella, coperta a doppio spiovente e accessibile per mezzo di una breve scala, che emerge nel sepolcreto per dimensioni e tipologia. Edificata nel secondo quarto del VII secolo a.C., forse dove sorgeva una sepoltura precedente, restò in funzione fino agli inizi del VI secolo a.C., epoca di un suo radicale rifacimento; un aryballos protocorinzio rinvenuto nel dromos e la ceramica etrusco-corinzia della camera ne fissano i limiti cronologici d'uso. La tomba fu trovata violata..

Le statue

Le due statue in calcare conchiglifero, databili ai primi decenni del VII secolo a.C., furono rinvenute reimpiegate sulla copertura della tomba C, alla quale potevano appartenere come arredo esterno: il materiale è lo stesso usato per le pareti e i gradini del dromos.. Entrambe sono prive della parte inferiore delle gambe, poiché erano munite di lunghi tenoni che ne consentivano il fissaggio nel suolo. Le figure, stanti, indossano un perizoma triangolare inciso a motivi geometrici e un largo cinturone; la statua A (altezza conservata 74,5 cm) porta i capelli in una lunga treccia e solleva gli avambracci con le mani congiunte dietro la nuca, la statua B (85 cm) ha una corta coda sulle spalle, la mano sinistra abbassata al ventre e la destra raccolta al petto, e conserva un frammento dell'occhio destro, lavorato in pietra nera e incassato nella cavità oculare.