Pisa, in latino Pisae, fu una città dell'Etruria settentrionale, e in seguito un municipio romano, attiva senza soluzione di continuità dall'età del Bronzo finale alla tarda antichità nell'area occupata dalla città attuale. Sorgeva nella pianura alluvionale alla confluenza tra l'Arno e l'Auser (l'odierno Serchio), in un paesaggio all'epoca segnato da lagune e corsi d'acqua che ne fecero uno dei principali snodi marittimi e fluviali del Tirreno settentrionale.

A lungo nota quasi soltanto dalle fonti letterarie, la Pisa preromana è stata restituita dall'archeologia solo a partire dagli anni ottanta e novanta del XX secolo, con gli scavi urbani, la scoperta della necropoli con il tumulo di via San Iacopo (1994) e quella del complesso delle navi antiche di San Rossore (1998).; . Divenuta municipio dopo la guerra sociale e poi colonia romana, mantenne fino al tardo impero il proprio ruolo portuale, celebrato ancora nel V secolo d.C. da Rutilio Namaziano.

Toponimo Le fonti trasmettono il nome della città al plurale, Pisae in latino, con le forme Pise e Pisis negli itinerari tardi, e in greco Πίσα o Πεῖσα, con varianti; gli etnici attestati sono Pisanus e Pisaeus in latino e Πισᾶται e Πισαῖοι in greco., con il repertorio completo delle attestazioni. L'omonimia con la Pisa dell'Elide fu il perno attorno a cui gli antichi costruirono le tradizioni di fondazione greca della città.; .

Attorno al nome la stessa erudizione antica accumulò spiegazioni tra loro incompatibili, tutte trasmesse dal commento di Servio Danielino. Due sono di tipo eponimico e legano il toponimo a un fondatore: Piso, re dei Celti e figlio di Apollo Iperboreo, oppure un giovane di grande forza, anch'egli di ascendenza divina. Una terza notizia ricorda sul luogo della futura città, prima degli Etruschi, i Teutani di lingua greca, dai quali l'abitato avrebbe tratto l'antico nome di Teuta; una quarta, trasmessa da un testo in questo punto corrotto, vuole che il nome Pisa fosse la rilettura, nella lingua dei Lidi (cioè degli Etruschi, secondo l'equazione corrente nell'antichità), di un termine locale teuta con il significato di porto: un'etimologia che legava il nome della città alla sua funzione portuale.; ; ; .

Proprio la coesistenza di spiegazioni inconciliabili, un eponimo celtico, un capostipite divino, un popolo grecofono e una glossa "lidia", rivela agli occhi della critica moderna la natura di costruzioni erudite di queste notizie, analizzate puntualmente da Dominique Briquel: la base *teut- è indoeuropea ed estranea al greco, sicché la qualifica di grecofoni attribuita ai Teutani tradirebbe soltanto la volontà di rivendicare origini elleniche, mentre la glossa "lidia", quand'anche conservasse un'informazione linguistica autentica, riguarderebbe il lidio e non l'etrusco, e documenta semmai il ricorso ad argomenti linguistici da parte dei sostenitori antichi della teoria delle origini lidie degli Etruschi., in particolare nota 45; .Sull'attendibilità delle tesi antiche sull'origine degli Etruschi l'approfondimento è nella voce Ipotesi sull'origine degli Etruschi.

Il nome etrusco della città resta invece ignoto, non essendo il toponimo mai attestato in iscrizioni etrusche; Bruni giudica priva di fondamento la congettura che lo riconosceva nella famiglia onomastica tutna di tarde iscrizioni chiusine e perugine..

La critica moderna tende del resto a leggere l'omonimia con la Pisa peloponnesiaca non come memoria di una migrazione, ma come l'appiglio su cui l'erudizione romano-italica costruì analogicamente le leggende di fondazione greca, secondo un procedimento ben documentato che associava toponimi peloponnesiaci e italici, come nel caso parallelo del Pallantion arcade e del Palatino., con la definizione di elaborazione artificiale risalente a Dominique Briquel.

Le fonti e le tradizioni sulle origini

Le fonti antiche trasmettono sulle origini di Pisa tradizioni discordanti, orientate ora verso il mondo greco, ora verso quello etrusco, ora verso quello ligure.. Il gruppo più consistente di notizie collega la città all'Elide e alla Pisa greca sul fiume Alfeo: Virgilio parla di un'origine alfea, Servio attribuisce la fondazione a Pelope, re dell'Elide, mentre per Strabone e Plinio la città sarebbe stata fondata dai Pisati del Peloponneso, compagni di Nestore reduci da Troia.

Il cosiddetto Servio Danielino conserva inoltre la leggenda di una fondazione da parte di Epeo, il costruttore del cavallo di Troia, che Stefano Bruni ha messo in relazione con la percezione del particolare paesaggio anfibio della foce dell'Arno,; . mentre un'analisi recente vi riconosce una costruzione erudita di ambienti romani, modellata sulla tradizione metapontina dell'eroe e già marginale agli occhi dello stesso scoliaste,. e la notizia, risalente a Catone, di un più antico abitato dei Teutani, popolazione di lingua greca la cui identificazione resta discussa: vi si sono riconosciuti di volta in volta un gruppo indoeuropeo non greco, elementi celto-liguri, genti illiriche o i Teuthadeis di Focea., con lo status quaestionis; .

A una fondazione etrusca rimanda invece la tradizione che collega la città a Tarconte, discendente di Tirreno, riportata da Licofrone e ancora da Catone..

Giovannangelo Camporeale ha proposto di leggere nella distinzione tra Pelope e i suoi discendenti la traccia di due distinte ondate migratorie della leggenda, una anteriore alla guerra di Troia e una legata ai nostoi, inserendo il richiamo agli eroi del ciclo troiano in un più ampio programma di nobilitazione del passato cittadino comune ad altri centri etruschi..

La notizia isolata di Dionigi di Alicarnasso, che annoverava Pisa tra le città dei Pelasgi, è considerata da Bruni una probabile estrapolazione della prospettiva storiografica dello stesso Dionigi, priva di riscontri nelle altre fonti; già Briquel ne aveva rilevato il carattere sospetto e ideologicamente orientato, inquadrandola nell'applicazione meccanica a Pisa di una teoria d'insieme sul popolamento antico dell'Etruria.; .

Quanto all'ipotesi ligure, essa si fonda sui passi relativi alla presenza di Liguri sulla riva destra dell'Arno e sull'identificazione, proposta da alcuni studiosi, dei Teutani stessi con i Liguri.

Già gli autori antichi, peraltro, assegnavano in prevalenza la città all'ethnos etrusco: per Polibio Pisa era la prima città dell'Etruria per chi giungesse dal paese dei Liguri, e Pomponio Mela ne ribadiva l'appartenenza etrusca insieme a quella dei suoi fiumi; i dati archeologici indicano oggi un'etruscità dell'insediamento fin dal IX secolo a.C., se non dalle ultime fasi del Bronzo finale, mentre resta ignoto il nome etrusco della città, poiché il toponimo è tramandato solo nella veste greca e latina.

Alla tradizione antiquaria appartiene infine la figura di Piseus, figlio di Tirreno, cui Plinio attribuiva l'invenzione della tromba da guerra e del rostro navale, spia del precoce legame tra la città e l'immaginario marittimo., con rinvio a Plinio, Naturalis historia, VII, 56, 201.

La storia delle ricerche

Per secoli Pisa ha rappresentato un paradosso: una città di celebre antichità, cantata dalle fonti, ma priva di antichità visibili. La continuità ininterrotta dell'abitato, il sistematico reimpiego medievale dei marmi antichi, ben riconoscibile nel Duomo e nel Camposanto, la coltre dei depositi alluvionali e la falda freatica superficiale avevano infatti cancellato o sepolto quasi ogni testimonianza monumentale, al punto che Camporeale ha potuto definirla «una città antica senza antichità».

Su questo vuoto archeologico si innestò a lungo anche il dubbio sulla natura stessa della città: una parte consistente della critica ottocentesca e novecentesca negò l'etruscità di Pisa in favore di un'origine ligure, e la piena appartenenza etrusca del centro è tornata a essere affermata senza riserve solo in tempi recenti.; .

La storia della riscoperta è a sua volta accidentata. Tra Quattrocento e Cinquecento le falsificazioni di Annio da Viterbo costruirono attorno alle origini della città genealogie fantastiche destinate a lunga fortuna erudita,. mentre un progetto di scavo concepito attorno alla metà dell'Ottocento da Alessandro François non fu mai realizzato..

La svolta è giunta con la stagione dell'archeologia urbana avviata dagli inizi degli anni ottanta del Novecento e intensificatasi nel decennio successivo con il moltiplicarsi degli scavi in città: i risultati portarono a maturazione l'idea della piena etruscità dell'insediamento e culminarono nella scoperta della necropoli di via San Iacopo (1994) e del deposito delle navi presso la stazione di San Rossore (1998), cui si sono aggiunte nel nuovo secolo le indagini di Porta a Lucca e di via Marche.; ; . Nel 1994, alla vigilia delle scoperte maggiori, la voce dedicata a Pisa nella "Bibliografia topografica della colonizzazione greca in Italia" fotografava lo stato delle conoscenze e resta il repertorio di riferimento per le fonti e la bibliografia precedente..

Topografia e territorio

La città sorse su un dosso della pianura alluvionale, tra il corso dell'Arno e quello dell'Auser, a poco meno di quattro chilometri dalla linea di costa antica.; . Il paesaggio circostante era dominato dalle acque: bracci fluviali, canali, aree palustri e specchi lagunari collegavano l'abitato al mare e all'entroterra, in un sistema idrografico instabile e soggetto a ripetute alluvioni.

Strabone descrive la confluenza dei due fiumi presso la città e un Arno che raggiungeva il mare diviso in tre rami, con una risalita dalla foce resa difficile dallo scontro delle correnti; il passo costituisce il punto di partenza di ogni ricostruzione del paesaggio antico, per quanto il tracciato dei paleoalvei resti in gran parte congetturale..

Le ricerche geomorfologiche hanno riconosciuto nella progradazione della linea di costa tra Luni e Livorno, particolarmente intensa a partire dall'età tardorepubblicana, il fattore che ha progressivamente allontanato la città dal mare e trasformato gli approdi..

Verso l'interno, il territorio gravitante su Pisa si estendeva dalla Versilia alla valle del Serchio e alla Valdera, fino a lambire a sud l'area del Fine, al confine con il territorio di Volterra; già nella prima età del Ferro l'insediamento appare al centro di una rete di piccoli abitati disposti lungo le dune costiere, i rilievi dei Monti Pisani e le vie d'acqua verso l'interno, dalle vocazioni economiche complementari..

L'abitato

Le più antiche tracce di insediamento stabile nell'area urbana risalgono al Bronzo finale, con resti di capanne presso la confluenza tra Auser e Arno; in età villanoviana l'abitato appare spostato di poco verso nord-ovest, con una necropoli lungo la via di Pietrasanta e materiali che trovano i confronti più stretti con quelli di Volterra e della bassa valle del Cecina.; . Materiali villanoviani provengono da più punti dell'area urbana e periurbana, dall'area Scheibler a via Buonarroti, a via delle Cascine e a via Bragazzi, mentre nei decenni a cavallo del 700 a.C. si registra un infittirsi degli insediamenti anche lungo le dune costiere, con il piccolo centro di Poggio al Marmo di San Rossore presso la foce dell'Auser, e verso l'interno. Gli scavi condotti dal 2005 nel quartiere di Porta a Lucca, in via Marche, hanno confermato la consistenza dell'insediamento villanoviano e della relativa necropoli..