Il Teatro comunale Concordia è lo storico teatro pubblico di San Benedetto del Tronto. L'edificio, la cui edificazione venne avviata nel 1827 e completata con l'inaugurazione ufficiale del 1832, si sviluppa su una pianta a ferro di cavallo e presenta una capienza complessiva di 312 posti a sedere, dei quali 258 distribuiti in platea e 54 disposti lungo l'ordine di galleria.
Sotto il profilo gassoso, gestionale e artistico, la programmazione della sala è coordinata dall'amministrazione comunale in collaborazione con l'AMAT (Associazione Marchigiana Attività Teatrali), con il patrocinio della Regione Marche e del Ministero della Cultura. Il cartellone della stagione annuale si articola in produzioni di prosa, spettacoli di commedia e rassegne concertistico-musicali, alternate a iniziative di carattere sociale e didattico volte al coinvolgimento del pubblico giovanile e all'accessibilità dei servizi ricreativi sul territorio.
Storia L'infrastruttura venne originariamente edificata per iniziativa dell'Associazione dei filarmonici locali, un sodalizio di cittadini che in precedenza allestiva le proprie rappresentazioni all'interno della sala consiliare municipale. Il teatro ricevette la denominazione di "Concordia" a memoria della pacificazione sociale e della conciliazione raggiunta tra alcune influenti famiglie patrizie della città e a suggellare una riconciliazione cittadina con la vicina Grottammare, storicamente divise da aspri dissidi interni. Sotto il profilo artistico, il palcoscenico ospitò per diverse stagioni produzioni operistiche e rassegne di rilievo, con particolare riferimento al repertorio della lirica e ai compositori contemporanei. A partire dalla seconda metà dell'XIX secolo, l'infrastruttura conobbe un utilizzo più saltuario, risentendo delle alterne vicende politiche e amministrative della delegazione pontificia.
Sotto il profilo storiografico, i locali vennero requisiti e occupati dalle guarnigioni militari sia durante i movimenti plebiscitari legati alla transizione verso l'Unità d'Italia sia in concomitanza con la mobilitazione della prima guerra mondiale. Nel corso del Novecento, l'immobile assunse molteplici funzioni civiche, venendo adibito ad aula di tribunale per i processi, seggio elettorale unico, sede per le assemblee della Società di mutuo soccorso, spazio per feste di beneficenza e conferenze patriottiche. Con l'avvento del Fascismo, il teatro fu parzialmente utilizzato per manifestazioni propagandistiche e politiche, pur mantenendo la propria vocazione primaria legata alla prosa e agli spettacoli teatrali, fino alla sua temporanea dismissione.
La trasformazione in cine-teatro "Teodorico Pomponi" Una radicale mutazione strutturale e gestionale si verificò nel secondo dopoguerra per iniziativa dell'imprenditore ascolano Teodorico Pomponi (1866-1955) — già costruttore nel 1921 del "Teatro Virginia" con annesso albergo Eden lungo via Francesco Crispi (immobile riadattato dal 1939 come convento dei Padri Sacramentini). Pomponi, dopo aver rilevato i diritti di comproprietà di ventotto condomini del Concordia, avanzò una formale proposta di ristrutturazione all'amministrazione comunale. Con delibera d'urgenza della Giunta municipale del settembre 1946, successivamente ratificata dal Consiglio comunale, l'ente pubblico accettò l'offerta del privato: Pomponi si accollò interamente l'onere dei lavori di adeguamento a fronte della concessione d'uso ventennale dell'immobile, riservando al Comune l'utilizzo gratuito della sala per dodici giornate all'anno destinate a rassegne civiche, recite di beneficenza e produzioni liriche o di operetta. Il contratto prevedeva inoltre la rinuncia immediata di Pomponi a ogni diritto reale sui palchi al termine della concessione, con l'obbligo di riconsegnare il bene al patrimonio pubblico in perfetto stato manutentivo.
I lavori di ristrutturazione vennero affidati all'ingegner Luigi Onorati, il quale progettò l'ampliamento dei servizi di biglietteria, dei locali tecnici e della cabina di proiezione mediante l'occupazione di un frustolo di suolo pubblico di 54,46 m² nella piazzetta antistante, determinando l'edificazione di un avancorpo monumentale addossato alla facciata storica. Il cantiere interno stravolse l'originario impianto ottocentesco del Concordia, decretando lo smantellamento dei tre ordini di palchi per fare spazio a un'ampia galleria cinematografica; la capienza complessiva venne pianificata per 1 200 posti, sebbene l'effettiva recettività si attestò a circa 800 sedute, ridotte progressivamente per criteri di sicurezza. La struttura venne così inaugurata sotto la nuova denominazione di cine-teatro "Teodorico Pomponi".
Il declino, il recupero e il ripristino In concomitanza con la scadenza della concessione ventennale tra la fine degli anni sessanta e i primi anni settanta, diverse società e imprenditori cinematografici privati avanzarono istanze per ottenere la gestione del complesso. A causa delle precarie condizioni statiche e di manutenzione dell'edificio, la municipalità ne ipotizzò la vendita all'asta o la demolizione totale, valutando una ricostruzione in posizione arretrata sul versante orientale per allinearne il prospetto ai portici del prospiciente palazzo Saladini. Nel 1970 le autorità disposero il divieto di utilizzo del retropalco per inagibilità strutturale, pur consentendo la prosecuzione dell'attività cinematografica in platea.
Nel corso del decennio successivo, il sopraggiungere di più restrittive normative di sicurezza e antincendio, unitamente alle carenze delle uscite di sicurezza e dei materiali di rivestimento omologati, determinarono una successione di ordinanze di chiusura e sequestri conservativi. L'immobile ritornò definitivamente nel pieno possesso del patrimonio comunale nel 1995, venendo temporaneamente affidato in gestione all'associazione culturale "Laboratorio Teatrale Re Nudo" dal novembre 1997 al dicembre 1999, epoca in cui la struttura fu definitivamente interdetta all'accesso pubblico per totale inagibilità.
Nel gennaio 2001 l'amministrazione comunale ha avviato un organico e radicale cantiere di consolidamento statico e restauro filologico dell'immobile, cofinanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno per la fornitura dei macchinari scenici, delle quinte, dei tendaggi e del comparto illuminotecnico. Al termine degli interventi di recupero conservativo, la restituzione della sala di 314 posti, ristrutturata in stile anni 50 dall’architetto Farnush Davarpanah, l'edificio è stato solennemente riaperto al pubblico nel 2008, riprendendo ufficialmente l'originaria denominazione di "Teatro Concordia", con una serie di spettacoli che ha visto alternarsi sul palcoscenico compagnie locali a professionisti di livello nazionale quali Lella Costa, Alessandro Preziosi e Andrea Concetti nonché giovani talenti locali.
Architettura L'edificio sorge nel centro cittadino della marina, a breve distanza dal tracciato della strada statale 16 Adriatica e dall'asse monumentale di piazza Luciano Nardone. Sotto il profilo stilistico, il corpo di fabbrica riflette le tendenze dell'architettura neoclassica, contraddistinte da proporzioni simmetriche e rigore geometrico. L'infrastruttura presenta un impianto volumetrico regolare a pianta rettangolare, caratterizzato da un prospetto principale esterno con paramento murario in laterizio a vista. Il disegno architettonico della facciata e i relativi elementi decorativi e marcapiano in pietra si integrano nel tessuto urbano circostante, definendo lo spazio pubblico in coordinamento con la vicina cattedrale della Madonna della Marina.
Lo spazio dell'auditorium interno si sviluppa su una pianta a ferro di cavallo e presenta una capienza di 312 posti a sedere, configurandosi come un ambiente raccolto preposto all'ottimizzazione dell'acustica teatrale.
Al livello superiore, la struttura ospita un monumentale foyer adibito a sala d'attesa e spazio ricreativo per il pubblico, arredato con poltrone e divani storici. L'ambiente è intitolato alla memoria di Antoine de La Sale, scrittore e cavaliere francese che risalì le vette dei Monti Sibillini alla ricerca della leggendaria grotta della Sibilla.
Note
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