San Pietro da Verona in adorazione del crocifisso è un dipinto a olio su tela di Giovanni Francesco Barbieri detto Guercino, databile al 1660, conservato nella Pinacoteca Nazionale di Bologna. Storia Il dipinto è annoverato da Malvasia nella Felsina pittrice tra le opere eseguite nel 1660: «Una piccola tavola d'Altare al P. Inquisitore.»
Il pagamento è registrato nel Libro dei conti.Il Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore Paolo Antonio Barbieri dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666. Alla data del 20 giugno 1660 si legge: «Dal Molto Rev:mo Pad.re Inquisitore, qui da Bologna, si è ricevuto Ducatoni 150 per il quadro del Cristo agonizzante e San Pietro Martire con un angioletto, fano in tutto Scudi 187.»
Il committente era un frate domenicano, come il santo raffigurato, e il dipinto fu collocato in una sala del convento di San Domenico a Bologna, dove aveva sede il tribunale della Santa Inquisizione. Durante il periodo napoleonico fu trasferito all'Accademia di belle arti di Bologna e attribuito a Ercole Gennari, nipote del Guercino; tale attribuzione era tuttavia incongrua, poiché il pittore era morto nel 1659, un anno prima dell'esecuzione dell'opera. Il dipinto fu successivamente inviato alla chiesa di Sant'Andrea di Quarto Superiore.
In seguito se ne persero le tracce. Al tempo della mostra bolognese del 1968, Il Guercino, allestita nel Palazzo dell'Archiginnasio dal 1º settembre al 16 novembre, il dipinto risultava ancora disperso. Fu successivamente riscoperto da Paolo Biavati. Descrizione e stile La composizione è dominata dal Crocifisso, affiancato, sulla destra, da san Pietro martire, riconoscibile dall’abito domenicano e dal coltello conficcato nel capo, tradizionale attributo del suo martirio. Sul lato opposto compare un angelo piangente. Sullo sfondo si apre un paesaggio lacustre, animato da minuscole figure e da alcuni elementi architettonici, nei quali potrebbe essere evocata la scena del martirio del santo.
La gamma cromatica appare nel complesso smorzata e opaca. In particolare, la veste bianca del domenicano e la figura dell’angelo risultano meno efficacemente risolte rispetto alle parti principali della composizione. È stata pertanto avanzata l’ipotesi di un intervento della bottega, suggerito anche dal prezzo relativamente contenuto dell’opera rispetto a quello abitualmente richiesto per composizioni di analoga complessità. A questo proposito, Mahon e Turner hanno proposto il nome di Cesare Gennari. Note
Bibliografia
Categoria:Dipinti su san Pietro Martire Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti nella Galleria nazionale d'arte antica Categoria:Dipinti su David