Questione di sguardi (Ways of Seeing) è un libro di critica d'arte e cultura visuale pubblicato nel 1972 dalla BBC e da Penguin Books. Nato dall'omonima serie televisiva in quattro episodi, fu realizzato da John Berger insieme a Sven Blomberg, Chris Fox, Michael Dibb e Richard Hollis.

Concepito anche come risposta a Civilisation di Kenneth Clark, il volume comprende sette saggi, quattro composti da testi e immagini e tre esclusivamente visivi. L'opera analizza il modo in cui la riproduzione delle immagini, lo sguardo maschile, la proprietà privata e la pubblicità condizionano la percezione dell'arte e della realtà sociale.

Origine e pubblicazione Nel 1971 Stephen Hearst, responsabile del dipartimento Music and Arts della BBC, affidò a John Berger l'ideazione di una serie televisiva su temi di sua scelta. Berger lavorò con il produttore e regista Mike Dibb alla realizzazione di Ways of Seeing, articolata in quattro episodi e trasmessa su BBC2 nel gennaio 1972.

La serie fu concepita anche come una risposta a Civilisation, il programma del 1969 presentato dallo storico dell'arte Kenneth Clark. Al racconto della storia dell'arte occidentale fondato sulla successione dei grandi maestri e dei capolavori, Berger contrappose un'analisi delle condizioni sociali, economiche e politiche che determinano la produzione, la circolazione e la ricezione delle immagini.

Dal programma fu ricavato un libro, al quale collaborarono, oltre a Berger e Dibb, il grafico Richard Hollis, il consulente alla sceneggiatura Chris Fox e l'artista Sven Blomberg. Il volume fu pubblicato nel 1972 dalla BBC e da Penguin Books. Sebbene sia comunemente attribuito al solo Berger, l'edizione originale lo presenta come «un libro realizzato da John Berger, Sven Blomberg, Chris Fox, Michael Dibb e Richard Hollis». Il progetto grafico e la disposizione delle immagini ne fecero un'opera autonoma, non una semplice trascrizione della serie televisiva.

Struttura e contenuti Il volume comprende sette saggi numerati: quattro (il primo, il terzo, il quinto e il settimo) combinano testo e immagini fotografiche, mentre gli altri tre sono costituiti esclusivamente da immagini. I saggi visivi precedono e preparano alcuni degli argomenti affrontati nei capitoli scritti, invitando il lettore a stabilire autonomamente confronti e connessioni. Anche la stretta integrazione fra parole e immagini mette in discussione la lettura lineare e il primato del linguaggio verbale nell'argomentazione.

Il primo saggio analizza gli effetti della riproduzione tecnica delle opere d'arte. Secondo Berger, la fotografia, il cinema e la televisione hanno separato le immagini dei dipinti dal luogo e dal contesto storico per i quali erano state realizzate, rendendole trasportabili, moltiplicabili e utilizzabili in combinazioni sempre nuove. La riproduzione può ampliare l'accesso alle opere, ma anche modificarne il significato attraverso il taglio, la successione delle immagini, l'accostamento a testi o musiche e l'inserimento in contesti differenti. Berger definisce inoltre «mistificazione» il linguaggio della storia dell'arte che sottrae le opere alle condizioni sociali e ai conflitti storici da cui sono nate.

Il terzo saggio analizza la rappresentazione del nudo femminile nella pittura europea. Berger distingue l'essere nudi dall'essere trasformati in un nudo destinato allo sguardo altrui: la donna è generalmente rappresentata come consapevole di essere osservata, mentre il destinatario implicito dell'immagine è un uomo. Ne deriva una divisione fra il soggetto maschile, al quale è attribuito il ruolo attivo di guardare e agire, e la figura femminile, ridotta a oggetto visivo. Secondo Berger, questa convenzione continua a influenzare la cultura visiva contemporanea.

Il quinto saggio interpreta la pittura a olio europea, dal Rinascimento alla fine del XIX secolo, in rapporto all'affermazione della proprietà privata e della borghesia. La capacità della tecnica a olio di riprodurre la consistenza e la materialità degli oggetti avrebbe reso il dipinto particolarmente adatto a esibire terre, merci, animali, abiti e altri beni posseduti dal committente. Berger considera l'insieme della produzione pittorica, non soltanto i capolavori canonici, sostenendo che gran parte di essa trasformi il mondo visibile in qualcosa che può essere simbolicamente acquistato e posseduto.

Nel settimo saggio l'analisi si sposta sulla pubblicità, che riprende numerose convenzioni visive della pittura a olio adattandole alla società dei consumi. Mentre il dipinto celebrava ciò che il proprietario già possedeva, l'immagine pubblicitaria propone allo spettatore-acquirente una versione futura e idealizzata di sé stesso. Associando il prodotto al prestigio, alla felicità, alla bellezza e all'invidia degli altri, la pubblicità alimenta l'insoddisfazione per il presente e promette che l'acquisto possa trasformare la vita del consumatore.

La frase iniziale, «Il vedere viene prima delle parole», afferma la priorità dell'esperienza visiva, mentre la conclusione («Continua a opera del lettore») lascia deliberatamente aperta l'analisi e invita chi legge ad applicarla alle immagini della vita quotidiana.

Fonti teoriche e interpretazioni critiche La principale matrice teorica di Questione di sguardi è il saggio di Walter Benjamin L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica, dal quale Berger riprende l'idea che la riproduzione fotografica e cinematografica trasformi radicalmente il rapporto fra l'opera, il luogo in cui si trova e chi la osserva. Un'altra influenza importante fu quella dello storico dell'arte marxista Frederick Antal, che interpretava le forme artistiche in rapporto alle classi sociali, alle condizioni economiche e alle ideologie del loro tempo. Il metodo del libro si inserisce così nella tradizione della storia sociale dell'arte, contrapponendosi alle letture fondate prevalentemente sullo stile, sulla personalità dell'artista e sulla successione dei capolavori.

Michael Messmer ha individuato una tensione irrisolta nell'argomentazione. Se la riproduzione tecnica priva le opere della loro autorialità e le separa dal contesto originario, rimane difficile spiegare la persistente forza dei grandi dipinti del passato, sulla quale lo stesso Berger continuò a fondare gran parte della propria attività critica. Inoltre, il libro utilizza riproduzioni fotografiche come prove contro le interpretazioni accademiche, pur sostenendo che proprio la riproduzione abbia compromesso l'autorità delle opere. Berger riconobbe successivamente di non avere chiarito adeguatamente il rapporto fra i singoli capolavori e l'insieme della tradizione della pittura a olio.

Jonathan Conlin ha osservato una contraddizione analoga nella serie televisiva. Il montaggio, la musica e l'uso della televisione a colori miravano a dissolvere l'aura dei capolavori e a incoraggiare gli spettatori a costruire autonomamente le proprie interpretazioni; il carisma di Berger e l'efficacia formale del programma avrebbero però finito per proporre una nuova lettura autorevole, inducendo il pubblico a interpretare le immagini soprattutto in termini politici.

Ricezione e influenza La serie televisiva contribuì a portare presso un vasto pubblico una lettura marxista della storia dell'arte e della cultura visuale. A distanza di mezzo secolo continua a essere considerata un modello per la divulgazione televisiva della critica sociale dell'arte, grazie alla combinazione fra argomentazione teorica, montaggio delle immagini e accessibilità espositiva.

Michael Messmer ha definito il libro un importante intervento nella critica culturale degli anni Settanta e un contributo alla formulazione di una teoria materialista dell'arte. La sua influenza è stata favorita dalla forma sperimentale, dallo stile accessibile e dall'invito rivolto al lettore a partecipare attivamente all'interpretazione delle immagini. Secondo Eugene McCarraher, le analisi dedicate al nudo, al glamour e alla pubblicità conservavano la loro efficacia critica oltre quarant'anni dopo la pubblicazione, in una cultura ancora più intensamente dominata dalle immagini e dallo spettacolo.

L'opera ha continuato a essere discussa negli studi sulla cultura visuale, sulla rappresentazione di genere, sull'economia delle immagini e sull'insegnamento dell'arte. Nel 2012 il Journal of Visual Culture dedicò al suo quarantesimo anniversario un intero fascicolo, nel quale studiosi di diverse discipline ne riesaminarono tanto l'eredità quanto i limiti, fra cui la marginalità attribuita nel progetto originario alle questioni razziali.

Edizioni

Note

Voci correlate John Berger L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica Frederick Antal Sguardo maschile Critica d'arte Pubblicità

Collegamenti esterni

Scheda di Ways of Seeing, su Penguin Books. Scheda di Questione di sguardi, su Il Saggiatore. Ways of Seeing, in 100 BBC TV Gamechangers, British Film Institute.

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