Via San Giovanni a Carbonara, comunemente detta via Carbonara, è una strada di Napoli, nel quartiere San Lorenzo. Prende il nome dalla chiesa di San Giovanni a Carbonara, che vi si affaccia con il suo scalone monumentale.

La strada scende verso Porta Capuana come prosecuzione di via Domenico Cirillo.

Etimologia Il nome Carbonara risale al Medioevo, quando l'area, esterna alle mura di Napoli, era indicata come ad carbonetum perché vi si scaricavano i rifiuti della città, poi bruciati sul posto. I residui carbonizzati venivano trascinati verso la marina dalle acque che scendevano dalle alture di Capodimonte, in assenza di un sistema fognario.

La denominazione ufficiale attuale deriva invece dalla chiesa di San Giovanni a Carbonara, che ne ha ereditato il toponimo di zona.

Storia L'area fuori le mura e il Campo Vecchio Fino al Quattrocento la zona si trovava all'esterno del perimetro urbano, lungo il vallone che raccoglieva le acque provenienti dalle collina, nei pressi delle porte cittadine di San Gennaro, Carbonara e Santa Sofia. La strada conduceva a una spianata che i napoletani chiamavano Campus Neapolis o Campo Vecchio.

Il pianoro era sede di tornei e di duelli, che vi si svolgevano in una sorta di zona franca sottratta al controllo della giustizia. Carlo II d'Angiò fece costruire nell'area un palazzo dal quale assistere agli scontri, poi donato da Roberto d'Angiò a Landolfo Caracciolo e ricostruito nel Seicento come Palazzo Caracciolo di Santobuono.

Nel 1343 Francesco Petrarca, a Napoli in missione diplomatica, fu condotto ad assistere a uno di questi spettacoli e vide uccidere un giovane a pugnalate tra gli applausi degli spettatori. Il poeta lasciò il luogo e descrisse la scena, con indignazione, in una lettera delle Lettere familiari.

I giochi furono proibiti nel 1383 da Carlo III di Durazzo e nello stesso periodo, sull'area dei combattimenti, fu edificata la chiesa della Pietatella, oggi inglobata nell'angolo del complesso di San Giovanni a Carbonara. Con l'ampliamento quattrocentesco delle mura in età aragonese il Campo Vecchio venne a trovarsi all'interno della città.

Il complesso agostiniano La costruzione della chiesa di San Giovanni a Carbonara iniziò intorno al 1339, su un terreno donato agli agostiniani dal patrizio napoletano Gualtiero Galeota, e proseguì per oltre un secolo con l'aggiunta di chiostri, cappelle e ambienti conventuali. Il complesso divenne il luogo di sepoltura degli ultimi sovrani angioini, con il mausoleo di Ladislao I di Napoli eretto tra il 1414 e il 1428, e la cappella Caracciolo del Sole, voluta nel 1427 da Sergianni Caracciolo.

Il progressivo accumularsi di edifici sacri a quote diverse rese necessario un accesso unitario dalla strada. Intorno al 1707 Ferdinando Sanfelice realizzò per questo lo scalone in piperno a doppia rampa contrapposta, che collega i vari livelli del complesso e alla cui base si apre l'ingresso della chiesa della Consolazione a Carbonara.

Soppresso l'ordine nel 1729, gli ambienti conventuali passarono a uso militare, ospitarono sotto i Borbone una scuola militare e dopo l'Unità d'Italia la caserma Garibaldi. Oggi quella parte del complesso è occupata da uffici giudiziari.

Monumenti e luoghi di interesse Sul lato del complesso conventuale si susseguono, oltre alla chiesa di San Giovanni, la cappella di Santa Monica, che funge da facciata sullo scalone, la chiesa della Consolazione e la chiesa della Pietatella a Carbonara. Di fronte e a fianco si trova il palazzo Caracciolo di Santobuono. All'estremità inferiore della strada, verso Porta Capuana, si apre lo spazio dominato dalla chiesa di Santa Caterina a Formiello e dal Castel Capuano.

Note

Voci correlate Strade di Napoli

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