Il gioiello contemporaneo è una categoria della storiografia dell'arte, del design e dell'oreficeria che individua la produzione di manufatti caratterizzata da ricerca concettuale e sperimentazione formale e materica, svincolata dalle logiche strettamente commerciali o industriali della gioielleria tradizionale.
Inquadramento terminologico e tipologico Nella storiografia critica il termine viene impiegato sia come categoria ombrello — comprensiva di tutte le esperienze che superano i canoni tradizionali del valore materiale — sia come ambito suddiviso in specifiche tipologie progettuali, artistiche e produttiveLia Lenti e Maria Cristina Bergesio, Dizionario del gioiello italiano del XIX e XX secolo, Torino, Allemandi, 2005, pp. 256-257.:
Ambito concettuale e artistico Gioiello di ricerca (o d'autore): opere prodotte da "artisti-orafi", figure dotate di solida padronanza tecnica che assumono l'oreficeria come principale campo di sperimentazione concettuale, formale e materica, dando talvolta vita anche a tipologie specifiche legate a materiali non convenzionali, come il gioiello di carta. Gioiello d'artista: produzioni occasionali o realizzate in serie limitata da pittori, scultori o architetti — tra cui Lucio Fontana, Arnaldo Pomodoro, Alexander Calder e Ettore Sottsass — spesso eseguite materialmente da laboratori orafi specializzati. Gioiello di design: opere nate dall'applicazione della cultura del progetto e della metodologia del design industriale al monile. Si concentra sulla riproducibilità (in piccole o grandi serie), sull'innovazione tecnologica (taglio laser, stampa 3D), sull'ergonomia e sul rapporto formale tra l'oggetto e il corpo umano.
Ambito produttivo, funzionale e di costume Alta gioielleria e Oreficeria: ambiti legati alla tradizione artigianale di eccellenza e all'impiego prioritario di metalli preziosi e gemme. Pur rimanendo ancorata alla dimensione patrimoniale dell'oggetto, l'oreficeria contemporanea dialoga frequentemente con nuove istanze formali e di ricerca. Gioiello per la moda (o fashion jewelry): accessori progettati in stretta sinergia con le collezioni di abbigliamento e legati alla stagionalità delle tendenze. Caratterizzati da un forte impatto visivo e comunicativo, integrano materiali preziosi e non preziosi in funzione della narrazione del marchio. Bigiotteria (o costume jewelry): produzione su vasta scala basata su materiali non preziosi (metalli base, plastiche, resine, cristalli sintetici). Storicamente legata all'imitazione economica dell'alta gioielleria, ha progressivamente conquistato autonomia espressiva nel contesto contemporaneo come decorazione accessibile e pop. Gioiello di scena: manufatti realizzati appositamente per le arti performative, il cinema e il teatro. Rispondono a precise esigenze scenografiche, quali l'enfatizzazione visiva a distanza (sovradimensionamento), la leggerezza strutturale e la coerenza con la drammaturgia o il costume d'epoca.
Caratteristiche A differenza della gioielleria tradizionale, incentrata prevalentemente sul valore intrinseco dei metalli preziosi e delle gemme, il gioiello contemporaneo sposta il baricentro sul valore concettuale, sulla perizia esecutiva e sull'espressione artistica.
Il gioiello contampeoraneo è spesso caratterizzato dall'uso di materiali non preziosi o non convenvionali (plastica, resine, carta, tessuti, metalli industriali) accanto o in sostituzione dei metalli nobili. Tali sperimentazioni — avviate negli anni sessanta da pionieri come Gijs Bakker con l'uso dell'alluminio e del PVC — hanno dimostrato come il valore concettuale e creativo dell'opera potesse prevalere su quello intrinseco del materiale.
Il gioiello, inoltre, è concepito non come mero ornamento, ma come una scultura indossabile in relazione costante con il corpo umano e il suo movimento. Infine, l'opera d'arte orafa assume lo stesso valore espressivo ed estetico delle arti figurative maggiori, quali la pittura e la scultura.
Storia Le radici del gioiello contemporaneo risalgono alle avanguardie del secondo dopoguerra nel XX secolo. In Europa, movimenti e centri d'eccellenza hanno ridefinito il concetto stesso di oreficeria:
Germania In Germania il rinnovamento del gioiello si lega soprattutto alla figura di Hermann Jünger, formatosi alla Staatliche Zeichenakademie di Hanau e in seguito all'Akademie der Bildenden Künste di Monaco di Baviera sotto la guida di Franz Rickert. Nel 1972 Jünger succedette a Rickert come professore alla stessa Accademia, dove insegnò fino al 1990, formando una nuova generazione di artisti-orafi tra cui Otto Künzli, suo successore alla cattedra, Manfred Bischoff e Therese Hilbert. Jünger è considerato il pioniere dell' Autorenschmuck (il "gioiello d'autore" nella sua declinazione tedesca) e, dalla fine degli anni settanta, introdusse regolarmente nella sua produzione metalli non preziosi come il tombacco. Monaco di Baviera ospita tuttora, dal 1959, Schmuck, il più importante appuntamento internazionale dedicato al gioiello contemporaneo, nell'ambito del quale viene assegnato l'Herbert-Hofmann-Preis.
Paesi Bassi Nei Paesi Bassi il rinnovamento fu guidato da Gijs Bakker, formatosi alla Gerrit Rietveld Academie di Amsterdam, che insieme a Emmy van Leersum elaborò un linguaggio rivoluzionario per dimensioni e materiali, integrando in seguito anche fotografia e manipolazioni digitali. Co-fondatore nel 1993 del collettivo Droog Design, nel 1996 Bakker diede vita al progetto Chi ha paura...? del gioiello contemporaneo, coinvolgendo designer internazionali come Marc Newson, Ron Arad e Konstantin Grcic nella realizzazione di opere volte a diffondere il gioiello come veicolo di narrazione e significato oltre la sua tradizionale funzione ornamentale.
Italia In Italia, una svolta di rilievo internazionale si manifesta con la nascita della Scuola di Padova, la corrente artistico-orafa sviluppatasi a partire dagli anni cinquanta attorno alla figura e all'insegnamento di Mario Pinton presso l'Istituto d'arte Pietro SelvaticoLia Lenti e Maria Cristina Bergesio, Dizionario del gioiello italiano del XIX e XX secolo, Torino, Allemandi, 2005, p. 256.. Pinton abbandonò l'ornamento tradizionale e le pietre preziose vistose per concentrarsi sulla purezza dell'oro e su una ricerca formale rigida ed essenziale. La Scuola di Padova — a cui appartengono artisti-orafi di fama internazionale come Giampaolo Babetto, Francesco Pavan, Graziano Visintin, Annamaria Zanella, Alberto Zorzi e Stefano Marchetti — ha rivoluzionato il gioiello d'autore integrando nel linguaggio orafo le suggestioni dell'arte programmata, del costruttivismo e del minimalismo, trasformando la città veneta in uno dei poli europei più autorevoli per l'avanguardia del settoreGraziella Folchini Grassetto, Gioielleria contemporanea. La scuola di Padova, Stoccarda, Arnoldsche, 1999..
Note
Bibliografia Lia Lenti, Maria Cristina Bergesio, Dizionario del gioiello italiano del XIX e XX secolo, Torino, Allemandi, 2005. ISBN 978-88-422-1200-3. Graziella Folchini Grassetto, Gioielleria contemporanea. La scuola di Padova, Stoccarda, Arnoldsche, 1999. ISBN 3-925369-70-8. Graziella Folchini Grassetto (a cura di), Contemporary Jewellery. The Padua school, Stoccarda, Arnoldsche, 2005. ISBN 3-89790-202-8. Luisa Attardi, Mirella Cisotto Nalon (a cura di), Mario Pinton. Gioielli, sculture, poesia, Torino, Skira, 2020. ISBN 978-88-572-4183-4. Otto Künzli, Cornelie Holzach (a cura di), Hermann Jünger. Schmuck, Zeichnungen, Stoccarda, Arnoldsche, 2007. ISBN 978-3-89790-267-1. Alba Cappellieri, Gioiello contemporaneo. Tra arte, design e moda, Milano, Skira, 2010. ISBN 978-88-572-0692-9.
Categoria:Oreficeria