La burocrazia sovietica fu uno dei fattori chiave nell'evoluzione del governo e dell'amministrazione dell'Unione Sovietica. Una classe di burocrati di partito di alto rango, nota come nomenklatura, andò sempre più a costituire un'élite de facto, esercitando un grandissimo potere sulla vita pubblica dell'Unione.
Storia Fino alla Rivoluzione di febbraio del 1917, un vasto sistema di burocrati svolse un ruolo fondamentale nel governo della Russia zarista. Nel 1722, Pietro il Grande introdusse la Tavola dei ranghi, con il compito di organizzare i servizi militari, navali e civili russi in una gerarchia formale. Gli indirizzi da loro istituiti crearono una classe amministrativa chiamata chinovnik.
Nel 1903, in "Ai contadini poveri", Vladimir Lenin scrisse:
Dopo che i bolscevichi presero il potere, la Tavola dei ranghi fu abolita insieme all'istituzione dei chinovnik. Tuttavia, un nuovo sistema burocratico fu rapidamente istituito, ricorrendo, seppur con riluttanza, all'esperienza degli ex funzionari zaristi. Lo storico di Harvard Richard Pipes suggerisce che il nuovo sistema della nomenklatura sovietica riflettesse una continuazione del vecchio regime zarista, poiché molti ex chinovnik o "carrieristi" si unirono al governo bolscevico durante e dopo la guerra civile russa del 1917-1922. Lenin scrisse che le nomine al servizio civile dovevano tenere conto di: affidabilità, atteggiamento politico, qualifiche e capacità amministrativa.
Joseph Stalin, segretario generale del partito dal 1922, divenne noto come "Compagno Scedario" per la sua attenzione nel catalogare le persone e schedare i dettagli delle nomine del partito. Nei primi anni '20, Stalin fu responsabile dello sviluppo del sistema di clientelismo del Comitato Centrale che utilizzò per nominare i suoi sostenitori politici a posizioni di rilievo. Con il primo Piano Quinquennale (1928-1932), progredì lo status dei burocrati, dandogli anche maggiori possibilità di azione, pur mantenendo un rigido controllo centrale del partito. Nel 1935, fu creata la Commissione Statale per la Funzione Pubblica con l'obiettivo di rendere più efficace il controllo sul lavoro del personale statale. Questo organo era collegato al Commissariato delle Finanze, che esercitava la supervisione sulla commissione.
Sotto Nikita Sergeevič Chruščëv, dal 1953, il potere della burocrazia del partito si rafforzò, poiché il potere che in precedenza era stato concentrato da Stalin nelle mani del Politburo fu restituito al Comitato Centrale. Secondo il sovieticologo americano Seweryn Bialer, in seguito all'ascesa al potere di Leonid Il'ič Brežnev nel 1964, l'autorità di nomina del PCUS subì una sostanziale espansione. Tuttavia, alla fine degli anni '80, sotto Mikhail Gorbachev, il partito mostrò l'intenzione di ridurre la propria autorità di nomina.
Critiche Proprio l'opposizione allo strapotere dei burocrati russi fu uno degli argomenti più cari alla sinistra antistalinista che considerava questa degenerazione come una deriva autoritaria ed un tradimento dei principi del socialismo.
Nel 1921, i ribelli di Kronstadt citarono tra le loro principali rivendicazioni lo scioglimento delle istituzioni burocratiche imposte dai bolscevichi durante la guerra civileI rivoltosi affermavano infatti che il partito si fosse "burocratizzato, non aveva imparato nulla e non voleva imparare né ascoltare la voce delle masse".
Nel 1922, un Lenin morente strinse un'alleanza con Leone Trotskij contro la crescente burocrazia del partito, che riteneva in contrasto con la nozione marxista di un "estinzione dello stato". Tale alleanza voleva limitare il potere sempre crescente di Stalin, che usava e gestiva le nomine dei burocrati per accentrare sempre più potere. Dopo la morte di Lenin nel 1924 e la successiva ascesa al potere di Stalin, Trockij sviluppò una teoria critica della burocrazia sovietica. In "La rivoluzione tradita" scrisse:
Secondo una serie di storici e politologi di spicco come Edward Carr, Isaac Deutscher, Moshe Lewin, Ronald Suny, Richard B. Day e W. Bruce Lincoln, l'"erede" a cui Lenin voleva lasciare la guida dell'Unione, sarebbe stato un organo collettivo in cui Trotskij avrebbe avuto “un ruolo importante e all'interno del quale Stalin sarebbe stato drasticamente retrocesso (se non rimosso)”.
Nel 1957, il politico jugoslavo Milovan Đilas, un importante critico di Stalin, descrisse la nomenklatura come la "nuova classe" nel suo libro Nuova classe. Un'analisi del sistema comunista. Con il sostegno del presidente della Jugoslavia, Josip Broz Tito, sostenne che la burocrazia sovietica aveva soppiantato le precedenti ricche élite capitaliste, godendo di privilegi speciali e divenendo una "forza antidemocratica".
Note
Categoria:Storia dell'Unione Sovietica Categoria:Politica dell'Unione Sovietica Categoria:Funzionari sovietici