Identità e cronologia Questo sovrano è conosciuto sia con il suo nome personale, ossia Malewiebamani, si con il suo nome del trono, ossia Kheperkare, traslitterato Ḫpr-kꜣ-R, che in egizio antico significa "Il ka di Ra si è manifestato", laddove il Ka è la forza vitale di ogni individuo, mentre non ci è noto il suo nome Horo, cosa quest'ultima abbastanza consueta, poiché i nomi Horo dei re di Nubia non vengono solitamente menzionati in questo periodo.
La filiazione di Malewiebamani è sconosciuta, tuttavia, sebbene la cronologia e i rapporti di parentela tra i sovrani di Nubia in questo periodo rimangano incerti, in base alla posizione relativa delle loro piramidi, si ritiene che sia il padre e predecessore di Talakhamani, che potrebbe aver regnato nel periodo 435-431 a.C., e che potrebbe però anche essere stato suo fratello, e lo stesso argomento suggerisce che sia succeduto a Nasakhma, che regnò dal 468 al 463 a.C., che forse era sua padre e che lo avrebbe concepito con la moglie Saka'aye. L'incertezza sull'identità della madre di Malewiebamani deriva dal fatto che Saka'aye, sepolta nella piramide Nu. 31 di Nuri, è attestata con il titolo di mwt nswt, ossia «madre del re», ma le iscrizioni conservate non specificano quale re fosse suo figlio, mentre quella sull'identità del padre deriva dal fatto che la successione tra i sovrani di Kush non procedeva direttamente da padre in figlio bensì i re venivano succeduti dai loro fratelli e solo dopo la morte di quella generazione la corona passava alla successiva, di conseguenza, Malewiebamani potrebbe anche essere stato figlio di Siaspiqa e Nasakhma potrebbe essere stato semplicemente un suo zio o un suo fratello maggiore.
Non si hanno ulteriori informazioni sul suo regno. Durante il suo regno, in Egitto era ancora in corso la rivolta iniziata nel 465 a.C. a seguito dell'indebolimento impero achemenide dovuto alla lotta per il trono scatenatasi dall'assassinio di Serse I e che sarebbe durata fino al 448 a.C., con la cosiddetta pace di Callia e il ripristino del controllo persiano su quasi tutto il territorio egiziano.
Famiglia reale Della famiglia di Malewiebamani si conosce molto poco e le ricostruzioni comunemente riportate sono in larga parte ipotetiche. La donna più frequentemente associata a lui è la regina Akhrasan, sepolta nella piramide Nu. 32 della necropoli di Nuri. Tuttavia, le sue statuette funerarie le attribuiscono soltanto il titolo di «moglie del re» senza specificare il nome del marito, anche per questo Dunham e Laming Macadam l'hanno semplicemente definita «moglie del re, circa dell'epoca di Malewiebamani», senza identificarla esplicitamente come sua consorte. Non è nemmeno dimostrato che Akhrasan fosse la madre dei suoi figli, ossia Amanineteyerike e Baskakeren, la cui attribuzione a Malewiebamani non è neppure così solida, sebbene il primo sia considerato suo figlio con una maggiore sicurezza, e il già citato Talakhamani, che secondo alcuni era figlio e non fratello di Malewiebamani.
Attestazioni Le attestazioni di Malewiebamani sono piuttosto scarse e provengono soprattutto dal contesto funerario, ma il suo nome compare anche in almeno una testimonianza esterna alla sua tomba. La sua sepoltura è identificata con la piramide Nu. 11 della necropoli di Nuri, attribuita a Malewiebamani in base al rinvenimento di ushabti iscritti e di un cartiglio in faience proveniente da un deposito di fondazione, tutti recanti il nome del sovrano.
Un'ulteriore attestazione è costituita da un frammento di guaina o fascia cilindrica in elettro, con fori lungo i bordi per il fissaggio, recante i cartigli di Malewiebamani. Curiosamente, il frammento non fu trovato nella sua tomba, ma come materiale intrusivo nella piramide Nu. 16, attribuita al suo successore Talakhamani. Non è possibile stabilire con certezza come vi sia arrivato: potrebbe essere stato spostato durante antichi saccheggi, riutilizzato oppure trascinato nella tomba in occasione di successive manomissioni.
Il nome personale del re compare inoltre nell'iscrizione Kawa IX, la grande stele di intronizzazione del successivo sovrano Amanineteyerike, dove Malewiebamani è ricordato assieme ad altri re del passato, tra cui Talakhamani, Alara e Kashta, a testimonianza del fatto che egli fosse stato abbastanza importante da essere ancora incluso nella memoria dinastica e religiosa della monarchia kushita a distanza di alcune generazioni dalla sua morte. Il testo, tuttavia, non specifica in quel punto il rapporto genealogico fra Malewiebamani e Amanineteyerike e non può essere usato da solo per provare che fossero padre e figlio.
Piramide Malewiebamani fu sepolto in una piramide che aveva preparato per sé nella necropoli reale di Nuri, oggi nota come piramide Nuri 11, che fu oggetto di scavo nel 1917 sotto l'egida di una spedizione congiunta dell'Università di Harvard e del Museum of Fine Arts di Boston. La costruzione è realizzata in muratura di arenaria, con uno zoccolo basamentale, e circondata da un muretto di cinta dello spessore di due blocchi, anch'esso in arenaria. Troppo danneggiato perché ne possa essere valutata l'altezza originale, l'edificio copre una superficie quadrata di circa per lato.
Adiacente alla piramide si trova una piccola cappella in muratura di arenaria dotata di un pilone sulle cui facce rimanevano tracce di scene: i piedi di due figure maschili in movimento, rivolte l'una verso l’altra, con indicazioni di un oggetto tra di esse, forse un animale rovesciato sul dorso, e priva di modanature angolari. La nicchia nella parete occidentale, le cui pareti erano state decorate con figure e testi leggermente incisi, ormai quasi del tutto illeggibili, era vuota e la stele di granito che un tempo ospitava fu rinvenuta in una chiesa cristiana copta poco lontana dalla necropoli.
La piramide fu costruita sopra tre camere sotterranee disposte quasi sullo stesso livello, l'ultima era infatti lievemente rialzata, a cui si accedeva in successione da un pianerottolo ancora parzialmente bloccato da un tappo di muratura, semidistrutto dai saccheggiatori, e raggiungibile tramite una rampa di 56 gradini, di cui i primi 13 in muratura, che partiva dal livello del suolo e il cui ingresso si trovava di fronte alla cappella annessa all'edificio. La prima delle tre camere, tutte prive di decorazioni, misura , la seconda e la terza, corredata da un basamento in granito, .
La sepoltura era stata completamente saccheggiata. I numerosi elementi di intarsio in pietra e un occhio intarsiato in alabastro suggeriscono che il defunto fosse stato deposto in un sarcofago antropoide, probabilmente ligneo.
Note
Categoria:Re di Nubia