Il Cristo nell'orto degli ulivi è un dipinto a olio su tela, successivamente trasportata su metallo, del Guercino, realizzato intorno al 1627-1628 e conservato nella Pinacoteca Nazionale di Bologna. Storia Carlo Cesare Malvasia, nel registrare le opere eseguite dal Guercino sotto l'anno 1632, ricorda sinteticamente che il pittore «[fece] In S. Margherita di Bologna un Cristo orante nell'Orto», destinato dunque alla chiesa del monastero bolognese di Santa Margherita. La data indicata dal biografo non è tuttavia ritenuta compatibile con i caratteri stilistici del dipinto, che la critica moderna tende ad anticipare al 1627-1628 circa. Questa anticipazione cronologica può inoltre spiegare l'assenza dell'opera dal Libro dei conti, la cui registrazione sistematica ebbe inizio soltanto nel 1629.Il Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore del pittore, Paolo Antonio Barbieri, dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666.

Un documento del 20 settembre 1635, rinvenuto da Barbara Ghelfi nell'Archivio di Stato di Bologna, consente invece di ricostruire con precisione la committenza e l'originaria destinazione della pala. A promuoverne l'esecuzione furono tre religiose della famiglia Fabri: le reverende madri Maria Maddalena, al secolo Caterina, Ginevra, al secolo Cassandra, e Paola Antonia. Nel documento le monache dichiarano di avere fatto erigere, nella parte della chiesa accessibile ai fedeli, l'altare del «Signore orante nell'orto», corredato dall'«ancona di mano del Sig. Gio. Francesco Barbieri detto il Guercino da Cento». L'intero apparato, comprendente l'altare, l'ornamento dorato, il baldacchino, lo scabello, il paliotto in pelle d'oro e la pietra consacrata, comportò una spesa complessiva di 1148 lire e 14 soldi.

La commissione si inseriva in un rapporto particolarmente stretto e duraturo tra il Guercino e la famiglia Fabri, una delle famiglie centesi maggiormente legate al pittore. Sebastiano Fabri, fratello delle tre religiose, fu ancora suo committente molti anni più tardi: per lui Guercino eseguì la Madonna col Bambino e i santi Giovanni Battista, Bartolomeo e Giovanni Evangelista, oggi conservata nei Musei di Strada Nuova a Genova, e una pala tradizionalmente indicata come Madonna della neve, successivamente riconosciuta come Assunzione della Vergine e oggi al Detroit Institute of Arts.

Anche altri esponenti della famiglia furono committenti del pittore. Bartolomeo Fabri, che aveva messo a disposizione del giovane Guercino due stanze per l'accademia del nudo, gli commissionò l'Incredulità di san Tommaso, oggi alla National Gallery di Londra, e la Cattura di Cristo, conservata al Fitzwilliam Museum di Cambridge. Per Domenico Fabri, suocero del pittore Matteo Loves, realizzò invece una serie dei quattro Evangelisti, oggi perduta.

Il dipinto rimase nella chiesa di Santa Margherita fino alle soppressioni napoleoniche. Il monastero fu soppresso nel 1798 e, quando nel 1808 venne chiusa anche la chiesa, la pala fu venduta a un pittore bolognese. Passata successivamente in Inghilterra, vi rimase fino al 1959, quando fu donata al Bob Jones University Museum & Gallery. Nel 1984 entrò nelle raccolte del North Carolina Museum of Art di Raleigh, che la alienò quindici anni più tardi. Il 28 gennaio 1999 il dipinto fu presentato all'asta da Sotheby's a New York, come lotto 207, e acquistato dalla Pinacoteca Nazionale di Bologna, tornando così, dopo quasi due secoli, nella città per la quale era stato originariamente dipinto.

Descrizione e stile Il dipinto raffigura l'episodio evangelico dell'Orazione nell'orto, nel momento in cui Cristo, ritiratosi nel Getsemani dopo l'Ultima Cena, è confortato da un angelo prima dell'arresto. Guercino concentra la narrazione sulle due figure, eliminando quasi completamente gli elementi accessori: Cristo, inginocchiato, leva lo sguardo verso l'apparizione celeste, mentre l'angelo gli presenta il calice, allusione alla Passione ormai imminente.

La scena è costruita sul rapporto intensamente emotivo fra Cristo e l'angelo. Il volto del Redentore, segnato dalle lacrime e rivolto verso l'alto, esprime insieme angoscia e accettazione; l'angelo, chinandosi verso di lui, assume un atteggiamento di conforto più che di solenne apparizione. La luce, concentrata sui volti, sulle mani e sulle ampie superfici delle vesti, fa emergere le figure dall'oscurità e accentua il carattere raccolto e notturno dell'episodio.

L'impostazione mostra il progressivo avvicinamento del Guercino alla cultura classicista bolognese e in particolare a Guido Reni. Il confronto con analoghe interpretazioni reniane del soggetto mette in evidenza l'abbandono della concitazione e dei forti contrasti luministici delle opere giovanili a favore di una composizione più controllata, nella quale il sentimento si concentra nelle espressioni e nei gesti. Pur entro questa maggiore disciplina formale, Guercino conserva tuttavia una componente fortemente naturalistica: le lacrime che rigano il volto di Cristo e la concretezza fisica delle figure impediscono alla scena di risolversi in una rappresentazione puramente idealizzata.

Le due figure occupano quasi interamente lo spazio pittorico e sono disposte secondo una diagonale che conduce lo sguardo dal corpo inginocchiato di Cristo all'angelo. La riduzione degli elementi narrativi e la prossimità delle figure trasformano così l'episodio evangelico in un colloquio intimo, nel quale il dramma della Passione è evocato più attraverso la tensione psicologica che mediante l'azione.

Ulteriore versione Una seconda versione dello stesso soggetto, di circa dieci anni posteriore, è conservata nel National Museum of Wales. A essa potrebbe riferirsi la voce della Nota delle pitture restate in casa, dipinte in diversi tempi Guercino, riportata da Carlo Cesare Malvasia: «Un Cristo grande orante nell’Orto con l’Angelo, e Apostoli in lontananza». Il dipinto non compare nel Libro dei conti.

Alla metà del XVIII secolo l'opera apparteneva a Richard Boyle, III conte di Burlington, che la conservava a Chiswick House; passò quindi nelle raccolte dei duchi di Devonshire a Chatsworth House. Nel 1976 fu presentata a Londra nella mostra Italian Paintings 1550–1780 organizzata dalla galleria P. & D. Colnaghi & Co., con il numero 10. Stone rileva nel dipinto «inspiegabili variazioni di qualità» nelle diverse parti della composizione.

Note

Bibliografia

Collegamenti esterni

Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti nella Pinacoteca nazionale di Bologna Categoria:Dipinti sull'orazione nell'orto Categoria:Dipinti nel National Museum of Wales