È stato uno dei massimi esponenti della Democrazia Cristiana nonché uno dei più importanti politici italiani dagli anni settanta fino ai primi anni novanta. Dopo essere stato per molti anni il principale collaboratore di Amintore Fanfani nella corrente politica "Nuove Cronache", la abbandonò agli inizi degli anni ottanta e diede vita infine con Antonio Gava e Vincenzo Scotti alla corrente "Azione Popolare" (o "Grande centro") alla fine di quel decennio. Fu presidente e vicepresidente del Consiglio dei ministri, ministro degli affari esteri, ministro della difesa e ministro delle partecipazioni statali; ha ricoperto l'incarico di segretario della Democrazia Cristiana dal 1969 al 1973 e in seguito dal 1989 al 1992, mentre per un lungo periodo è stato presidente del Consiglio nazionale del partito.

Candidato alla presidenza della Repubblica dal suo partito nel 1992, fu ostacolato dai franchi tiratori. Giunto all'età di 97 anni, Forlani è stato finora l'ex presidente del Consiglio italiano più longevo di sempre.

Biografia Giovinezza ed esordi in politica Arnaldo Forlani nacque l'8 dicembre 1925 a Pesaro, nelle Marche, da Luigi Forlani, proprietario terriero del Montefeltro e Caterina Remies, maestra elementare. Prima dell'inizio della sua lunga attività politica, negli anni quaranta Forlani ebbe una breve carriera agonistica come calciatore: giocò infatti come mezzala nella Vis Pesaro, squadra della città medesima, in Serie C.. - Riunione della direzione del Pci: fine del compromesso storico | RadioRadicale.it Laureatosi in giurisprudenza all'Università degli Studi di Urbino, intraprese la sua carriera politica nel 1948 quando gli fu conferito l'incarico di segretario provinciale della Democrazia Cristiana di Pesaro e con i successivi ruoli politici come consigliere del comune di Pesaro e della provincia.

Il decennio successivo, nel 1954, Arnaldo Forlani entrò a far parte per la prima volta della direzione nazionale della Democrazia Cristiana. Il 7 ottobre del 1955 ottenne il suo primo rilevante incarico di partito, arrivando a dirigere l'importante sezione del partito "Studi, Propaganda e Stampa" (S.P.E.S.). Forlani si sposò in quegli anni con Alma Maria Forlani, deceduta il 6 ottobre 2015 all'età di ottantasei anni, ed ebbe con lei tre figli: Alessandro, il quale, come il padre, ha svolto per diversi anni l'attività politica, Marco (divenuto nel 2022 amministratore delegato della BFC Media) e Luigi.

A seguito della frattura nella corrente di Iniziativa democratica tra il gruppo doroteo e quello degli amici dell'ex segretario nazionale e presidente del Consiglio Amintore Fanfani (Nuove Cronache), Forlani scelse di aggregarsi a quest'ultimo, affermandosi nel congresso nazionale di Firenze del 1959 come uno fra gli esponenti e leader più rilevanti all'interno della corrente fanfaniana insieme a Lorenzo Natali, Giovanni Gioia, Clelio Darida e Franco Malfatti.

Proprio in rappresentanza di quest'area, nel 1962 fu eletto vicesegretario nazionale del partito, contribuendo così alla gestione unitaria della Democrazia Cristiana che seguì al congresso nazionale di Napoli e che avrebbe portato alla nascita del centro-sinistra. Mantenne quest'incarico, con una breve pausa di pochi mesi, fino all'inizio del 1969, lavorando assieme a tre segretari politici diversi: Aldo Moro, Mariano Rumor e Flaminio Piccoli.

Inizio della carriera di governo, prima segreteria DC e "preambolo" del 1970

Nel primo governo Rumor venne nominato ministro delle partecipazioni statali; nel secondo governo Rumor fu invece ministro per i rapporti con le Nazioni Unite. Nel settembre 1969 si svolse il patto di San Ginesio,Antonio Giangrande, Comunisti e post comunisti prima parte - se li conosci li eviti, CreateSpace Independent Publishing Platform, 2016, ISBN 978-15-39-09844-7. cui parteciparono Arnaldo Forlani e Ciriaco De Mita. Il convegno tenuto a San Ginesio passò alla storia come quello che stabilì un patto generazionale per un ricambio nella guida del partito, favorendo i "quarantenni" e causando la disgregazione della vecchia maggioranza dorotea. Nell'ottobre 1969, un mese dopo il convegno, infatti, i dorotei di "Impegno Democratico" si divisero in due correnti: Mariano Rumor e Flaminio Piccoli (allora al vertice, rispettivamente, del governo e del partito) si separarono da Giulio Andreotti ed Emilio Colombo.

Rumor e Piccoli fondarono "Impegno Popolare", Andreotti e Colombo mantennero la stessa denominazione di "Impegno Democratico". Piccoli si dimise dalla segreteria e il consiglio nazionale elesse il 9 novembre 1969 al suo posto Forlani con 157 voti a favore e 13 schede bianche. Pochi giorni dopo Ciriaco De Mita divenne vicesegretario: erano i frutti del patto di San Ginesio, al punto che Forlani e De Mita vennero ribattezzati "i gemelli di San Ginesio". Contemporaneamente all'elezione a segretario, Forlani si dimise da ministro del governo Rumor. Durante la sua segreteria, Forlani tentò di evitare il disfacimento dell'alleanza politica di centro-sinistra, minata dall'incapacità di reagire in modo efficace alle difficoltà economiche e sociali del periodo. Fu così che formulò il "preambolo" del 1970, che mirava a rinforzare la collaborazione dei partiti di governo e a estenderla a tutti i livelli istituzionali, comprese le neonate Regioni. Seguì una fase politica travagliata.

Sempre a novembre del 1969 la Camera approvò la legge sul divorzio con una maggioranza diversa da quella di governo e l'opposizione di DC, MSI e monarchici. Il presidente del Consiglio Rumor si dimise nel febbraio 1970, per ricostituire un governo organico di centro-sinistra nel marzo dello stesso anno. Nonostante il successo politico per le prime elezioni regionali del giugno 1970, il terzo governo Rumor non sopravvisse alle tensioni politiche e sociali nel Paese (lo sciopero generale del luglio 1970). Il centro-sinistra organico venne salvato dal nuovo governo presieduto da Emilio Colombo, dall'agosto 1970 al gennaio 1972. La DC, nel consiglio nazionale del partito del settembre 1970, ratificò all'unanimità il sostegno politico al centro-sinistra. Forlani organizzò nell'ottobre 1970, a Fermo, un convegno di studio per dare seguito alle conclusioni del convegno di San Ginesio, mentre la legge sul divorzio venne definitivamente approvata dal Parlamento, con la forte preoccupazione dei vescovi italiani e provocando un'immediata reazione del mondo cattolico, che, con il movimento "Un popolo per la famiglia" organizzò la raccolta di firme per il referendum abrogativo.

Il clima di violenza diffusa contribuì a uno spostamento a destra dell'elettorato, con una crescita significativa del MSI di Almirante nelle elezioni amministrative parziali del 1971. Alle elezioni del presidente della Repubblica del 1971, Forlani propose la candidatura di Amintore Fanfani, ma di fronte al diniego degli alleati e alla presenza di franchi tiratori interni, che impedirono anche l'elezione di Aldo Moro, la DC ripiegò su Giovanni Leone, che venne eletto con l'appoggio determinante del MSI. Nel gennaio 1972 i repubblicani uscirono dal governo Colombo, e venne aperta la crisi. L'impossibilità a ricostituire un'alleanza di centro-sinistra portò la DC a proporre un governo monocolore guidato da Giulio Andreotti, che non ottenne la fiducia del Parlamento. Si ebbero così elezioni anticipate, che evitarono anche momentaneamente il referendum sul divorzio.

Nella campagna elettorale del 1972, Forlani lanciò la cosiddetta politica di centralità:Direttamente ispirata alla teoria della reversibilità delle formule di Amintore Fanfani, ma anche con una inedita sottolineatura dei pericoli eversivi provenienti dall'estrema destra, come avvenne nel comizio elettorale della Spezia in cui disse: "È stato operato il tentativo più pericoloso che la destra reazionaria abbia mai tentato e portato avanti, dalla Liberazione a oggi, con una trama disgregante che aveva radici organizzative e finanziarie consistenti, che ha trovato solidarietà internazionali" (GIORGIO GUIDELLI, Piazza Fontana, Forlani: "Tentativo eversivo", Il resto del carlino, 13 dicembre 2019). le elezioni del 7 maggio 1972 confermarono la leadership della DC nel panorama politico del Paese e al tempo stesso l'inconsistenza numerica dei nuclei e dei movimenti dell'estrema sinistra: in un clima difficile e di forti tensioni, sia all'interno della vecchia maggioranza di centro-sinistra sia nello stesso associazionismo cattolico, la DC guidata da Forlani ottenne il 38,7% dei voti alla Camera dei deputati e il 38,1% al Senato. Anche la paventata avanzata della destra del MSI venne contenuta dal punto di vista elettorale. La DC varò allora una nuova alleanza centrista, riallacciando l'alleanza con il PLI nel governo. La sinistra DC si oppose e non entrò a far parte del secondo governo Andreotti costituito da DC, PSDI e PLI con l'appoggio esterno del PRI. Le conseguenze del ritorno a una formula centrista provocarono, all'interno della DC, le dimissioni dalla Direzione centrale dei rappresentanti delle correnti di "Forze Nuove" e dei morotei. Solo Benigno Zaccagnini, su indicazione di Moro, rimase presidente del consiglio nazionale.

"Quaresima" e carriera di governo, sconfitta nel congresso del 1976, ministro della difesa e degli esteri

Alla fine del 1972 emersero le insoddisfazioni verso la politica economica espressa dal secondo governo Andreotti. Forlani accolse allora la richiesta della sinistra del partito di riaprire un dibattito interno sulla situazione politica. Le spinte verso un riavvicinamento al PSI e alla ripresa della collaborazione governativa di centro-sinistra erano sempre più forti e sfociarono nel XII Congresso nazionale della DC del 1973 che pose fine all'alleanza centrista, riportando alla segreteria Amintore Fanfani e alla guida del governo Mariano Rumor, alleato nuovamente coi socialisti. Ebbe così iniziò per Forlani e per Andreotti un periodo di quaresima, secondo la definizione di Fanfani, che escluse per qualche tempo Forlani da incarichi politici di rilievo.

La quaresima per l'ex segretario democristiano durò solo un anno. Infatti Forlani fu ministro della difesa nel quarto e nel quinto governo Moro. In questo periodo, Forlani fu uno dei protagonisti dell'opposizione democristiana alla politica di solidarietà nazionale ventilata da Moro e dal neo-segretario DC Benigno Zaccagnini, eletto nel 1975. Proprio per questo, nel XIII congresso nazionale del 1976 Forlani fu il candidato del blocco moderato del partito alla guida del partito: appoggiato dai dorotei di Piccoli e Bisaglia, nonché dai seguaci di Andreotti e di Fanfani, Forlani sfidò nella corsa alla segreteria Zaccagnini, proponendo una piattaforma moderata che escludeva qualsiasi tipo di rapporto d'attenzione e di governo con il PCI.

La sfida fu molto combattuta, ma alla fine la linea di Forlani risultò sconfitta, seppure solo per pochissimi voti. Nonostante la sua opposizione al nuovo corso e alla politica di solidarietà nazionale, Forlani fu nominato alla prestigiosa carica di ministro degli affari esteri nel governo Andreotti III. I motivi di questo importante incarico furono, da un lato, la necessità di recuperare un clima di unità nel partito dopo le divisioni congressuali e, dall'altro, l'opportunità, in un mondo ancora segnato dalla guerra fredda, di assegnare la politica estera a una personalità chiaramente anticomunista in grado di tranquillizzare gli alleati europei e atlantici sul permanere della fedeltà italiana al Patto Atlantico. Per questi motivi mantenne la carica di ministro degli esteri nei successivi governi (IV e V) presieduti da Andreotti fino al 1979, quando la formula di solidarietà nazionale fu accantonata definitivamente. In qualità di ministro degli esteri, si recò in visita in Portogallo nel luglio 1977 per esprimere l'appoggio del governo italiano alla richiesta, avanzata da Lisbona, di adesione alla CEE.

"Preambolo" del 1980, presidente della DC e presidente del Consiglio dei ministri