Poggio La Croce è un sito archeologico situato nel comune di Radda in Chianti, riconosciuto dal Ministero della cultura come parco archeologico, in provincia di Siena. Occupa la cima di un rilievo che supera i 600 m s.l.m., fra i più alti della dorsale collinare compresa fra Castellina e i Monti del Chianti, lungo la linea che divide le acque dirette a settentrione verso la Pesa da quelle che scendono a meridione verso l'Arbia.
Il colle conserva testimonianze di più fasi distinte: frammenti ceramici dell'età del Rame riferibili alla cultura del vaso campaniforme, una struttura dell'età del bronzo finale legata alla pastorizia e alla transumanza, e soprattutto un villaggio fortificato etrusco fondato alla fine del IV secolo a.C., che costituisce il nucleo dell'area archeologica visitabile.
Le ricerche Il progetto di ricerca è stato elaborato dalla società cooperativa ArcheoProgetti e avviato nel 1989, sulla base di un accordo fra la Soprintendenza archeologica della Toscana, il comune di Radda in Chianti, concessionario dello scavo, e la cooperativa stessa; le indagini sono proseguite senza interruzioni per oltre vent'anni.
Lo scavo ha confermato una tradizione locale consolidata. Gli abitanti di Radda, che chiamano il rilievo Monte alla Croce, sapevano da sempre che lassù era sorto un insediamento antico, e taluni ne facevano addirittura la sede della Rada originaria, poi distrutta da un terremoto. L'aratro riportava del resto in luce, in quantità, blocchi lavorati, allineamenti di pietre e vasellame in terracotta di forme riconoscibili.
Le fasi Età del Rame ed età del bronzo finale Negli strati più profondi, al di sotto della fase protostorica, sono stati individuati piccoli frammenti ceramici la cui decorazione li riconduce alla cultura del vaso campaniforme; la vicenda di questa fase resta però ancora da chiarire.
Alla campagna del 1992 si deve invece un'ampia costruzione a secco, chiusa da muri su due soli lati e perciò accostabile a un recinto, che i materiali rinvenuti al suo interno assegnano all'età del bronzo finale. A realizzarla furono comunità di pastori, e indagini successive hanno suggerito che il comprensorio chiantigiano funzionasse da alpeggio estivo lungo percorsi di transumanza. Il vasellame rimanda alla trasformazione del latte in formaggio; utensili e pezzi non ancora finiti documentano inoltre una produzione poco comune, quella degli oggetti ricavati dal palco di cervo.
Il villaggio etrusco Il profilo odierno del colle, che culmina in un pianoro quasi orizzontale, deriva dai lavori di spianamento e costruzione compiuti per impiantarvi il villaggio etrusco, sorto sul finire del IV secolo a.C.
Restano leggibili il terrazzamento perimetrale e il circuito difensivo entro il quale stavano le abitazioni. A oriente si apre l'accesso all'abitato: il muro vi si interrompe e l'ingresso prosegue affiancato al circuito stesso. Le acque meteoriche erano smaltite da una rete di canalette. Tanto le case quanto la fortificazione impiegano l'alberese affiorante sul posto, cioè la roccia stessa del rilievo. Adriano Maggiani indica per la cinta un andamento curvilineo di almeno 60 per 36 m, e osserva che i pochi insediamenti fortificati etruschi con cinta curvilinea, fra i quali Poggio La Croce, si distinguono dal tipo prevalente, a pianta rettangolare e distribuzione modulare degli spazi interni, anche per la maggiore autonomia degli edifici all'interno del circuito..
Lo scavo ha riconosciuto finora due unità abitative e alcuni vani di destinazione produttiva. In uno di questi, ricavato in appoggio a un'abitazione, le campagne del 1999 e del 2000 hanno messo in luce i resti di un torchio che allo stato delle conoscenze viene riferito alla pigiatura dell'uva. Il dato va letto insieme a quanto emerso nel 1995 accanto alle fondazioni di una casa, dove al momento di impiantare il villaggio fu scavata una piccola fossa augurale: vi furono collocati semi di cereali diversi, legumi, nocciole e tre vinaccioli di Vitis vinifera, recuperati allo stato carbonizzato. Le colture offerte alla divinità corrispondono dunque a quelle da cui l'abitato traeva sostentamento.
Il materiale recuperato nelle abitazioni rinvia alla preparazione e al consumo dei pasti, alla dispensa, alla filatura e alla tessitura della lana, alla caccia e ai passatempi. Dal sito proviene inoltre uno scarabeo in corniola di stile a globolo, conservato per metà, rinvenuto insieme a uno skyphos di fine IV o inizio III secolo a.C. in un contesto di abitato: una circostanza notevole, poiché le gemme di questa classe con provenienza nota vengono in grande maggioranza da corredi funerari..
Il sistema dei villaggi fortificati Poggio La Croce è tradizionalmente inserito nella rete di insediamenti d'altura che avrebbero definito il margine meridionale del territorio della città-stato di Fiesole. Nella zona ne sono stati individuati altri, non tutti scavati: Cetamura del Chianti a Gaiole in Chianti, Casa al Vento e Castellina Vecchia a Castellina in Chianti, Poggio La Guardia al confine con Cavriglia.
Maggiani ha collocato questi siti entro un modello più ampio, in cui le città-stato dell'Etruria settentrionale, a partire dal tardo IV secolo, avvertono per la prima volta l'esigenza di una difesa stabile dei propri confini e si dotano di vere e proprie piccole fortezze. Nel versante meridionale del territorio fiesolano si snoderebbe così una linea di frontiera presidiata da una pluralità di castella, da Castellina Vecchia, con cinta rettangolare di 46 per 80 m, ai siti presso Radda, cioè Poggio La Croce e i minori Montecastelli e Casa al Vento, fino a Cetamura. La gestione di queste fortezze di confine sarebbe stata devoluta a gruppi gentilizi con possedimenti nella zona, che praticavano una politica di alleanze matrimoniali con le famiglie degli stati confinanti.
Pierluigi Giroldini presenta l'ipotesi del confine fiesolano con maggiore cautela, come lettura di un allineamento di siti che da Salivolpi raggiunge il crinale dei Monti del Chianti, e osserva che almeno per Cetamura le indagini hanno restituito un profilo meno riducibile a quello dell'abitato fortificato..
Valorizzazione Il sito è visitabile e l'itinerario predisposto permette di seguire l'articolazione dell'abitato. Gran parte dei reperti provenienti dalle case si trova al Museo archeologico del Chianti senese, a Castellina in Chianti. Il parco è compreso fra le tappe archeologiche proposte dall'Ecomuseo del Chianti senese ed è attrezzato con il sistema ITAca, che mette a disposizione schede su supporto mobile in più lingue per la visita autoguidata.
Sin dall'avvio delle indagini la gestione dell'area ha privilegiato il rapporto con la popolazione locale, attraverso attività di fruizione inaugurate nel 1994 e mai interrotte, alle quali partecipa oggi, insieme ad ArcheoProgetti, l'associazione di volontariato Emilio Sereni. Accanto agli scavi è stato attrezzato uno spazio di archeologia sperimentale, nato dal laboratorio di animazione antropologica "Ominidi", anch'esso avviato nel 1994. All'offerta didattica appartengono inoltre il progetto Ciaf-Chianti, rivolto ai residenti, e ArcheoDante, destinato agli studenti, accanto a laboratori e itinerari per turisti e scolaresche.
Note
Bibliografia
Approfondimenti
Voci correlate Radda in Chianti Cetamura del Chianti Museo archeologico del Chianti senese Fiesole Etruschi
Altri progetti
Collegamenti esterni
Categoria:Siti archeologici della provincia di Siena Categoria:Siti archeologici etruschi Categoria:Radda in Chianti