Le mura di Crotone sono l'insieme delle fortificazioni murarie che cinsero la città di Crotone in diverse fasi storiche. Al sistema difensivo dell'antica Kroton, esteso su un'area assai più ampia rispetto al successivo abitato medievale, seguirono una cinta tardoantica e bizantina, una cerchia medievale e, infine, la fortificazione bastionata realizzata in età vicereale a partire dalla prima metà del XVI secolo.

L'assetto maggiormente riconoscibile è quello della cinta vicereale: avviata durante il governo del viceré Pedro de Toledo, fu progettata principalmente da Gian Giacomo dell'Acaya e successivamente integrata da altri ingegneri militari, fra i quali Ambrogio Attendolo. Il circuito, concepito come sistema unitario con il castello, comprendeva cinque bastioni e due rivellini e si sviluppava per circa 2,7 km; dalla seconda metà dell'Ottocento, venuta meno la funzione militare, numerosi tratti furono demoliti, alienati o incorporati nelle costruzioni sorte lungo l'antico perimetro.

Storia

La cinta della polis La cinta dell'antica Kroton apparteneva a un sistema difensivo del tutto differente rispetto alle fortificazioni del successivo centro storico: la polis occupava infatti la pianura e le alture circostanti su una superficie molto maggiore; l'andamento delle mura è stato ricostruito grazie ai rinvenimenti effettuati in vari punti dell'area urbana e alla posizione delle necropoli, normalmente collocate all'esterno del perimetro cittadino.

Uno dei tratti meglio conservati è stato individuato sulla collina di Santa Lucia, a circa 130 m s.l.m.. Il Comune di Crotone collega il sistema alla cinta ricordata da Diodoro Siculo in occasione dell'assedio condotto da Agatocle di Siracusa nel 295 a.C.; la struttura poteva appartenere a una più ampia piazzaforte destinata a controllare le alture a sud della città. La tecnica costruttiva prevedeva due paramenti di blocchi parallelepipedi in calcarenite, con riempimento interno di pietrame; analogie con altri sistemi difensivi della Magna Grecia ne suggeriscono la formazione o un importante rifacimento tra il IV e il III secolo a.C.. Resti dello stesso circuito sono stati riconosciuti anche presso la collina Batteria, il Cimone Rapignese e Vigna Nuova. La quasi totale scomparsa in elevato delle mura antiche è stata ricondotta anche al successivo riutilizzo dei blocchi di calcarenite come materiale da costruzione; tale pratica proseguì nei secoli e interessò, secondo la documentazione archeologica comunale, anche i cantieri della fortificazione cinquecentesca.

Le mura bizantine

Nel 1997, durante la demolizione di un edificio tra corso Vittorio Emanuele e vico Cammariere, fu riportato alla luce un tratto di fortificazione lungo circa undici metri; la struttura, costruita anche con elementi di reimpiego provenienti da edifici antichi, è stata attribuita alla metà del VI secolo, nel contesto della guerra greco-gotica. Le fonti sulla guerra ricordano infatti Crotone come città fortificata e sede di un presidio bizantino durante le operazioni militari della metà del VI secolo.

La cinta medievale Nel Medioevo il nucleo urbano si consolidò sul rilievo compreso fra il castello e il settore della cattedrale. La città era protetta da una cerchia che seguiva la morfologia del terreno e si raccordava alla fortificazione posta sulla sommità orientale; porte, torri e fossati controllavano gli accessi verso il porto, la marina e l'entroterra. Il tracciato preciso è tuttavia ricostruibile solo parzialmente, poiché la grande rifortificazione del XVI secolo cancellò o inglobò numerosi tratti. Una delle testimonianze più significative è la cosiddetta «muraglia vecchia» descritta nel 1573 da Ambrogio Attendolo sul fronte orientale: già allora in parte crollata, correva dalla controscarpa del fossato del castello fino al bastione Don Pedro; una porzione è tuttora leggibile in prossimità del rivellino Miranda e del Museo archeologico in via Risorgimento.

La guerra tra Alfonso V d'Aragona e Antonio Centelles, marchese di Crotone provocò nuovi danni alla città: nel 1444 Crotone fu assediata dalle truppe aragonesi e, dopo la resa, tornò progressivamente sotto il controllo regio; la documentazione successiva descrive infatti una città ancora bisognosa di riparazioni e interventi alle proprie difese.

Gli interventi aragonesi La conquista ottomana di Otranto nel 1480 accelerò il rafforzamento delle principali piazzeforti costiere del Regno di Napoli: il 3 marzo 1482 Ferdinando d'Aragona ordinò lavori urgenti al castello e alle difese di Crotone; gli interventi, finanziati anche attraverso contribuzioni imposte alle comunità calabresi, riguardarono torri, fossati e opere avanzate. Il cantiere contribuì anche ad attirare manodopera verso la città: un documento del 1491 ricorda che circa duecento famiglie provenienti dai centri del territorio si erano trasferite temporaneamente a Crotone per lavorare alle «fabriche de castello», per poi allontanarsene una volta terminati i lavori. Nel 1495, durante la discesa di Carlo VIII di Francia, il castello fu nuovamente potenziato insieme ad altre fortezze regie; Crotone rimase fedele alla monarchia aragonese.

A questa fase appartengono anche interventi di transizione fra la fortificazione medievale e quella moderna: le torri rotonde Aiutante e Comandante del castello, datate alla fine del XV secolo e successivamente inglobate nel sistema cinquecentesco, sono state ricondotte da Tommaso Tedesco alla cultura progettuale di Francesco di Giorgio Martini o della sua scuola.

La cinta vicereale

Dalle prime ispezioni al programma del 1541 Dopo il passaggio del Regno di Napoli alla monarchia spagnola la posizione di Crotone acquistò ulteriore valore strategico, in quanto la città proteggeva uno dei pochi approdi utilizzabili lungo la costa ionica fra Taranto e Reggio Calabria e costituiva, con il castello, uno dei principali presidi della Calabria meridionale.

Il programma cinquecentesco non nacque improvvisamente nel 1541, poiché una serie di interventi e sopralluoghi iniziarono almeno negli anni venti del secolo. Nel 1523, e probabilmente già nel 1521, operò a Crotone Antonello da Trani; nel 1536 l'ingegnere Juan Sarmiento giudicò antiquate le difese esistenti, pur sottolineando la facilità con la quale il sito avrebbe potuto essere fortificato; nel 1539, infine, Giovanni Maria Buzzacarino fu inviato a predisporre ulteriori opere. La fase decisiva prese avvio nel 1541: Pedro de Toledo visitò personalmente la città; il 20 giugno una provisio emanata a Ratisbona destinò alla fortificazione un'imposta di cinque grana per ogni libbra di seta, mentre i registri della fabbrica documentano pagamenti già dall'aprile dello stesso anno. Nel giugno Gian Giacomo dell'Acaya giunse quindi a Crotone per rilevare castello e città e definire il nuovo progetto.

La regia fabrica Il nuovo sistema fu impostato secondo i principi della fortificazione alla moderna; le torri e le cortine della città medievale, progettate per una guerra precedente alla diffusione dell'artiglieria pesante, furono in gran parte demolite, abbassate o inglobate; al loro posto si costruirono bastioni poligonali, cortine a scarpa, casematte e opere destinate al tiro radente. Dell'Acaya dovette adattare la geometria ideale della fortificazione alla conformazione dell'abitato esistente e alla presenza del castello: ne risultò un poligono irregolare; l'asse fra castello, piazza, cattedrale e porta principale continuò tuttavia a organizzare il nucleo urbano. Per liberare le linee di tiro e creare le nuove opere furono inoltre demoliti o ridimensionati edifici e insediamenti posti a ridosso delle mura.

La direzione materiale del cantiere fu affidata soprattutto al capomastro Giacomo D'Amato, collaboratore di dell'Acaya; vi operarono muratori, scalpellini, carpentieri, cavatori, trasportatori e numerose maestranze non specializzate. Pietra, calce, legname e manodopera provenivano non soltanto da Crotone, ma anche dalle università del Marchesato e da altri centri calabresi.

Un accordo del 1542 fissò quote annuali e forniture di calce e pietra a carico di numerosi centri; le difficoltà logistiche erano notevoli, soprattutto nei settori prossimi al mare, dove durante gli scavi l'acqua penetrava nelle fondazioni. Le cronache della fabbrica documentano inoltre il sistematico recupero di pietre da muri e strutture preesistenti, comprese parti della vecchia cinta.

Lo sviluppo dei lavori tra il 1541 e il 1555 Durante i primi mesi del 1541 furono avviati contemporaneamente vari fronti di lavoro; tra le opere principali figuravano il bastione Don Pedro sul settore della Capperrina, il bastione del castello successivamente denominato Santa Maria e il bastione Pedro Nigro presso la Pescheria; negli anni immediatamente successivi il cantiere interessò anche Villafranca e le cortine intermedie. L'avanzamento comportò la progressiva demolizione delle strutture più antiche: nei registri compaiono operai incaricati di «rompere le mura antiche» e di utilizzare il materiale recuperato per le nuove fondazioni; in altri casi, invece, le preesistenze incontrate negli scavi rallentarono il lavoro. La costruzione dei nuovi bastioni procedette quindi insieme alla demolizione e al reimpiego di numerose strutture difensive precedenti.

Tra il 1547 e il 1548 si lavorò al bastione Marchese e al relativo cavaliere; nel 1549 furono avviate le fondazioni del bastione Toledo, ultimo dei grandi bastioni urbani a essere impostato. I lavori continuarono anche negli anni seguenti, ma con ritmo irregolare; la scarsità di denaro, le difficoltà di approvvigionamento e il mutamento delle priorità militari impedirono il rapido completamento dell'intero progetto.

Nel 1546 furono commissionati elementi scultorei con le insegne imperiali e vicereali; sul bastione Don Pedro, detto in seguito anche delle Armi, rimasero infatti gli stemmi di Carlo V e del viceré Pedro de Toledo. Ai piedi del tratto di cinta sul quale sono collocati gli stemmi si sviluppa l'Orto Tellini, storico giardino pubblico di via Generale Tellini.

Ambrogio Attendolo e il completamento della fortificazione Alla morte di Gian Giacomo dell'Acaya, avvenuta nel 1570, il sistema risultava ancora incompleto: nel 1573 il viceré Antoine Perrenot de Granvelle inviò Ambrogio Attendolo a Crotone per esaminare castello e mura; il 9 maggio l'ingegnere redasse due relazioni, oggi conservate nell'archivio generale di Simancas, originariamente accompagnate da disegni non più reperibili. La descrizione restituisce uno stato di avanzamento disomogeneo: il bastione Toledo, vicino alla nuova porta urbana, era l'unico dotato della piazza superiore completata; la cortina fra Toledo e Marchese, nella quale doveva aprirsi il nuovo ingresso principale, era ancora incompleta. Il bastione Marchese risultava già molto avanzato, ma mancava del cavaliere previsto; la cortina verso Villafranca era terminata, mentre Villafranca, la cortina della Piscaria e Pedro Nigro erano prossimi al completamento; Don Pedro, invece, necessitava ancora del terrapieno e di altre opere interne.

Attendolo propose anche il completamento del raccordo fra Don Pedro e la controscarpa del fossato del castello, nel settore della cortina della Capperrina. Sul lato orientale individuò inoltre un tratto di circa 25 metri della vecchia muraglia medievale ormai crollato: anziché limitarsi alla riparazione, progettò un nuovo rivellino basso e largo, avanzato verso il pendio e dotato di doppio fianco verso il castello. Quest'ultima opera fu realizzata alcuni anni dopo, durante il viceregno di Juan de Zúñiga, conte di Miranda (1586-1595), come attesta l'epigrafe «MIRANDA» posta sullo spigolo delle due facce; nei documenti di Attendolo era indicata come Opera della Conigliera. Altri interventi suggeriti dall'ingegnere, tra i quali modifiche alle torri del castello e lavori sul rilievo di San Leonardo, non furono invece realizzati.

Dal Seicento all'età napoleonica