Fondo Gesù è un quartiere di Crotone, in Calabria, sviluppato lungo la sponda destra dell'Esaro, nel settore compreso tra il centro storico e il corso del fiume.

L'insediamento contemporaneo si sovrappone a una stratificazione molto più antica: le indagini archeologiche hanno infatti individuato strutture e assi viari appartenenti all'antica Kroton, insieme a testimonianze di frequentazione risalenti alle prime fasi della colonia achea e protrattesi attraverso l'età arcaica, classica ed ellenistica.

La denominazione Fondo Gesù si collega alla toponomastica storica della zona, nella quale sono documentati il convento dei Minimi di San Francesco di Paola sotto il titolo di Gesù e Maria e, nel XVIII secolo, un comprensorio agricolo denominato Il Giesù. L'attuale tessuto residenziale si formò invece nel corso della seconda metà del XX secolo, soprattutto attraverso interventi di edilizia residenziale pubblica, mentre dalla fine degli anni novanta il quartiere fu interessato dal programma di recupero urbano denominato Contratto di quartiere Fondo Gesù.

Storia

L'area nell'antichità

L'area dell'attuale Fondo Gesù faceva parte dell'estensione urbana dell'antica Kroton, sviluppata in prossimità dell'Esaro e della sua foce. Le indagini archeologiche hanno restituito testimonianze riferibili già alle prime fasi della colonia achea, con una frequentazione proseguita durante l'età arcaica e classica fino alla piena età ellenistica; gli scavi sistematici condotti fra il 2000 e il 2005 hanno inoltre individuato tratti di assi stradali ed edifici appartenenti alla maglia urbana della polis.

La presenza di resti antichi nella zona era tuttavia nota già prima delle moderne campagne archeologiche: Armando Lucifero riferì che nel 1859, durante lavori per l'impianto di una piantagione di agrumi nel Fondo Gesù allora appartenente al marchese Francesco Berlingieri, furono rinvenute a circa 1,20 metri di profondità strutture da lui interpretate come un settore residenziale della Crotone greca, comprendente piccole abitazioni provviste di pozzi; all'inizio del Novecento lo storico Nicola Sculco segnalò inoltre dalla stessa proprietà diversi reperti, fra cui frammenti scultorei e architettonici, tombe, monete e un'iscrizione greca.

Le campagne svolte nel 2013 e nel 2014 in via Achille Grandi hanno consentito di approfondire la conoscenza del settore, confermando la presenza di strutture inserite nell'organizzazione della città greca; secondo Domenico Marino e Carmelo Colelli, l'occupazione antica cessò alla fine del III secolo a.C., probabilmente dopo la seconda guerra punica, mentre una nuova fase di frequentazione è attestata in epoca tardomedievale.

Il Giesù in età moderna Nella zona posta fuori dalle fortificazioni, in prossimità dell'Esaro e delle Piane dell'Acquabona, sorgeva un convento dell'Ordine dei Minimi di San Francesco di Paola con chiesa intitolata a Gesù e Maria; una tradizione storiografica ne colloca la fondazione nel 1460, mentre la documentazione archivistica superstite ne attesta con certezza l'esistenza almeno dal 1506, quando una concessione regia assegnò al convento le cosiddette «terre del ponte».

La stessa zona comprendeva la chiesa della Santissima Annunziata e terreni destinati a orti, vigne e giardini. Nel catasto onciario del 1743 è documentato un comprensorio denominato Il Giesù, formato da terre, orti, vigne, un giardino, una torre, magazzini, un cortile murato e un pozzo; la proprietà confinava con il pozzo pubblico di Acquabona, la chiesa dell'Annunziata, il ponte sull'Esaro e una vigna denominata Gesù e Maria.

Il fondo appartenne nel corso del tempo alle famiglie Pipino, Barricellis e Grimaldi, passando successivamente ai Berlingieri, che lo conservarono durante l'Ottocento. Nel XVIII secolo il settore esterno alle mura era inoltre caratterizzato dalla presenza di magazzini destinati alla conservazione delle derrate agricole: anche il complesso dei Minimi disponeva di numerosi locali di questo tipo e, al momento della soppressione successiva al terremoto del 1783, nel convento se ne contavano sedici.

Dopo la soppressione, parte dei beni conventuali fu assegnata ad altri enti ecclesiastici e la chiesa di Gesù e Maria, ormai abbandonata e deteriorata, venne successivamente adattata a magazzino; anche la vicina chiesa dell'Annunziata cessò di essere utilizzata per il culto entro la fine del Settecento e fu trasformata in locali destinati a deposito.

La formazione del quartiere contemporaneo L'attuale insediamento residenziale si formò attraverso più fasi nel corso della seconda metà del Novecento, ma le fonti disponibili non ne ricostruiscono la cronologia in modo del tutto coincidente: la scheda dell'Università degli Studi di Parma colloca una prima fase costruttiva negli anni cinquanta e un successivo ampliamento negli anni settanta, indicando circa 550 alloggi di edilizia residenziale pubblica alla data della rilevazione; un atto parlamentare del 2008 descrive invece Fondo Gesù come un insediamento sorto «a cavallo degli anni sessanta e settanta» per accogliere la popolazione proveniente da una precedente baraccopoli.

Dalla fine degli anni novanta gli edifici residenziali e gli spazi circostanti furono inclusi in un programma integrato di recupero, esteso oltre al patrimonio abitativo anche alla viabilità, agli spazi aperti e ai servizi.

L'alluvione del 1996

Il 14 ottobre 1996 Fondo Gesù fu fra i quartieri maggiormente colpiti dall'alluvione provocata dalla piena dell'Esaro: le intense precipitazioni determinarono lo straripamento del fiume e l'inondazione di vaste zone di Crotone, mentre Fondo Gesù e Gabelluccia risultarono fra i settori investiti con maggiore intensità da acqua, fango e detriti. L'evento provocò complessivamente sei vittime in città e migliaia di sfollati, oltre a gravi danni alle abitazioni, alle attività economiche e alla vicina zona industriale.

Il Contratto di quartiere Nel 1998 il Comune di Crotone partecipò al programma nazionale dei Contratti di quartiere, promosso nell'ambito degli interventi sperimentali per il recupero dell'edilizia residenziale e dei tessuti urbani. Il 26 giugno il Consiglio comunale adottò, con deliberazione n°. 28, il Piano di recupero relativo alla zona e approvò, con la successiva deliberazione n° 29, il Contratto di quartiere Fondo Gesù; il 25 febbraio 1999 la proposta fu inserita nella graduatoria nazionale e ottenne un finanziamento di 20 miliardi di lire.

L'adozione definitiva del Piano di recupero fu perfezionata il 30 aprile 1999, mentre il progetto definitivo venne approvato dalla Giunta comunale il 27 aprile 2000: erano previsti il recupero e la ristrutturazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, la demolizione di fabbricati posti sull'argine dell'Esaro e di altre superfetazioni, la costruzione di abitazioni sostitutive e una serie di opere sulla rete stradale; il programma comprendeva inoltre un centro sociale, un campo sportivo, un parco fluviale, un'area archeologica e un collegamento viario con gli istituti scolastici della zona.

Il 2 maggio 2000 fu stipulato il protocollo d'intesa fra il Comune e il Comitato per l'edilizia residenziale, seguito il 2 agosto dalla convenzione con il Ministero; il 31 ottobre la Regione Calabria espresse parere favorevole sull'iniziativa e, nello stesso anno, Regione e Comune sottoscrissero un accordo di programma che comprendeva anche la riqualificazione della rete stradale, la creazione di aree verdi e interventi di costruzione e recupero del patrimonio edilizio.

Nel 2008 lo stato di attuazione del Contratto di quartiere fu oggetto di un'interrogazione parlamentare da parte della deputata Dorina Bianchi nella quale, sulla base di notizie di stampa, veniva segnalato il possibile mancato completamento di alcune opere che avrebbero dovuto essere ultimate entro il 2004; l'atto chiedeva pertanto al Governo di verificare l'effettiva realizzazione degli interventi previsti.

Archeologia Gli scavi urbani I rinvenimenti archeologici di Fondo Gesù erano conosciuti già nell'Ottocento, ma le indagini sistematiche presero avvio in epoca contemporanea: dopo alcuni interventi occasionali effettuati negli anni settanta, fra il 2000 e il 2005 la Soprintendenza per i beni archeologici della Calabria condusse campagne che individuarono una continuità insediativa almeno dal V al III secolo a.C., insieme a tratti di strade ed edifici appartenenti al settore urbano dell'antica Kroton.

La stessa documentazione distingue quattro fasi comprese fra la fine del VII secolo a.C. e il III secolo a.C.; saggi condotti a maggiore profondità hanno inoltre individuato lembi di stratigrafia riferibili al primo impianto coloniale della fine dell'VIII secolo a.C., accompagnati da materiali ceramici riconducibili alle fasi iniziali dell'insediamento acheo.

Le indagini di emergenza effettuate fra il 2013 e il 2014 nella terza traversa di via Achille Grandi permisero di definire con maggiore precisione la sequenza del settore: lo scavo mise in luce strutture murarie costruite con blocchi irregolari di arenaria, diversi ambienti e un percorso in terra battuta, mentre la ceramica proveniente dagli strati più antichi indicò una frequentazione già contemporanea alla fondazione della colonia achea, o negli anni immediatamente successivi; strutture e materiali attestano poi la prosecuzione dell'occupazione durante l'età arcaica, classica ed ellenistica.

L'orientamento degli edifici e della strada risulta coerente con quello degli stenopoi individuati in altri settori della polis; la posizione presso la foce dell'Esaro e il rinvenimento di ami e pesi da rete hanno inoltre portato Marino e Colelli a proporre, in via ipotetica, una possibile funzione del sito come approdo o area portuale.

Il tesoretto di Fondo Gesù Fra i rinvenimenti effettuati durante gli scavi dei primi anni duemila figurano due ripostigli monetali e un nucleo di oreficerie recuperati nella proprietà Romano, all'interno dei resti di un'abitazione abbandonata nella prima metà del III secolo a.C.

Uno dei depositi era composto da monete in bronzo, mentre il secondo comprendeva esemplari in argento, oro ed elettro, accompagnati da un piccolo gruppo di gioielli in oro, fra cui orecchini, fibule, elementi per l'acconciatura e anelli. Il catalogo pubblicato nel 2006 colloca i pezzi in metallo prezioso in un arco cronologico compreso fra la metà del IV secolo a.C. e l'inizio del III secolo a.C.; la sintesi del Comune colloca invece l'occultamento nel periodo compreso fra l'assedio della città da parte di Agatocle di Siracusa e l'arrivo di Pirro nell'Italia meridionale.

I reperti furono presentati in una mostra presso il Museo archeologico nazionale di Crotone e confluirono nel catalogo Il Tesoro nascosto di Fondo Gesù a Crotone, curato da Roberto Spadea; il ripostiglio monetale rinvenuto nel 2005 è stato successivamente oggetto di uno studio specifico di Ermanno Arslan.

Assetto urbano L'assetto contemporaneo di Fondo Gesù deriva in larga parte dai nuclei di edilizia residenziale pubblica realizzati in più fasi nel secondo Novecento; nel 2008 una scheda dell'Università degli Studi di Parma indicava circa 550 alloggi ERP e descriveva il Contratto di quartiere Fondo Gesù come uno strumento rivolto congiuntamente al patrimonio abitativo, agli spazi aperti e alle infrastrutture.

La fascia prossima all'Esaro costituiva uno dei settori interessati dal progetto: era prevista la demolizione degli edifici posti lungo l'argine e la destinazione di parte delle aree liberate a parco fluviale; per la componente residenziale il programma contemplava inoltre la demolizione di 96 alloggi, la riqualificazione di altri 218 e la costruzione di 104 nuove unità. Sul piano urbanistico erano previsti interventi sulla viabilità secondaria, nuovi parcheggi, la riqualificazione degli spazi aperti, aree di verde pubblico e attrezzato e un parco archeologico.