I fatti di Prats de Molló furono un tentativo di invasione militare partito dalla Catalogna del Nord allo scopo di rendere indipendente la Catalogna. Il piano, pianificato da Francesc Macià e dalla direzione del partito Estat Català, venne scoperto e sventato nel 1926. La strategia consisteva nella penetrazione di due colonne armate (una proveniente da Saint-Laurent-de-Cerdans e l'altra dal Coll d'Ares) che avrebbero dovuto occupare la città di Olot per poi proclamare la Repubblica Catalana.
Storia
All'inizio del 1924, Macià si stabilì in rue Charles Duflos a Bois-Colombes, alla periferia di Parigi, all'interno di una casetta isolata in una zona poco trafficata. Insieme a lui, con mansioni di segreteria, c'erano Josep Bordas de la Cuesta, Ernest Dalmau e Antoni Puch i Ferrer, ex direttore del giornale L'Ideal di Lleida.Miró i Tuset (2015), p. 370.Cattini (2021), p. 92.Carner i Ribalta (2009), pp. 62, 67. Successivamente, dal gennaio 1925, l'abitazione divenne la sede del "Comitato d'Azione della Libera Alleanza" e vi si unirono, tra gli altri, Ventura Gassol i Rovira, sempre in veste di segretario, Josep Carner i Ribalta, Josep Rovira i Canals, Josep Marlès i Sans e Martí Vilanova i Purcallas. Estat Català disponeva anche di altre sedi: una a Tolosa, dove operavano Roc Boronat i Font e Juli Figueres, e una a Perpignano, gestita da Artur Coromines e Josep Esparç, che fungevano da centri di reclutamento. Da quest'ultime dipendevano gruppi stabiliti in altri centri come Coustouges (Costoja), Vilarosa e Espéraza (Esperasan), oltre alle cellule attive a Puigcerdà, La Seu d'Urgell e in Andorra.Miró i Tuset (2015), p. 371.
Gli indipendentisti cercarono di formare una sorta di esercito composto da disertori ed esuli. Per finanziarlo, il 23 aprile 1925, Macià emise il cosiddetto Prestito Pau Claris (8.750.000 pesetas) che venne sostenuto economicamente dai catalani emigrati in America.Lucci (2012) Macià nominò come suoi luogotenenti Josep Bordas de la Cuesta per le questioni politiche, Josep Carner i Ribalta e Ventura Gassol i Rovira per la propaganda, Josep Rovira i Canals, Martí Vilanova, i fratelli Morella, Joaquim Carrió, Roc Boronat e Ferran Arqués per le operazioni militari. All'interno del territorio spagnolo, l'incarico di reclutare volontari fu affidato a Jaume Aiguader i Miró e Amadeu Bernadó i Calcató.
Macià riuscì anche a ottenere l'adesione di 60 volontari antifascisti italiani, alcuni dei quali veterani di guerra come Ricciotti Garibaldi jr e Arturo Rizzoli, incaricati di fare da istruttori militari. Questi ultimi due si offrirono per l'acquisto delle armi insieme a Boronat e Rovira; l'arsenale venne poi nascosto presso Villa Denise, una residenza affittata da Esparç. Sebbene Macià fosse propenso a non avviare alcuna operazione militare prima di aver addestrato un contingente tra i 400 e i 500 volontari, le crescenti rivalità interne al partito (in particolare con figure come Daniel Cardona i Civit) per accaparrarsi i fondi americani e le pressioni dei settori giovanili e radicali (Bandera Negra), responsabili del fallito complotto del Garraf, lo spinsero a dare il via libera all'operazione in anticipo rispetto al previsto.
Il 30 ottobre 1926, Macià diede l'ordine di mobilitazione. L'addestramento militare prese il via nei pressi di Saint-Laurent-de-Cerdans, località in cui erano state sotterrate le armi. Il piano d'attacco consisteva nel formare due formazioni militari che, muovendosi all'alba, avrebbero dovuto attraversare il confine franco-spagnolo percorrendo sentieri di montagna fino a raggiungere i dintorni di Olot. Lì si sarebbero dovuti congiungere con ulteriori gruppi armati provenienti dall'interno della Catalogna.Miró i Tuset (2010)
Una volta riuniti, la strategia prevedeva di cogliere di sorpresa il capoluogo della Garrotxa attaccando simultaneamente le caserme della Guardia Civil e dei carabinieri dell'esercito spagnolo. I congiurati avrebbero sfruttato il caos dell'azione per annunciare l'avvenuta proclamazione della Repubblica Catalana servendosi di un'emittente radiofonica portatile. Si confidava che la diffusione della notizia inducesse l'intero popolo catalano a sollevarsi contro lo Stato spagnolo. Terminata la fase iniziale, la colonna si sarebbe ritirata verso le alture delle Guilleries, stabilendovi il campo base da cui proseguire le operazioni militari.
In realtà, Ricciotti Garibaldi jr si rivelò essere un informatore segreto al soldo di Benito Mussolini e allertò tempestivamente le autorità spagnole circa le intenzioni dei cospiratori. Il governo spagnolo, a sua volta, provvide ad avvisare le autorità francesi. Il 4 novembre 1926, le forze dell'ordine sventarono il tentativo di insurrezione. A Estagel vennero intercettati i gruppi che, da Parigi e Tolosa, si stavano dirigendo verso Saint-Laurent-de-Cerdans per recuperare le armi, mentre presso Villa Denise, a Prats de Molló, furono arrestati Francesc Macià e il suo intero stato maggiore. Il 15 novembre, circa 86 degli uomini reclutati vennero deportati in Belgio, mentre altri 42 finirono in carcere (nove dei quali di nazionalità italiana). Alla fine, tuttavia, solo 20 persone furono condotte a Parigi per essere processate: Francesc Macià, Ricciotti Garibaldi, Arturo Rizzoli, i fratelli Josep, Lluís e Pere Morella, Joan Moragues, Josep Fontbernat i Verdaguer, Martí Vilanova, Juli Figueres, Roc Boronat i Font, Josep Rovira i Canals, Josep Carner i Ribalta, Artur Coromines, Abelard Tona i Nadalmai, Josep Bordas de la Cuesta, Josep Esparç, Ventura Gassol i Rovira, Ernest A. Dalmau e Ramon Fabregat i Arrufat.Estat Català (2003), p. 70.
Il processo Il processo si svolse nei giorni 20, 21 e 22 gennaio 1927 presso l'aula correzionale numero 12 del Tribunale Civile della Senna, a Parigi. Gli imputati catalani e Rizzoli furono difesi dagli avvocati Henri Torrès, Alexandre Zévaès, Pierre Gabriel, Pierre Cot e Pierre Loewel, mentre Garibaldi si affidò agli avvocati Campinchi e Bizos.Estat Català (2003), p. 69. Macià assunse su di sé la piena responsabilità per l'accaduto e pronunciò una dichiarazione di intenti a nome di tutti i compagni, rivendicando i principi di indipendenza, democrazia e rivoluzione. Questo gesto conferì al processo una vasta risonanza mediatica, portando la questione catalana e la figura stessa di Francesc Macià, il quale anni dopo assurgerà a leader indiscusso del catalanismo, alla ribalta in tutta Europa.Estat Català (2003), pp. 101-104. Al termine del processo, Macià e Garibaldi furono condannati a due mesi di prigione e al pagamento di un'ammenda di 100 franchi francesi, mentre agli altri cospiratori venne inflitto un mese di reclusione e 50 franchi di multa.Estat Català (2003), pp. 288-290.
Note
Bibliografia
Voci correlate Estat Català Francesc Macià Storia della Catalogna
Collegamenti esterni
Categoria:Storia della Catalogna Categoria:Eventi del 1926 Categoria:Colpi di Stato falliti