Pettinature Rivetti, anche Pettinature Riunite e Nuove Pettinature Riunite, è un complesso industriale situato a Biella, in via Carso 31. L'edificio, progettato tra il 1939 e il 1941 dall'architetto Giuseppe Pagano in collaborazione con l'ingegnere Gian Giacomo Predaval per l'industriale Oreste Rivetti, è considerato un esempio significativo del razionalismo italiano applicato all'architettura industriale.
Storia
Progettato tra il 1939 e il 1941 su commissione dell'imprenditore laniero Oreste Rivetti per conto del Lanificio Rivetti, l'edificio andava a collocarsi nell'area di espansione situata a sud della città, nelle immediate vicinanze della stazione ferroviaria di Biella. L'opera ebbe la sua genesi nel lungo rapporto fiduciario già esistente tra l'architetto Giuseppe Pagano e il committente, rapporto nato a partire dal 1924 e consolidatosi con precedenti lavori per la villa della famiglia Rivetti e per il Convitto Biellese. L'edificio venne progettato in collaborazione con l'ingegnere Gian Giacomo Predaval e prese la forma di un'applicazione rigorosa dei principi del razionalismo, ovvero la linearità, la purezza dei volumi, l'efficienza organizzativa e la funzionalità.
Tra gli anni Cinquanta e Sessanta lo stabilimento fu oggetto di ampliamenti curati dall'ingegnere Roberto Rivetti, per poi finire in disuso a partire dal 1990, versando in uno stato di degrado nel quale si riescono comunque ancora a vedere i suoi caratteri formali e spaziali originari.
Descrizione Concepito come un'efficiente "macchina produttiva" dotata di spiccata flessibilità, lo stabilimento si compone di due corpi di fabbrica principali, di cui il primo, prospiciente via Carso, risulta essere a cinque piani ed era originariamente adibito a magazzino, cernita, lavaggio e asciugatura della lana, dove il ciclo di lavorazione avveniva per gravità, scendendo dal sottotetto ai piani inferiori. Questo corpo di fabbrica risultava costruito in cemento armato, con solai a fungo privi di travi sporgenti, in modo da garantire la massima altezza per il ciclo di lavorazione, presentando in facciata due volumi aggettanti a torre posti alle estremità, con funzione di collegamento verticale e di servizio.
Il secondo corpo di fabbrica, situato nella zona retrostante e affacciato sul torrente Cervo, era invece destinato alle operazioni di pettinatura svolte in senso orizzontale e la sua copertura venne realizzata con elementi parabolici in tavelloni forati poggiati su travi di testata, con ampie finestrature verticali in vetro Termolux che avevano l'obiettivo di garantire la diffusione luminosa e l'aerazione dell'ambiente di lavoro.
Note
Bibliografia
Categoria:Architetture di Biella Categoria:Architetture di Giuseppe Pagano