Biografia Nacque a Roma il 25 novembre 1890 in una famiglia umile da Massimo Fiori, cascherino e cocchiere originario della Sabina, e Giuliana Mora Morunti, casalinga originaria di Assisi. Nonostante le grandi difficoltà della famiglia, acuite dalla prematura morte della madre, poté frequentare il prestigioso Istituto magistrale statale Vittoria Colonna, dove si diplomò come maestra di scuola elementare nel 1907; nella sua formazione fu di particolare rilievo la figura della maestra Anita Dobelli Zampetti, che giovanissima la fece entrare in contatto con l'Associazione nazionale per la donna. Conseguì altri due diplomi nel 1912 presso l'Università di Roma: uno in pedagogia e uno in lingua francese, mentre nel 1915 vinse il concorso come maestra elementare nelle scuole di Roma.

Subito dopo il diploma accettò l'incarico per l'insegnamento presso la scuola rurale sita in contrada Le Corti a Velletri, dove entrò in contatto con la realtà del mondo agricolo, cui dedicò la pubblicazione nel 1913 de Il Farfa, una raccolta di racconti di vita contadina. Durante il suo incarico a Velletri conobbe il collega Augusto Mammucari, anch'egli insegnante nonché sindacalista delle leghe bracciantili, e i due si innamorarono, pianificando anche di sposarsi. Mammucari aveva già un figlio da una precedente relazione, Mario (nato nel 1910), che Cesira adottò alla morte del padre nel 1918 dovuta all'influenza spagnola. Accanto alla sua attività lavorativa, fu particolarmente attiva anche come attivista e sindacalista, aderendo al movimento per l'istruzione nell'Agro romano di Giovanni Cena e Sibilla Aleramo oltre che all'Associazione delle donne italiane, occupandosi dei problemi socio-politico-economici di casalinghe, infermiere, cucitrici e lavoratrici a domicilio; inoltre nel 1910 si iscrisse al Partito Socialista Italiano (PSI), partecipando a diverse manifestazioni contro la guerra in Libia e poi contro l'ingresso dell'Italia nella prima guerra mondiale. Con la fondazione del Partito Comunista d'Italia (PCd'I) nel 1921 vi aderì, impegnandosi attivamente nel contrasto al fascismo.

Nel 1923 scrisse un altro libro intitolato Terra Latina, sulla storia, le leggende, gli usi e i costumi della regione che vinse il concorso nazionale Libri regionali d'Italia, bandito dalla casa editrice Mondadori, venendo adottato nelle scuole elementari e medie del Lazio; l'attività politica dichiaratamente antifascista della Fiori portò tuttavia il libro ad essere ritirato dalla circolazione poco tempo su disposizione del Ministro della pubblica istruzione Pietro Fedele. Pochi anni dopo, nel 1928, fu allontanata dall'insegnamento su disposizione del governatore di Roma per incompatibilità politica e nonostante il tentativo di ricorso, respinto dal Consiglio di Stato, dovette proseguire l'insegnamento clandestinamente: pur abitando a Roma, continuò a recarsi in segreto a Velletri per insegnare, impartendo allo stesso tempo lezioni private di lingua italiana ai figli dei funzionari dell'ambasciata sovietica in Italia; nel 1928 tradusse inoltre diversi racconti di Isaak Babel' per la Rivista di letterature slave, diretta da Ettore Lo Gatto.

Fece parte attivamente di un gruppo antifascista romano, curando la pubblicazione del foglio di propaganda clandestina La Falce, destinato ai contadini, e di una biblioteca circolante per la diffusione di romanzi a sfondo sociale. Per il suo attivismo fu arrestata il 27 aprile 1933 insieme ad altri compagni e al figlio adottivo Mario, accusati di aver tentato di ricostituire il Partito Comunista; trascorse col figlio circa un anno di detenzione al carcere delle Mantellate a Roma e poi a Perugia, venendo condannati a cinque anni di confino prima a Ponza nel gennaio 1934 e poi a Ustica nell'aprile 1935, dove rimasero fino al trasferimento per ragioni di salute a Maratea nel settembre dello stesso anno. Durante il confino a Ponza conobbe un altro militante comunista, il triestino Umberto Cumar (suo futuro marito), e nel maggio 1939, circa un anno dopo la fine del periodo di confino (anno in cui rimase "riservatamente vigilata"), lo raggiunse a San Demetrio ne' Vestini su disposizione dei comunisti romani, che ritenevano più opportuna la sua presenza in Abruzzo.

A San Demetrio, insieme a Cumar, organizzò la sezione locale del Comitato di Liberazione Nazionale (CNL) e, in particolare dopo l'occupazione tedesca, organizzò la banda "Giovanni De Vincenzo", il cui raggio d'azione di estendeva fino al Gran Sasso. Nella primavera del 1944 un'azione di sabotaggio interruppe le linee telefoniche tra il quartier generale tedesco in Italia a Rocca di Cambio e i vari reparti dipendenti; Fiori e Cumar furono ricercati dalle autorità tedesche per essere fucilati in rappresaglia ma riuscirono a sfuggire all'arresto grazie a una soffiata del locale maresciallo dei carabinieri, rifugiandosi per due mesi sul Gran Sasso fino alla partenza della guarnigione tedesca per il fronte di Cassino. Nel giugno 1944 fu nominata sindaca di San Demetrio dal locale CNL, rimanendo in carica per cinque mesi.

Nell'ottobre 1944 fece ritorno a Roma, dove poté riprendere l'insegnamento nelle scuole e l'attivismo sindacale, partecipando inoltre alla commissione cultura del Comitato centrale del Partito Comunista Italiano (PCI). Si dedicò anche alla scrittura di diversi romanzi autobiografici, tra cui quello di maggior successo fu indubbiamente Una donna nelle carceri fasciste, ristampato più volte e tradotto anche in francese e russo nonché finalista del Premio Strega nel 1966, su proposta di Milena Milani.

Morì a Roma il 9 gennaio 1976.

Dopo la sua morte le è stata dedicata una sezione locale del PCI in piazza Conca d'Oro a Roma ed è stata costituita la Fondazione Cesira Fiori, che nel corso degli anni si è occupata della pubblicazione di numerosi libri. Nel 1995 il comune di Roma le ha dedicato una strada in zona Ottavia mentre nel 2020 le è stato dedicato l'Istituto comprensivo statale di San Demetrio ne' Vestini.

Opere

Note

Bibliografia

Collegamenti esterni

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