Biografia Crotone e le applicazioni alla Direzione distrettuale antimafia Entrò in magistratura il 24 febbraio 1997; terminato il tirocinio, fu assegnato alla Procura della Repubblica di Crotone con funzioni di sostituto procuratore. Dal 1998 si occupò, tra gli altri settori, di misure di prevenzione personali e patrimoniali antimafia, reati contro la pubblica amministrazione, reati societari e tributari e tutela dell'ambiente; tra il 2000 e il 2010 ottenne inoltre diverse applicazioni alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro per la trattazione di procedimenti e processi in materia di criminalità organizzata.

Tra le indagini antimafia seguite durante il periodo crotonese figurò Scacco Matto, relativa alla cosca Grande Aracri. Nel 2007 coordinò inoltre l'operazione Piazza Pulita, nell'ambito della quale venne sequestrato il cosiddetto palazzo Mangeruca a Torre Melissa, immobile riconducibile alla criminalità organizzata crotonese; definitivamente confiscato nel 2012, l'edificio fu demolito il 17 dicembre 2023.

Nel febbraio 2008 Bruni entrò nel gruppo di magistrati incaricato di proseguire l'inchiesta Why Not, originariamente condotta dal pubblico ministero Luigi de Magistris e successivamente avocata dalla Procura generale di Catanzaro. Il procedimento fu affidato a Domenico De Lorenzo, Alfredo Garbati e allo stesso Bruni; nella fase successiva all'avocazione i tre magistrati sottoscrissero, tra gli altri atti, il decreto di perquisizione relativo all'allora presidente della Regione Calabria Agazio Loiero. Nello stesso periodo Bruni assunse la titolarità dell'inchiesta ambientale Black Mountains, relativa all'utilizzo, in opere pubbliche e private del Crotonese, di materiali provenienti dagli stabilimenti industriali dell'area. Secondo la ricostruzione investigativa, tali materiali erano stati impiegati anche nella realizzazione di edifici scolastici, alloggi, strade e altre infrastrutture; nei siti sottoposti ad accertamento furono rilevate sostanze contaminanti, tra cui arsenico, piombo, zinco e mercurio. Nel 2010 Bruni chiese il rinvio a giudizio degli indagati; il procedimento ebbe tuttavia un esito sfavorevole all'impostazione accusatoria, poiché nel 2012 il giudice dell'udienza preliminare prosciolse gli imputati e, nel giugno 2013, la Corte di cassazione dichiarò inammissibile il ricorso presentato dalla Procura contro la decisione.

Nel novembre 2008, da sostituto procuratore a Crotone applicato alla DDA di Catanzaro, coordinò insieme al magistrato Sandro Dolce un'indagine contro esponenti delle cosche crotonesi, che portò all'esecuzione di 24 provvedimenti restrittivi; all'attività investigativa collaborò anche la Procura nazionale antimafia. Negli stessi anni sostenne l'accusa nel procedimento scaturito dall'operazione Heracles, relativo ad appartenenti o soggetti ritenuti vicini alle cosche del Crotonese; il relativo iter processuale giunse alla fase definitiva nel dicembre 2018, quando la Corte di cassazione confermò le condanne nei confronti di trenta imputati. Nel luglio 2009 fu inoltre titolare di un'inchiesta su presunte irregolarità nei finanziamenti pubblici relativi alla costruzione di centrali elettriche a turbogas, tra cui quella di Scandale; nell'ambito del procedimento furono emessi sedici avvisi di garanzia e disposte dieci perquisizioni. Tra le persone inizialmente coinvolte figurò l'ex ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, la cui posizione fu successivamente archiviata dal Tribunale di Crotone nel giugno 2010.

Alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro

Con decreto ministeriale del 21 gennaio 2010 Bruni fu trasferito, a sua domanda, dalla Procura della Repubblica di Crotone a quella di Catanzaro, mantenendo le funzioni di sostituto procuratore; presso la DDA catanzarese proseguì l'attività in procedimenti relativi soprattutto a organizzazioni criminali operanti nelle province di Crotone e Cosenza.

Nel 2013 coordinò l'indagine che portò all'operazione Old Family, eseguita nei confronti di persone accusate, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione di armi e traffico di stupefacenti. Nel maggio 2014, durante il processo celebrato con rito abbreviato, Bruni chiese trentasette condanne a pene comprese tra cinque e ventiquattro anni di reclusione; nel luglio 2018 la Corte di cassazione rese definitive le condanne relative a quindici imputati.

Una parte dell'attività svolta alla DDA riguardò successivamente la criminalità organizzata cosentina: nel procedimento Nuova Famiglia, relativo alla cosca Rango-Abbruzzese, il 7 aprile 2016 il giudice dell'udienza preliminare pronunciò trentatré condanne e due assoluzioni; tra le condanne vi fu quella all'ergastolo nei confronti di Maurizio Rango, richiesta dal pubblico ministero Bruni. Nel novembre dello stesso anno Bruni partecipò, insieme al procuratore Nicola Gratteri e ai magistrati Giovanni Bombardieri e Vincenzo Luberto, al coordinamento dell'indagine che portò all'operazione Doomsday 2; furono eseguite diciotto ordinanze di custodia cautelare nei confronti di soggetti ritenuti appartenenti alla cosca Rango-Zingari.

Bruni fu inoltre uno dei magistrati della DDA che condussero l'inchiesta denominata Sistema Rende, riguardante l'ipotesi accusatoria di rapporti politico-mafiosi tra esponenti politici e amministrativi di Rende e appartenenti alle cosche cosentine. Il procedimento ebbe un iter articolato: nel marzo 2025 la Corte di cassazione annullò con rinvio le assoluzioni pronunciate nei confronti dell'ex sindaco ed ex sottosegretario Sandro Principe e di altri tre imputati; nel gennaio 2026 la Suprema Corte annullò con rinvio, limitatamente ad alcuni capi d'imputazione, anche una diversa sentenza d'appello relativa al filone celebrato con rito abbreviato.

Tra le indagini del periodo cosentino figurò anche Acheruntia, avviata nel 2015 e riguardante presunti rapporti tra esponenti della criminalità organizzata cosentina e il territorio di Acri. Bruni continuò a seguire il relativo procedimento anche dopo il trasferimento ad altri uffici; il 12 gennaio 2026, ormai procuratore a Santa Maria Capua Vetere, concluse la requisitoria nel giudizio d'appello riguardante tre imputati.

L'attività antimafia lo espose nel tempo a minacce e all'adozione di misure di protezione: nel novembre 2014 l'ANSA riferì, sulla base delle dichiarazioni rese da un detenuto a un funzionario della polizia penitenziaria, dell'esistenza di un presunto progetto di attentato ai danni del magistrato; secondo tale racconto, vi sarebbero state coinvolte cosche del Crotonese, del Cosentino e del Lametino. Nello stesso periodo L'Espresso gli dedicò un articolo incentrato sulle minacce ricevute, sul sistema di protezione predisposto nei suoi confronti e sull'attività svolta presso la DDA di Catanzaro. Nel marzo 2023 la Corte d'appello di Salerno condannò inoltre a due anni e otto mesi un uomo accusato di aver minacciato Bruni quando questi era sostituto procuratore a Crotone.

Procuratore della Repubblica a Paola Con decreto del Presidente della Repubblica del 16 maggio 2017 Bruni fu nominato procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Paola, provenendo dalla Procura di Catanzaro; si insediò il 16 giugno successivo, subentrando a Bruno Giordano.

Nel settembre 2017, insieme al sostituto procuratore Teresa Valeria Grieco, dispose il sequestro dell'ex stabilimento tessile Marlane di Praia a Mare nell'ambito di una nuova inchiesta relativa alla morte di trenta ex lavoratori e alle patologie riscontrate in altri dodici. Le ipotesi di reato formulate dalla Procura nei confronti degli indagati erano quelle di omicidio colposo e lesioni gravissime colpose; secondo gli investigatori, decessi e patologie sarebbero stati collegati a omissioni nelle misure di protezione dei dipendenti durante il processo produttivo.

Durante la direzione dell'ufficio paolano coordinò anche indagini relative alla pubblica amministrazione: nel giugno 2021 furono eseguite sei misure cautelari, richieste da Bruni, nell'ambito di un'inchiesta su presunte irregolarità nell'affidamento di appalti pubblici in alcuni comuni del Cosentino; secondo la ricostruzione investigativa riportata dall'ANSA, le indagini riguardarono anche soggetti appartenenti a una loggia massonica e un presunto sistema volto ad alterare la libera concorrenza nell'assegnazione degli appalti. Anche durante il periodo trascorso a Paola emersero nuove minacce nei suoi confronti: nel marzo 2021 l'ANSA riferì di espressioni minacciose pronunciate da un detenuto durante un colloquio intercettato in carcere; l'uomo era stato coinvolto in una precedente indagine condotta da Bruni negli anni di servizio alla DDA di Catanzaro.

Dopo quasi sei anni alla guida della Procura di Paola, il 3 maggio 2023 il plenum del Consiglio superiore della magistratura lo designò procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Bruni ottenne diciassette voti, contro i quattordici assegnati a Marco Del Gaudio, allora sostituto procuratore presso la Direzione nazionale antimafia; la nomina venne formalizzata con decreto del Presidente della Repubblica del 17 maggio successivo.

Dopo il trasferimento di Bruni, le funzioni di procuratore della Repubblica a Paola furono temporaneamente esercitate da Ernesto Sassano; rimase procuratore facente funzioni fino all'insediamento di Domenico Fiordalisi, avvenuto il 15 marzo 2025.

Procuratore della Repubblica a Santa Maria Capua Vetere Bruni si insediò come procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere il 25 maggio 2023, subentrando al procuratore facente funzioni Carmine Renzulli. Il 23 febbraio 2024 sottoscrisse, insieme ai rappresentanti del Tribunale, della Prefettura, della Camera di commercio e del Comune di Santa Maria Capua Vetere, un protocollo finalizzato alla condivisione tra le istituzioni della documentazione relativa agli appalti pubblici; secondo l'ANSA, si trattò della prima adozione in Italia, da parte di una procura della Repubblica, di un protocollo di tale tipo.

Durante la sua direzione la Procura sammaritana ha sviluppato, in coordinamento con la Procura generale di Napoli, un'attività di contrasto all'abusivismo edilizio e alle occupazioni illegali del demanio sul litorale domizio. Presso l'ufficio è stato costituito un gruppo di pubblici ministeri specificamente dedicato al territorio di Castel Volturno; al 30 luglio 2026 l'attività svolta nei due anni precedenti aveva portato al sequestro di 180 immobili abusivi, 45 dei quali erano già stati demoliti.

Per l'attività svolta dalla Procura nel settore della tutela ambientale, nell'agosto 2025 a Bruni fu assegnata la targa Ambiente e Legalità 2025, nell'ambito dell'omonimo premio promosso da Legambiente e Libera.

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