Il dialetto crotonese (nome nativo: dialettu cutrunisi, IPA: ) è la varietà diatopica italoromanza tradizionalmente parlata nella città di Crotone, in Calabria; nel continuum dei dialetti calabresi si colloca in un'area di transizione fra tipi settentrionali e meridionali, pur presentando diversi tratti generalmente associati ai dialetti meridionali estremi. Il profilo di transizione è particolarmente evidente nella morfosintassi: accanto a fenomeni condivisi con le varietà più meridionali, il crotonese conserva infatti un impiego relativamente ampio dell'infinito.
Accanto all'infinito sono attestate costruzioni finite introdotte dalla particella subordinante u, fenomeno condiviso, sebbene con differente distribuzione, con le varietà calabresi più meridionali.
La denominazione è qui riferita specificamente alla varietà urbana: la letteratura dialettologica distingue infatti, anche nel Crotonese e nel Marchesato, più parlate locali e descrive l'area come una zona di transizione caratterizzata da fenomeni di microvariazione; non presuppone quindi un dialetto uniforme esteso all'intera provincia di Crotone.
Inquadramento linguistico Le parlate calabresi formano un continuum dialettale attraversato da diverse isoglosse, i cui limiti non coincidono necessariamente tra loro né con quelli amministrativi; nella delimitazione delle aree dialettali, infatti, assumono particolare rilievo i fasci costituiti da più isoglosse, piuttosto che singole linee considerate isolatamente.
Fra le principali delimitazioni tradizionali figura quella individuata da Gerhard Rohlfs per la distribuzione delle vocali atone finali: la linea Cetraro-Bisignano-Melissa separa approssimativamente l'area settentrionale nella quale si estende la vocale finale neutra da quella più meridionale. Nella rappresentazione areale di Giovan Battista Pellegrini, la sezione meridionale estrema della Calabria inizia a sud della linea Cetraro-Cirò Marina; altre isoglosse seguono tuttavia percorsi differenti, come la direttrice Amantea-Crotone, che segna il limite meridionale delle assimilazioni dei gruppi consonantici -nd- e -mb-.
Sul piano fonologico, una descrizione specifica della varietà urbana individua un sistema vocalico tonico pentavocalico del tipo tradizionalmente definito «siciliano»; tale configurazione coincide con uno dei tratti generalmente associati alle varietà meridionali estreme della Calabria, della Sicilia e del Salento.
Sul piano morfosintattico la situazione è più articolata: rispetto a varietà più meridionali, come quella di Squillace, il crotonese conserva un impiego più esteso dell'infinito, pur presentando anche subordinate finite introdotte da u; l'area si configura così come una fascia di transizione, nella quale costruzioni infinitive e costruzioni finite di tipo meridionale si distribuiscono secondo fenomeni di microvariazione.
Caratteristiche linguistiche Grafia Le fonti consultate non adottano un'unica ortografia per il crotonese: le convenzioni grafiche variano a seconda dell'opera e possono rendere in modo differente uno stesso suono o una stessa parola. La diversità è visibile anche fra le trascrizioni impiegate negli studi linguistici specialistici e quelle delle grammatiche locali.
Una delle convenzioni descrittive impiegate nelle fonti ricorre anche a segni diacritici e gruppi consonantici destinati a rappresentare alcuni suoni caratteristici della parlata, affiancati quando necessario alla trascrizione nell'Alfabeto fonetico internazionale (AFI); fra le grafie utilizzate figurano ddr, tr, š, ź e chj.
Gli esempi dialettali riportati nella voce conservano, per quanto possibile, il sistema di trascrizione adottato dalle rispettive fonti; eventuali differenze grafiche non implicano quindi necessariamente differenze nella varietà descritta.
Fonetica e fonologia Vocalismo tonico Nella descrizione fonologica consultata il crotonese presenta un sistema vocalico tonico a cinque elementi, riconducibile al tipo tradizionalmente definito «siciliano»: le vocali toniche sono /i/, /ɛ/, /a/, /ɔ/ e /u/, mentre le medio-chiuse /e/ e /o/ non sono trattate come fonemi autonomi.
+ Alcuni esiti del vocalismo tonico Esito Alcuni esempi crotonesi Corrispondenti italiani /i/ lignu, pilu, catina legno, pelo, catena /ɛ/ ferru, ventu ferro, vento /a/ patra padre /ɔ/ ogghju, rota olio, ruota /u/ tuttu, ura, tubbu tutto, ora, tubo
Il sistema pentavocalico costituisce uno dei tratti che avvicinano foneticamente il crotonese alle varietà della Calabria centro-meridionale e, più in generale, al gruppo meridionale estremo.
Vocalismo atono e finale Nella descrizione grammaticale locale, nelle sillabe non accentate a, i e u tendono generalmente a conservarsi, mentre e e o mostrano frequentemente un innalzamento verso i e u; fra gli esempi riportati figurano vidira («vedere»), nigara («negare»), culura («colore») e dulura («dolore»).
La neutralizzazione delle vocali finali del crotonese è stata oggetto di uno studio fonetico-percettivo specifico. Nella descrizione grammaticale locale, accanto alle finali -i, -a e -u sono rappresentate anche realizzazioni indistinte o evanescenti mediante lo schwa [ə], con esempi quali panə, canə e Cutrònə.
Metafonia e monottongazione La descrizione fonetica locale segnala fenomeni di metafonia per innalzamento vocalico e casi nei quali dittonghi italiani corrispondono a vocali semplici; in particolare, ie e uo possono essere resi rispettivamente come e e o attraverso monottongazione.
+ Esempi di monottongazione Italiano Crotonese piedi pedi cielo celu miele mela fuoco focu scuola šcola ruota rota nuovo novu
Sono attestati anche casi più rari di dittongazione, fra cui esiti in ua o eu; nel quadro descritto si tratta comunque di fenomeni marginali.
Consonantismo Nella descrizione fonetica consultata il consonantismo crotonese presenta vari esiti non coincidenti con quelli dell'italiano standard; fra quelli messi in rilievo figurano realizzazioni retroflesse, palatali e trasformazioni di alcuni nessi consonantici.
+ Alcune particolarità consonantiche Grafia Valore descritto Esempi ddr realizzazione retroflessa sonora, frequente come esito di -ll- marteddru («martello»), casteddru («castello») tr realizzazione retroflessa sorda trumma («tromba»), Cutrona («Crotone») chj consonante palatale sorda; può derivare anche dal nesso pi- chjummu («piombo»), chjattiddra («piattola») gghj consonante palatale sonora, frequente come esito di gli buttigghja («bottiglia»), famigghja («famiglia»), pagghja («paglia») š fricativa postalveolare sorda šcupa («scopa»), špitala («ospedale»), špagnara («spaventare»)
Tra gli altri esiti ricorrenti figurano -nd- → -nn- (rutunnu, «rotondo»; vinnira, «vendere»), gli → gghj (figghju, «figlio») e pi- → chj- (chjattu, «piatto»); sono inoltre attestati processi quali aferesi, apocope, metatesi e sincope, ma la loro distribuzione non va intesa come una regola meccanica applicabile a ogni parola.
Nel complesso, il quadro disponibile associa alla varietà urbana tratti compatibili con il tipo meridionale estremo, fra cui il vocalismo tonico pentavocalico, e fenomeni di variazione che interessano anche il vocalismo finale; quest'ultimo è uno dei pochi aspetti fonetici del crotonese studiati direttamente in sede sperimentale.
Morfologia La descrizione morfologica qui sintetizzata deriva soprattutto da una grammatica locale della varietà; le forme riportate hanno quindi valore descrittivo e documentario e non costituiscono una norma ortografica o grammaticale.
Morfologia nominale La flessione nominale crotonese presenta due generi grammaticali, maschile e femminile, e due numeri, singolare e plurale; in alcuni nomi riferiti a persone o animali l'opposizione di genere è affidata a forme lessicalmente differenti, come omu («uomo») e fimmina («donna»), fratu («fratello») e sora («sorella»), maritu («marito») e mugghjera («moglie»).
Per la formazione del plurale si distinguono tre gruppi principali sulla base della terminazione del singolare; nei tipi fondamentali la vocale finale viene sostituita da -i.
+ Principali classi di flessione nominale Gruppo Singolare Plurale Esempi I -a -i fimmina → fimmini («donna» → «donne»); stiddra → stiddri («stella» → «stelle») II -u -i canatu → canati («cognato» → «cognati»); maritu → mariti («marito» → «mariti») III -ə -i špitalə → špitali («ospedale» → «ospedali»); marə → mari («mare» → «mari»); panə → pani («pane» → «pani»)
Sono documentate anche sottoclassi con modificazioni consonantiche: per esempio amicu dà amici, mentre in focu → fochi e medicu → medichi la consonante velare viene mantenuta.
Articoli Il crotonese distingue articoli determinativi e indeterminativi: davanti a consonante le forme determinative più comuni sono u per il maschile singolare, a per il femminile singolare e i per il plurale di entrambi i generi; davanti a vocale si impiega invece la forma invariabile l, tanto al singolare quanto al plurale.
+ Principali forme dell'articolo determinativo Genere e numero Davanti a consonante Davanti a vocale Esempio Maschile singolare u l u guagghiunu («il ragazzo»); lomu («l'uomo») Femminile singolare a l a casa («la casa»); lerva («l'erba») Maschile plurale i l i guagghiuni («i ragazzi»); lomini («gli uomini») Femminile plurale i l i casi («le case»)
Dopo alcune preposizioni, in particolare a e ccu («con»), possono comparire le forme ru, ra e ri, come in a ru casteddru («al castello») e ccu ri seggi («con le sedie»); l'indeterminativo presenta invece nu al maschile e na al femminile davanti a consonante, ridotti entrambi a n davanti a vocale.
Aggettivi e preposizioni Gli aggettivi possono precedere o seguire il sostantivo, come in na beddra fimmina e na fimmina beddra («una bella donna»); i gradi di comparazione sono espressi prevalentemente con costruzioni analitiche, mediante cchjù («più»), menu («meno») e correlazioni come tantu ... quantu, mentre il superlativo assoluto può ricorrere alla ripetizione dell'aggettivo o all'aggiunta di assaj.
Le principali preposizioni semplici presentano forme proprie della varietà:
+ Principali preposizioni semplici Italiano Crotonese di i a a da da in n con ccu su subba per ppi tra tra
Le preposizioni si combinano con gli articoli determinativi formando preposizioni articolate; sono inoltre documentate locuzioni prepositive con valori corrispondenti, fra gli altri, a «davanti», «dentro», «fuori», «sopra», «sotto», «vicino» e «lontano».
Pronomi Il sistema dei pronomi comprende forme personali, riflessive, possessive, dimostrative, indefinite, relative, interrogative, esclamative e correlative.
+ Pronomi personali soggetto Persona Singolare Plurale Prima jiu («io») nuji («noi») Seconda tu («tu») vuji («voi») Terza iddru, iddra («egli/esso», «ella/essa») loru («essi/esse»)
Accanto alle forme toniche sono presenti forme atone con funzione di complemento e combinazioni di più clitici. Fra i pronomi relativi è particolarmente frequente ca, forma invariabile che, secondo il contesto, può corrispondere all'italiano che o alle forme di il quale e può svolgere funzione di soggetto o di complemento nella proposizione relativa.
Morfologia verbale Nella descrizione grammaticale consultata il sistema verbale presenta due principali tipi d'infinito: la prima coniugazione continua nel tipo in -ara, mentre gli esiti ricondotti alle antiche seconda, terza e quarta coniugazione confluiscono nel tipo in -ira.
+ Formazione dell'infinito Tipo Italiano Crotonese Prima coniugazione parlare parrara Confluenza in -ira vedere vidira Confluenza in -ira scrivere šcrivira Confluenza in -ira venire vinira