Villa Cirio è stata una villa progettata dall'architetto Augusto Romano e realizzata tra il 1953 e il 1955 a Bardonecchia come casa di villeggiatura per la famiglia Cirio. L'edificio venne demolito nei primi anni Settanta.
Storia e descrizione L'edificio fu commissionato all'architetto Romano dalla famiglia Cirio nel 1953 e venne completato due anni più tardi; nonostante la demolizione avvenuta nei primi anni Settanta, nel breve tempo della sua esistenza l'edificio divenne un'immagine rappresentativa della moderna casa di montagna, anche grazie alla diffusione della sua immagine tramite cartoline turistiche dedicate alla nuova villeggiatura alpina.
Il progetto fu condizionato dalla forma del lotto di terreno sul quale venne edificata la villa: questo era infatti stretto e profondo e caratterizzato da un fronte ridotto verso l'allora viale della Rimembranza. Ciò portò, per limitare l'occupazione del terreno e lasciare spazio al giardino, all'adozione di una pianta di proporzioni ridotte e allo sviluppo dell'edificio soprattutto in verticale, con i piani superiori a sbalzo. Queste scelte formali portarono l'edificio a essere dominato da un grande tetto a capanna, caratterizzato da una forte inclinazione, che divenne l'elemento compositivo principale dell'opera con la sua netta geometria triangolare.
Dal punto di vista strutturale, le strutture portanti furono realizzate in calcestruzzo armato, con i calcoli affidati all'ingegnere Angelo Frisa. La grande capriata triangolare in cemento incorniciava le facciate, che risultavano rivestite in perline di larice e caratterizzate dalla presenza di finestre a nastro. Il volume superiore era aggettante rispetto a quello inferiore, intonacato di bianco, nel quale un elemento su pilotis formava un terrazzo, mentre il piano terreno, che comprendeva anche il garage, presentava uno zoccolo in pietra.
La scelta dei materiali e delle soluzioni costruttive fu dovuta in buona parte alle condizioni climatiche della zona, con la forte inclinazione della copertura che aveva l'obiettivo di garantire lo scarico laterale della neve, mantenendo libere le varie parti architettoniche dell'edificio. Il tetto aveva come rivestimento sottili lastre di porfiroide posate a filo, prive di gronde e converse; nella sua analisi dell'edificio, Giovanni Astengo sottolineò come la semplicità della forma, l'assenza di rientranze e la scelta dei rivestimenti avessero come obiettivo quello di limitare gli oneri manutentivi dell'edificio nel contesto costruttivo montano.
In Villa Cirio l'architetto Romano riuscì a reinterpretare il tema della casa alpina con un linguaggio fondato sulla purezza stereometrica, sulla netta definizione dei fronti e sull'impiego di forme geometriche elementari, elementi riconducibili al razionalismo europeo; inoltre, l'edificio può essere messo in relazione con il tema della "casa triangolo", tipico di alcune sperimentazioni di Carlo Mollino, tra le quali il progetto di Villa Carando del 1947, la casa in montagna per il concorso Vetroflex-Domus del 1951 e la successiva Casa Capriata.
La villa venne demolita nei primi anni Settanta.
Note
Bibliografia
Categoria:Architetture di Augusto Romano Categoria:Ville di Bardonecchia