Larte femminista comprende un insieme di pratiche e produzioni artistiche sviluppatesi in relazione al movimento femminista a livello internazionale, con l'obiettivo di rappresentare e mettere in discussione le esperienze e le condizioni di vita delle donne e di criticare i criteri tradizionali alla base della produzione, della valutazione e della percezione dell'arte. Il movimento ha inoltre contribuito ad accrescere la presenza e la visibilità delle donne nella storia dell'arte e nella pratica artistica.

Uno degli aspetti centrali dell'arte femminista riguarda la critica alla tradizionale gerarchia tra le diverse forme di produzione artistica, in particolare alla distinzione tra le cosiddette arti maggiori e le arti applicate o decorative. In tale gerarchia, discipline come la scultura e la pittura sono state storicamente considerate superiori ad attività associate alla sfera domestica e al lavoro femminile, tra cui la tessitura, il cucito, il quilting e la ceramicaGipson, Ferren (2022). Women's work: from feminine arts to feminist art. London: Frances Lincoln. ISBN 978-0-7112-6465-6.. Le artiste femministe hanno messo in discussione questa distinzione attraverso l'impiego di materiali e tecniche non convenzionali, tra cui tessuti e altri materiali morbidi, nonché mediante pratiche quali l'imbottitura, la sospensione (elementi che vengono appesi, lasciati pendere o fatti fluttuare nello spazio) e il drappeggio. Questi elementi sono stati utilizzati anche per finalità narrative e autobiografiche, in particolare per rappresentare esperienze personali e collettive legate alla condizione femminile.

Tra gli obiettivi dell'arte femminista rientrano la messa in discussione delle gerarchie tradizionali del sistema dell'arte, una rappresentazione più ampia e articolata delle donne e la ridefinizione del ruolo dell'arte nella società. Il movimento ha inoltre fornito strumenti e spazi di espressione per artisti e artiste interessati a mettere in discussione le narrazioni dominanti della storia dell'arte, spesso caratterizzate da una prevalente presenza maschile.

Il movimento si sviluppò in concomitanza con le trasformazioni del femminismo degli anni Sessanta e Settanta ed è generalmente associato alla seconda ondata del femminismo. Analogamente ad altri movimenti femministi dell'epoca, adottò forme di organizzazione collettiva, tra cui i gruppi di autocoscienza. A partire dagli anni Sessanta, l'arte femminista si diffuse progressivamente a livello internazionale e raggiunse una particolare rilevanza nel corso degli anni Settanta. È stata descritta come uno dei più influenti movimenti artistici internazionali del periodo successivo alla seconda guerra mondiale.

Storia

Anni 1960-1970

Negli anni Sessanta, numerose artiste iniziarono a rivendicare una maggiore parità di trattamento rispetto agli uomini all'interno del sistema dell'arte e a sviluppare forme artistiche orientate alla rappresentazione delle esperienze femminili. Il movimento si sviluppò inizialmente negli Stati Uniti e nel Regno Unito nella seconda metà degli anni Sessanta, nel contesto della cosiddetta seconda ondata del femminismo, e si consolidò nel corso degli anni Settanta. Le artiste di questo periodo introdussero nelle proprie opere temi legati alla condizione sociale delle donne, alla discriminazione di genere e alla loro esclusione dalla storia dell'arte.

Nel corso degli anni Sessanta e Settanta, la produzione artistica femminista si caratterizzò anche per l'utilizzo di tecniche e modalità espressive non convenzionali. Le artiste misero in discussione la prevalenza accordata dalla storiografia artistica e dalle istituzioni museali agli artisti uomini e rivendicarono una maggiore integrazione delle esperienze femminili nella produzione e nella narrazione artistica.

Il 20 luglio 1964 Yōko Ono presentò Cut Piece alla Yamaichi Concert Hall di Kyoto. Nell'azione performativa, l'artista rimase seduta mentre il pubblico era invitato a tagliare progressivamente parti dei suoi abiti. L'opera è stata interpretata come una riflessione sulla vulnerabilità del corpo e sulla violenza nei confronti delle donne. Ono ripropose la performance alla Carnegie Hall di New York nel 1965. Nel 2003 Ono ripropose la performance al Théâtre Le Ranelagh di Parigi; suo figlio Sean Lennon era presente all'evento. Il critico Jonathan Jones la incluse tra le più significative performance artistiche del Novecento.

Nel 1972 Mary Beth Edelson realizzò Some Living American Women Artists/Last Supper, un'opera che rielaborava l'iconografia dell'Ultima Cena di Leonardo da Vinci sostituendo le teste di Cristo e degli apostoli con fotografie di artiste contemporanee. L'opera affrontava il rapporto tra iconografia religiosa, storia dell'arte e marginalizzazione delle donne ed è divenuta una delle immagini più note associate al movimento di arte femminista.

La richiesta di una maggiore uguaglianza nella rappresentazione artistica trovò espressione anche nelle attività dell'Art Workers' Coalition (AWC), organizzazione costituita nel 1969 per tutelare i diritti degli artisti e promuovere riforme nelle istituzioni artistiche. L'organizzazione elaborò una serie di richieste rivolte ai musei e alle gallerie, successivamente raccolte nella Statement of Demands, pubblicata nella sua forma definitiva nel marzo 1970.

Tra le richieste figuravano l'accesso gratuito ai musei, una maggiore rappresentanza delle minoranze etniche, l'estensione degli orari di apertura e il divieto per le gallerie di esporre opere senza il consenso degli artisti. L'AWC richiese inoltre una maggiore presenza delle donne nelle mostre, nelle acquisizioni museali e nei comitati di selezione, con l'obiettivo di contrastare la marginalizzazione storica delle artisteHarrison, Charles (2000). Art in theory (Repr. ed.). Oxford [u.a.]: Blackwell. p. 901. ISBN 0-631-16575-4..

Anni 1980 e 1990 Negli anni Ottanta e Novanta, l'arte femminista proseguì gli sviluppi avviati nei due decenni precedenti, concentrandosi sulla critica dei ruoli di genere, delle disuguaglianze sociali e delle modalità attraverso cui le donne erano rappresentate nel sistema dell'arte e nella cultura contemporanea. Il movimento interessò numerosi ambiti, tra cui pittura, scultura, fotografia, performance, videoarte e installazione. Uno dei principali temi affrontati dalle artiste fu la rappresentazione del corpo femminile. Le rappresentazioni tradizionali delle donne come soggetti passivi o oggetti dello sguardo maschile furono messe in discussione attraverso opere dedicate alla sessualità, all'identità e alla costruzione sociale del genere. Il corpo femminile venne inoltre reinterpretato come strumento di autonomia e di espressione artistica.

La fotografia e il collage acquisirono particolare importanza. Artiste come Cindy Sherman e Barbara Kruger utilizzarono tali tecniche per analizzare l'identità, l'autorappresentazione e la costruzione dei ruoli di genere nella cultura di massa. Queste opere contribuirono alla critica dell'idea di un'identità femminile stabile e immutabile, evidenziando invece il carattere socialmente e culturalmente costruito del genere.

Tra le altre artiste associate a questo periodo figurano Sherrie Levine, Louise Bourgeois, Rosemarie Trockel e Kiki Smith. Sherman realizzò numerose serie fotografiche nelle quali assumeva differenti identità e ruoli, mettendo in discussione i modelli di rappresentazione femminile. Levine riprodusse e rielaborò opere di artisti affermati, affrontando il tema dell'originalità e dell'autorialità nell'arte. Smith concentrò parte della propria produzione sulla rappresentazione del corpo umano, della vulnerabilità e dell'esperienza individuale.

Nel 1984 si svolse inoltre una protesta presso il Museum of Modern Art di New York, incentrata sulle politiche espositive dell'istituzione e sulla scarsa rappresentanza di artiste e artisti appartenenti a minoranze. La protesta riguardava in particolare la mostra International Survey of Recent Painting and Sculpture, che comprendeva soltanto 14 donne su 169 artisti. Fu organizzata dal New York chapter della Women's Caucus for Art, con il sostegno di Heresies, Women's Interart Center e Feminist Art Institute.

Nel corso degli anni Ottanta, la produzione delle artiste divenne progressivamente più diversificata. Anche riviste specializzate come ARTnews dedicarono crescente attenzione alle artiste contemporanee e alla loro presenza nel panorama artistico internazionale. Parallelamente, il ritorno di alcune correnti artistiche tradizionali e l'affermazione del neo-espressionismo e del nuovo concettualismo determinarono un ulteriore confronto tra le pratiche femministe e le tendenze dominanti dell'arte contemporanea.

Nel 1994, la mostra Bad Girls affrontò analogamente la marginalizzazione delle donne nel sistema dell'arte contemporanea, presentando opere di numerose artiste e mettendo in discussione i criteri tradizionali di selezione e valorizzazione artistica. Forme di arte femminista postmoderna si svilupparono negli anni Ottanta in diversi contesti internazionali. Movimenti e gruppi riconducibili all'arte femminista si affermarono negli Stati Uniti, in Europa, compresa la Spagna, in Australia, Canada e America Latina. Nella seconda metà del XX secolo, le pratiche artistiche femministe si diffusero anche in paesi quali Svezia, Danimarca, Norvegia, Russia e Giappone. Tra la fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta, un numero crescente di artiste provenienti dall'Asia, dall'Africa e dall'Europa orientale acquisì visibilità nel panorama internazionale dell'arte contemporaneaGislind Nabakowski; Peter Gorsen; Sander Helke (1980). Frauen in der Kunst(2 Vols.). Frankfurt, Suhrkamp.Marie Rose Arbour Art et Feminisme Exhibition catalogue. Canada: Quebec, Musée d'Art Contemporain, Montreal & Ministere des Affaires Culturelles. 1982.Catriona Moore (1994). Dissonance: Feminism and the Arts, 1970–1990. Allen and Unwin and Artspace..

La progressiva internazionalizzazione del movimento si è riflessa anche nella nascita di riviste specializzate, tra cui n.paradoxa, fondata negli anni Novanta e dedicata alle relazioni tra arte contemporanea e pratiche femministe.

XXI secolo Nel XXI secolo, l'arte femminista contemporanea ha assunto forme diversificate, anche in relazione allo sviluppo delle tecnologie digitali, dei nuovi mezzi di comunicazione e delle nuove forme di intrattenimento.

Tra le principali esposizioni internazionali dedicate all'arte femminista contemporanea figurano WACK! Art and the Feminist Revolution, curata da Connie Butler al Museum of Contemporary Art di Los Angeles e successivamente presentata in altre sedi; Global Feminisms, curata da Linda Nochlin e Maura Reilly al Brooklyn Museum nel 2007; Rebelle, curata da Mirjam Westen al MMKA di Arnhem nel 2009; Kiss Kiss Bang Bang! 45 Years of Art and Feminism, curata da Xabier Arakistain al Museo di Belle Arti di Bilbao nel 2007; ed elles(et)centrepompidou, presentata al Centre Pompidou di Parigi tra il 2009 e il 2011 da Camille Morineau e successivamente al Seattle Art Museum. Queste esposizioni riflettono la crescente dimensione internazionale della ricerca e della produzione artistica femminista.

Un ulteriore sviluppo riguarda il rapporto tra arte femminista e attivismo. Nel corso degli anni 2010 e 2020, le artiste hanno utilizzato sempre più frequentemente immagini, performance, installazioni e strumenti digitali per affrontare temi quali violenza di genere, molestie sessuali, diritti riproduttivi, autonomia corporea e disuguaglianze nel mondo dell'arte. La diffusione del movimento #MeToo ha inoltre prodotto nuove riflessioni artistiche sulla violenza sessuale, sull'abuso di potere e sulla rappresentazione del corpo femminile. Alcune esposizioni contemporanee hanno riletto criticamente la tradizione del nudo nella storia dell'arte occidentale, mettendo in discussione l'oggettificazione e le strutture di potere associate a tali rappresentazioni.