La detransizione è il percorso che porta un individuo a smettere di identificarsi come transgender. Esso può includere la reversione, temporanea o permanente, del percorso di transizione di genere, a livello sociale, legale o medico. Questo processo può essere motivato da diverse ragioni, tra cui un cambiamento nella propria identità di genere, problemi di salute, pressioni sociali ed economiche, discriminazione, stigmatizzazione, oppure convinzioni politiche o religiose. È generalmente considerata un fenomeno raro. Alcune organizzazioni che promuovono terapie di conversione hanno utilizzato le testimonianze di detransizioni per promuovere retorica e legislazioni transfobiche.

Terminologia La transizione di genere è il percorso con cui una persona transgender modifica la propria espressione di genere o i propri caratteri sessuali per allinearli con la propria percezione interiore dell'identità di genere. Le modalità di transizione variano da persona a persona, ma il processo comprende comunemente cambiamenti sociali (come l'abbigliamento, il nome d'uso e i pronomi), cambiamenti legali (come la modifica del nome anagrafico e del genere legale) e cambiamenti medici (come la terapia ormonale sostitutiva e la chirurgia di riassegnazione del sesso).

La detransizione è il processo di interruzione o reversione, parziale o completa, degli aspetti sociali, medici o legali della transizione di genere. Può essere temporanea o permanente. La detransizione e il rimpianto di transizione vengono spesso erroneamente sovrapposti, sebbene vi siano casi di detransizione senza rimpianto e di rimpianto senza detransizione. Il termine "detransizione" è controverso all'interno della comunità transgender: analogamente al termine transizione, esso comporta l'"implicazione errata che l'identità di genere sia subordinata ai percorsi di affermazione di genere". La parola è stata inoltre associata a movimenti che mirano a limitare l'accesso delle persone transgender alle cure sanitarie legate alla transizione, enfatizzando eccessivamente il rischio di rimpianto e di detransizione.

Alcuni studi utilizzano il termine "retransizione" (retransiction) anziché detransizione; tuttavia il termine è più comunemente impiegato per descrivere la ripresa della transizione o dell'identità transgender a seguito di una detransizione.

Incidenza La detransizione non è stata definita in modo univoco nella letteratura scientifica, ma le stime disponibili indicano che si tratta di un fenomeno raro. Il US Transgender Survey del 2015 condotto dall'organizzazione Advocates for Trans Equality riporta che il 13% di coloro che avevano intrapreso un percorso di transizione di genere sono poi stati interessati dalla detransizione.

Uno studio del 2024 ha analizzato la detransizione tra le persone che hanno ricevuto bloccanti della pubertà o ormoni per l'affermazione di genere. Lo studio ha evidenziato che le ricerche analizzate utilizzavano metodologie e definizioni del termine eterogenee, con intervalli di tempo ridotti, bassa partecipazione e una mancanza di considerazione per i dati a livello individuale e per i fattori di confondimento. La maggior parte degli studi riguardava piccole coorti provenienti da cliniche di genere specializzate o si limitava all'età pediatrica e adolescenziale, condotti prevalentemente nei Paesi Bassi, negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Danimarca. Lo studio ha fornito percentuali di prevalenza tra l'1,6% e il 9,8% per l'interruzione della terapia ormonale e tra l'1% e il 7,6% per l'interruzione dei bloccanti della pubertà all'interno della popolazione transgender. La revisione ha evidenziato che la "letteratura attuale mostra che la decisione di detransizionare sembra essere rara" e ha affermato che le stime di coloro che detransizionano a causa di un cambiamento di identità sono probabilmente sovrastimate a causa della sovrapposizione tra un effettivo cambio identitario e altre ragioni di interruzione riportate, come "barriere economiche, effetti collaterali, scarsa aderenza terapeutica, problemi sociali o il raggiungimento degli obiettivi del trattamento".

Cause

Le ragioni della detransizione variano e possono includere fattori interni, come una diversa comprensione della propria identità di genere, il rimpianto, problemi di salute fisica o effetti collaterali, la remissione della disforia di genere o il raggiungimento degli obiettivi del trattamento. I fattori esterni comprendono problemi economici o legali, discriminazione a livello sociale e familiare, difficoltà di accesso alle cure mediche o pressioni culturali e ideologiche. Alcune persone detransizionano temporaneamente per raggiungere uno specifico obiettivo, come avere figli biologicamente propri, oppure fino a quando gli ostacoli alla transizione non sono stati risolti o rimossi. Inoltre, le persone transgender anziane possono detransizionare per il timore di non riuscire a ricevere un'assistenza adeguata o dignitosa nella fase finale della vita

Il National Center for Transgender Equality ha condotto un'indagine su individui che si identificavano come transgender. I risultati pubblicati nel 2015 U.S. Transgender Survey hanno mostrato che l'8% dei rispondenti ha riferito di aver detransizionato almeno una volta; il 62% di questo gruppo ha dichiarato di aver successivamente ripreso la transizione. Il 33% ha riferito di aver detransizionato perché essere transgeder è "troppo difficile", il 31% a causa della discriminazione e il 29% per le difficoltà nel trovare un lavoro. Tra le altre motivazioni sono state indicate le pressioni da parte dei genitori (circa il 36%), dei familiari (26%), del coniuge (18%) e dei datori di lavoro (17%). Un'indagine del 2021 ha evidenziato che la vasta maggioranza delle persone ha attribuito la detransizione, almeno in parte, a fattori esterni, quali pressioni familiari, aggressioni sessuali e ambienti scolastici ostili.

Note

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