La rivoluzione agricola britannica, o seconda rivoluzione agricola, fu un aumento senza precedenti della produzione agricola in Gran Bretagna, derivante dall'incremento della produttività del lavoro e della terra tra la metà del XVII secolo (e in parte anche prima) e la fine del XIX secolo. Nel secolo che si è concluso nel 1770, la produzione agricola è cresciuta più rapidamente della popolazione e, successivamente, la produttività del paese si è mantenuta tra le più alte al mondo.
Questo aumento dell'offerta alimentare ha contribuito alla rapida crescita della popolazione in Inghilterra e Galles, dai 5,5 milioni del 1700 agli oltre 9 milioni del 1801, sebbene la produzione interna abbia sempre più lasciato spazio alle importazioni alimentari nel XIX secolo, quando la popolazione era ormai quasi quadruplicata, superando i 35 milioni.
Dal 1700 al 1850, la produttività agricola per lavoratore aumentò di un fattore pari a 2,5. L'aumento della produttività ha accelerato la riduzione progressiva della quota di forza lavoro impiegata nel settore agricolo, incrementando la forza lavoro urbana da cui dipendeva l'industrializzazione. Questo è uno dei motivi per i quali la Rivoluzione Agricola è stata considerata uno dei fattori determinanti per la Prima rivoluzione Industriale, insieme al generale aumento demografico che ha comportato (quindi più forza lavoro e anche più domanda per l'industria tessile, specie a basso costo) e all'accumulo di capitali che ha consentito di ottenere ai proprietari terrieri, pronti ad investire.
Tuttavia, gli storici continuano a dibattere su quando esattamente questa "rivoluzione" abbia avuto luogo e in cosa sia consistita. Piuttosto che un singolo evento, G. E. Mingay afferma che vi fu una "profusione di rivoluzioni agricole: una che dura due secoli, prima del 1650; un'altra che che dura un secolo, dopo il 1650; una terza nel periodo 1750-1780; una quarta nei decenni centrali del diciannovesimo secolo". Ciò ha portato gli storici più recenti ad affermare che qualsiasi affermazione generale sulla "Rivoluzione agricola" sia in realtà difficile da sostenere.
Un importante cambiamento nelle tecniche agricole fu il passaggio alla rotazione delle colture con rape e trifoglio al posto del maggese, secondo il sistema quadriennale del Norfolk. Le rape possono essere coltivate in inverno e, grazie alle loro radici profonde, riescono ad assorbire nutrienti non utilizzabili dalle colture con radici superficiali. Il trifoglio, invece, fissa l'azoto atmosferico trasformandolo in una forma di fertilizzante. Questo sistema ha permesso così una coltivazione molto più intensiva dei terreni leggeri delle aziende agricole recintate e ha fornito foraggio per sostenere un crescente numero di capi di bestiame, il cui letame ha ulteriormente contribuito alla fertilità del suolo.
Terminologia Questa rivoluzione viene a volte chiamata "Seconda rivoluzione agricola" per distinguerla dalla rivoluzione neolitica, o "Prima rivoluzione agricola".
L'espressione "Rivoluzione agricola britannica", invece, vuole sottolineare il fatto che tale rivoluzione sia iniziata in Gran Bretagna. Non si intende invece affermare che essa si sia svolta esclusivamente in Gran Bretagna. Altri paesi, infatti, in Europa (tra cui Francia, Prussia, e Russia), ma anche in Asia orientale e Nord America, seguirono l'esempio inglese nei due secoli successivi.
L'idea che la rivoluzione abbia origini britanniche è condivisa dagli storici britannici. Gli storici olandesi non sono d'accordo. Nei Paesi Bassi tra il 1500 e il 1650, la produzione agricola per lavoratore aumentò dell'80%, portando a un calo di oltre il 60% della manodopera impiegata in agricoltura entro il 1650. Dal 1500 al 1750, gli olandesi furono più rapidi della Gran Bretagna nel ridurre la percentuale della popolazione occupata in agricoltura. I Paesi Bassi furono chiamati l'"aula" o la "casa" della moderna rivoluzione agricola. In particolare, una delle innovazioni fondamentali per la Rivoluzione britannica fu l'aratro leggero "olandese". I proprietari terrieri inglesi che tornarono dall'esilio nei Paesi Bassi nel XVII secolo introdussero nella madrepatria metodi e tecniche olandesi.
Il termine "rivoluzione" si riferisce all'aumento della resa per unità di terra e di lavoro. Le innovazioni nella tecnologia e nei metodi agricoli si sono verificate gradualmente piuttosto che con un cambiamento radicale e improvviso. Più che indicare la rapidità della trasformazione, quindi, l'espressione "rivoluzione" intende esprimere il fatto che essa abbia comportato trasformazioni irreversibili.
Principali sviluppi e innovazioni La rivoluzione agricola britannica fu il risultato della complessa interazione di cambiamenti sociali, economici e tecnologici in campo agricolo. Tra i principali sviluppi e innovazioni si annoverano:
La Rotazione quadriennale del Norfolk: vengono piantate colture foraggere, come le rape e il trifoglio, invece di lasciare il terreno a riposo (maggese). Macchine agricole: adattamenti dell'aratro pesante per fare in modo che potesse essere trainato con un minor numero di buoi o cavalli; la seminatrice. Selezione genetica Enclosures: processo già iniziato da tempo, consistente nell'abbandono della pratica dei campi aperti, che vengono recintati e diventano di proprietà esclusiva di qualcuno Sviluppo di un mercato nazionale libero da tariffe, pedaggi e barriere doganali Infrastrutture di trasporto: strade migliorate, canali e, in seguito, ferrovie Riqualificazione, drenaggio e bonifica dei terreni Aumento delle aziende agricole
Note
Categoria:Storia economica del Regno Unito Categoria:Rivoluzioni del XIX secolo Categoria:Rivoluzioni del XVIII secolo Categoria:Rivoluzioni del XVII secolo