Il bastione Don Pedro è un baluardo del XVI secolo appartenente alle mura di Crotone, realizzato nell'ambito della rifortificazione vicereale della città promossa da Pedro de Toledo. Nella documentazione cinquecentesca compare inizialmente come «spontone della Capperrina detto Don Petro de Toledo»; fra Settecento e Ottocento fu indicato anche come baluardo delle Armi e baluardo dei Sette cannoni.

Avviato nel 1541 con lo scavo delle fondazioni, il cantiere entrò nella fase costruttiva vera e propria nel maggio 1543 e proseguì, fra interruzioni, cedimenti del terreno e successive ricostruzioni, fino ai primi mesi del 1547; nel 1573, quando Ambrogio Attendolo esaminò le fortificazioni, l'opera risultava tuttavia ancora non del tutto completata. L'ingegnere la definì il «belguardo grande» della cinta, rilevando l'incompleto terrapienamento della vasta piazza superiore e l'assenza del cavaliere centrale previsto nel progetto.

Sul bastione si conservano inoltre gli stemmi monumentali dell'imperatore Carlo V e del viceré Pedro de Toledo, commissionati nel 1546 agli scalpellini Bartolomeo Fiorentino e Carlo Mannarino.

Storia

La costruzione La realizzazione del Don Pedro si inserì nel programma di rinnovamento delle difese di Crotone avviato dopo il ritorno della città al regio demanio nel 1541, quando le precedenti strutture medievali cominciarono a essere sostituite o integrate da un sistema bastionato adatto all'impiego dell'artiglieria. Il nuovo circuito prevedeva cortine scarpate, opere poligonali, casematte e terrapieni, concepiti per consentire il tiro radente lungo i fronti della fortificazione.

Lo scavo dello «spontone della Capperrina detto Don Petro de Toledo» ebbe inizio nel giugno 1541 e proseguì fino all'autunno; la necessità di concentrare uomini e risorse sugli altri cantieri della cinta e del castello determinò tuttavia una prima sospensione. I lavori ripresero nella primavera del 1542, per interrompersi nuovamente; soltanto fra marzo e aprile dell'anno successivo si procedette con continuità alla preparazione del terreno e alla demolizione di porzioni delle vecchie mura e delle torri della Capperrina.

Il 2 maggio 1543 cominciò la posa delle fondazioni del bastione. Poiché l'avanzamento rimaneva lento, la Regia Corte affidò successivamente diverse parti dell'opera a gruppi di maestranze locali: nuovi contratti per la costruzione dello spontone furono stipulati nel novembre 1544, mentre nell'agosto 1545 vennero appaltati ulteriori lavori alle fondazioni e alla cortina; alla fine dello stesso anno il cantiere interessava ormai la cortina rivolta verso la campagna, i contrafforti, gli ambienti voltati e le strutture orientate verso il mare e il molo.

I cedimenti del cantiere La natura instabile del terreno della Capperrina rese particolarmente complessa l'esecuzione dell'opera. Nei primi giorni di dicembre 1545, dopo piogge torrenziali, una frana investì il cantiere causando il cedimento della parte superiore di una cortina e il dissesto di alcuni contrafforti; Gian Giacomo dell'Acaya, giunto a Crotone per esaminare i danni, dispose la demolizione di una porzione delle precedenti mura della Capperrina, il terrapienamento di uno degli ambienti voltati del bastione e la realizzazione di un pozzo destinato al drenaggio delle acque.

La ricostruzione impegnò buona parte del 1546, con interventi sulle volte, sui contrafforti e sulle ultime fondazioni della cortina. Completato in agosto lo scavo dell'ultima bancata, il cantiere subì però un secondo grave contrattempo nel novembre successivo: le condizioni meteorologiche provocarono il crollo di metà di una porzione appena edificata della cortina, che dovette essere smontata e ricostruita recuperando parte del materiale lapideo caduto.

Fra dicembre 1546 e i primi mesi del 1547 le opere principali si avviarono infine verso la conclusione: furono completati i riempimenti e il terrapieno retrostante; nel marzo dello stesso anno, il soprastante Alonso de Montoro lasciò il Don Pedro per seguire il cantiere del vicino bastione Marchese.

Gli stemmi di Carlo V e Pedro de Toledo Parallelamente ai lavori murari, nell'aprile 1546 il commissario generale della Regia Fabbrica di Crotone, Gaspar de Mardones, stipulò con gli scalpellini Bartolomeo Fiorentino e Carlo Mannarino di Catanzaro il contratto per la realizzazione degli stemmi dell'imperatore Carlo V e del viceré Pedro de Toledo, destinati alla fortificazione.

La pietra venne estratta nel territorio di Mesoraca e sottoposta a una prima lavorazione prima del trasporto a Crotone; il contratto fissava dimensioni e caratteristiche dei due scudi, dell'epigrafe e dell'apparato ornamentale, stabilendo un compenso complessivo di 75 ducati. Gli scalpellini conclusero il lavoro verso la metà di novembre, ma il contemporaneo cedimento della cortina destinata a ospitare le opere ne ritardò la sistemazione definitiva: ancora nel gennaio 1547 gli stemmi non risultavano collocati.

Il complesso scultoreo, tuttora conservato sul bastione, presenta superiormente lo stemma imperiale di Carlo V, accompagnato da elementi architettonici ornamentali, mentre quello del viceré Pedro de Toledo è collocato nella parte inferiore; proprio la presenza delle due insegne contribuì alla successiva denominazione dell'opera come «baluardo delle Armi».

L'ispezione di Ambrogio Attendolo Quando Ambrogio Attendolo esaminò le fortificazioni di Crotone nel maggio 1573, indicò Don Pedro come il «belguardo grande», contrassegnandolo con la lettera A nella relazione trasmessa alle autorità vicereali. Il bastione raggiungeva allora un'altezza di 106 palmi a partire dal piano dello zoccolo; la piazza superiore, posta a quota inferiore rispetto a parte dell'abitato, non era però ancora completamente terrapienata e mancava il cavaliere centrale previsto nel progetto.

Particolare attenzione fu riservata alla vulnerabilità dell'opera rispetto alle alture situate sul fronte terrestre, dalle quali risultavano esposte tanto la piazza del bastione quanto una parte della cortina. Per migliorare la protezione, Attendolo prospettò due possibilità: innalzare la cortina oppure realizzare il cavaliere al centro della piazza, ottenendo così una postazione di artiglieria sopraelevata capace di contrastare eventuali batterie nemiche collocate sui rilievi circostanti.

Il bastione presentava una faccia orientata verso il mare e l'altra verso terra; secondo la stessa relazione, inoltre, la cortina che lo collegava al successivo bastione Toledo risultava ancora priva di un adeguato terrapieno e contromuro.

Il rapporto con il rivellino Miranda Sul lato opposto, la cortina della Capperrina, compresa fra Don Pedro e il castello, conservava nel Cinquecento parte della precedente muraglia medievale e presentava problemi di raccordo fra le diverse opere difensive. Nel progetto elaborato nel 1573 Attendolo propose quindi un nuovo corpo avanzato, denominato nei documenti «Opera della Conigliera» e realizzato successivamente come rivellino Miranda.

La nuova fortificazione avanzò la linea difensiva rispetto alla muraglia preesistente e rafforzò il collegamento fra il sistema urbano e la controscarpa del castello; il rapporto fra le due opere è ancora leggibile nel camminamento che collega la sommità del rivellino alla parte superiore del Don Pedro.

Le trasformazioni settecentesche Sul finire del XVIII secolo anche alcune aree del Don Pedro cominciarono a essere interessate da richieste di utilizzazione privata. Nel dicembre 1780 Baldassarre Zurlo domandò di poter edificare un magazzino nel settore detto «li pozzilli», dietro la chiesa di San Giuseppe e in adiacenza al baluardo, che la documentazione dell'epoca identifica tanto come «delle Armi» quanto come «Sette cannoni».

In occasione della richiesta, l'ingegnere militare Gennaro Tirone descrisse una piattaforma impostata sopra una casamatta a prova di bomba, affiancata da un contrafforte e provvista, sul fianco del bastione, di tre aperture destinate ai cannoni. Il progetto del nuovo magazzino prevedeva comunque la possibilità di demolire la costruzione qualora l'area fosse tornata necessaria alle esigenze militari; la documentazione testimonia così l'avvio di un progressivo uso civile degli spazi della fortificazione, senza che ne fosse ancora formalmente abbandonata la funzione difensiva.

Architettura Il Don Pedro appartiene alla tipologia dei grandi baluardi poligonali realizzati nella cinta crotonese secondo i principi della fortificazione cinquecentesca. La struttura comprendeva una vasta piazza superiore, fianchi ritirati destinati al tiro di fiancheggiamento, ambienti voltati e casematte per l'artiglieria; dietro le murature esterne si disponevano contrafforti e consistenti riempimenti di terra, destinati ad assorbire l'impatto dei colpi nemici.

Le fonti relative al cantiere menzionano numerose lamie, ossia ambienti coperti da volta, nonché diverse postazioni per le bocche da fuoco; ancora alla fine del Settecento, una delle piattaforme inferiori era descritta come sovrastante una casamatta a prova di bomba, mentre il relativo fianco disponeva di tre aperture per cannoni.

L'assetto del bastione era strettamente condizionato dalla morfologia della Capperrina: una parte dell'opera fronteggiava il mare, mentre l'altra era rivolta verso le alture esterne alla città, circostanza che determinò le osservazioni di Attendolo sulla necessità di completare il cavaliere centrale. Sul settore rivolto verso la città si conservano inoltre gli stemmi monumentali di Carlo V e Pedro de Toledo.

Conservazione e tutela Nel corso del XXI secolo le condizioni del bastione e, in particolare, degli stemmi monumentali hanno determinato ripetute segnalazioni e richieste di intervento conservativo. Nel 2014 la Soprintendenza competente comunicò che il bastione e la cinta muraria, essendo beni di proprietà comunale, erano già sottoposti alla tutela prevista dalla normativa sui beni culturali.

Due anni più tardi, Italia Nostra e il Gruppo archeologico krotoniate tornarono a chiedere interventi urgenti di restauro sul Don Pedro, sulle mura e sugli stemmi; il 26 ottobre 2018, infine, gli stemmi di Carlo V e Pedro de Toledo furono sottoposti a uno specifico provvedimento di tutela da parte del Segretariato regionale del Ministero per i beni e le attività culturali.

Note

Bibliografia

Voci correlate Mura di Crotone Bastione Toledo Rivellino Miranda Bastione Marchese Porta di Terra Porta Pescheria Cortina della Capperrina Castello di Carlo V (Crotone) Fortificazione alla moderna

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