Il bastione Orsini, originariamente noto come spontone Petro Nigro e successivamente documentato anche come baluardo della Peschiera o San Filippo, era un baluardo del XVI secolo appartenente alle mura di Crotone; la sua costruzione ebbe inizio nel 1541, nell'ambito della rifortificazione vicereale della città promossa da Pedro de Toledo e progettata nel suo complesso da Gian Giacomo dell'Acaya.
A differenza degli altri quattro principali bastioni della nuova cinta — Don Pedro, Toledo, Marchese e Villafranca — denominati in riferimento al viceré, il quinto conservò il toponimo tradizionale di Petro Nigro e, posto sul fronte marittimo della fortificazione, occupò uno dei settori dell'antica linea di costa interessati dalle precedenti strutture portuali cittadine.
Nel corso dell'età moderna il bastione assunse diverse denominazioni: tra il Seicento e il Settecento è documentato come baluardo della Piscaria o Peschiera e come San Filippo; nella seconda metà del Settecento la famiglia Orsini possedeva il grande palazzo posto immediatamente a ridosso delle mura, mentre nel piano della cinta redatto dal Genio militare nel 1872 il manufatto compare come bastione Orsini; negli atti comunali del 1878 compare inoltre la denominazione di bastione Giunti.
Dismesso nel 1876 insieme al vicino bastione Cavaliere, l'Orsini fu interessato dalle demolizioni connesse alla realizzazione della nuova strada di circonvallazione, poi denominata viale Regina Margherita; oggi non è più leggibile in elevato e le sue strutture residue risultano inglobate sotto l'attuale tracciato stradale.
Storia Costruzione del Petro Nigro Il Petro Nigro rientrava nel programma di rinnovamento delle fortificazioni di Crotone avviato nel 1541, quando la precedente cinta urbana venne progressivamente trasformata in un sistema bastionato adeguato all'impiego dell'artiglieria; il progetto generale della fortificazione della città e del castello fu elaborato da Gian Giacomo dell'Acaya.
Il cantiere nel settore di Petro Nigro è documentato già nel luglio 1541: a partire dal 16 luglio alcuni lavoratori risultano impegnati nello scavo delle fondazioni e, durante la notte, nell'azionamento di una pompa utilizzata per prosciugare l'acqua che penetrava nello scavo, mentre dal 17 dicembre sono attestati mastri muratori direttamente al lavoro sul nuovo baluardo.
La posizione sul fronte marittimo condizionò il cantiere, poiché la ricostruzione dell'antica configurazione costiera individua nei settori successivamente occupati dal Villafranca e dal Petro Nigro due sporgenze del litorale che erano state artificialmente prolungate come moli prima della realizzazione delle fortificazioni cinquecentesche.
Nelle immediate vicinanze del nuovo bastione esistevano inoltre ambienti sotterranei indicati dalla documentazione come «grotte de Petro Nigro»: nel 1541 alcuni di questi vani furono utilizzati per conservare materiali della Regia Fabbrica e, tra la fine dello stesso anno e l'inizio del 1542, vi si svolsero lavori per ricavarne pietra e terra; gli ambienti continuarono a essere ricordati nella documentazione successiva e il settore fu nuovamente interessato da rinvenimenti durante le trasformazioni edilizie ottocentesche presso palazzo Giunti.
La situazione del bastione è descritta nella relazione redatta il 9 maggio 1573 dall'ingegnere militare Ambrogio Attendolo, nella quale il Petro Nigro, corrispondente al quinto baluardo, risultava già circondato dalle murature perimetrali e in condizioni di difesa; restavano da completare soltanto alcune opere nelle piazze superiori dei fianchi e la struttura si trovava ancora direttamente a contatto con il mare.
Dalla Peschiera al bastione Orsini Nel corso dei secoli successivi la denominazione originaria Petro Nigro venne affiancata da altri nomi legati alla toponomastica del settore: una pianta di Crotone conservata presso l'Archivio di Stato di Napoli identifica il manufatto come «Baluardo la Peschiera detto S. Filippo», mentre la documentazione sei-settecentesca ricorda analogamente il bastione, «una volta detto Petro Nigro», con le denominazioni di «Piscaria» e «S. Filippo»; la porta della Pescheria, detta anche del Soccorso, si apriva nelle immediate vicinanze, con uscita sulla parte interna del baluardo.
Dalla metà del Settecento la zona retrostante alle mura fu interessata dall'espansione delle proprietà della famiglia Orsini: nel 1745 Anna Maria Cirrelli sposò Giuseppe Nicola Orsini di Scandale, che negli anni successivi ampliò progressivamente il palazzo posto presso la Pescheria mediante l'acquisto e l'accorpamento degli edifici confinanti; nella cartografia militare del 1872 il baluardo compare ormai con la denominazione di Bastione Orsini.
Nel 1850 Ignazio Giunti acquistò il palazzo Orsini e alcuni immobili vicini, avviando negli anni successivi la costruzione del grande edificio poi noto come palazzo Giunti; la denominazione Giunti compare anche riferita al bastione, poiché nella seduta comunale del 3 maggio 1878, durante i lavori della nuova strada di circonvallazione, si parlava del collegamento «dal bastione Giunti al porto».
Dismissione e demolizione Dopo l'Unità d'Italia le mura di Crotone persero progressivamente la loro funzione militare e, con l'abolizione delle servitù militari nel 1865, ebbe inizio un più ampio processo di dismissione delle fortificazioni, considerate dalle amministrazioni dell'epoca un ostacolo all'espansione, alla viabilità e al risanamento del centro urbano; il Cavaliere, già Villafranca, e l'Orsini, già Petro Nigro, rimasero tuttavia inizialmente esclusi dalla cessione perché ancora riservati al ramo Guerra e furono infine dismessi nel 1876, nell'ambito del processo di trasformazione urbanistica della fascia costiera settentrionale della città.
Nello stesso anno il Comune, guidato dal sindaco Raffaele Lucente, avviò le procedure per ottenere i bastioni Cavaliere e Orsini e la cortina della Pescheria, allo scopo di realizzare un collegamento stradale fra il settore della marina e il porto, mentre le demolizioni ebbero inizio quando le procedure patrimoniali erano ancora in corso.
Ottenuto nel 1877 il decreto di espropriazione per pubblica utilità dei due bastioni e della cortina, il Comune proseguì nell'abbattimento delle strutture e iniziò la costruzione della strada di circonvallazione, utilizzando anche il terrapieno delle fortificazioni; il 3 maggio 1878, quando il nuovo asse era già in costruzione, il consiglio comunale ne approvò l'intitolazione alla regina Margherita di Savoia, dando origine all'attuale viale Regina Margherita.
Architettura Il Petro Nigro costituiva uno dei cinque principali bastioni del fronte urbano cinquecentesco ed era inserito nel sistema realizzato secondo i principi della fortificazione alla moderna, basato su baluardi sporgenti, cortine terrapienate e postazioni laterali destinate al tiro radente.
Il bastione occupava il settore nord-orientale del fronte marittimo della cinta: verso ovest era collegato al Villafranca dalla cortina della Pescheria, mentre dal lato opposto il circuito proseguiva attraverso le mura delle Fontanelle in direzione del castello; nel 1573 la cortina compresa fra Villafranca e Petro Nigro risultava già dotata di terrapieno e contromuro e si sviluppava anch'essa immediatamente sopra il mare.
La particolare posizione costiera impose lavori di fondazione condizionati dalla presenza dell'acqua marina, come documentato dall'impiego notturno di pompe per prosciugare gli scavi già nell'estate del 1541; le ricostruzioni archeologiche e topografiche collegano inoltre il settore del Petro Nigro alle precedenti strutture portuali e agli ambienti ipogei documentati alle sue spalle.
Resti e assetto attuale Le demolizioni avviate nel 1876 e la successiva costruzione di viale Regina Margherita hanno cancellato la leggibilità in elevato del bastione, che la documentazione istituzionale relativa alla cittadella fortificata indica, insieme al Villafranca, tra le strutture oggi sommerse dal tracciato della strada; il suo assetto originario è pertanto ricostruibile soprattutto attraverso la documentazione storica e la cartografia, fra cui il piano della cinta compilato dal Genio Militare nel 1872, nel quale il manufatto è indicato come Bastione Orsini.
Note
Bibliografia Bruno Mussari, Il cantiere della fortificazione di Crotone: fonti, architettura, protagonisti, eventi, in Alessandra Anselmi (a cura di), La Calabria del viceregno spagnolo. Storia, arte, architettura e urbanistica, Roma, Gangemi, 2009, pp. 758-779, ISBN 9788849217896. Bruno Mussari, «Una barriera allo incremento e alla salubrità del paese»: le mura di Crotone tra dismissioni e sviluppo urbano, in Storia urbana, n. 136, 2012, pp. 165-195, DOI:10.3280/SU2012-136006. Bruno Mussari, La fortificazione di Crotone nell'età moderna: storia e architettura, in Defensive Architecture of the Mediterranean XV to XVIII Centuries, IV, Firenze, DIDAPRESS, 2016, pp. 21-28, ISBN 9788896080603. Margherita Corrado, Mare e non più mare. Le nuove fortificazioni di Cotrone al tempo di Carlo V e il sacrificio della portualità tradizionale, in Defensive Architecture of the Mediterranean XV to XVIII Centuries, III, Firenze, DIDAPRESS, 2016, pp. 427-434. Margherita Corrado, Memorie e realtà di una Crotone ipogea, in Thiasos, 5.2, 2016, pp. 131-145. Bruno Mussari, Eliminazione o creazione di un nuovo margine per la città? Crotone e la dismissione delle mura nel processo di trasformazione urbana (XIX-XX secolo), in Adaptive Cities through the post pandemic lens. Ripensare tempi e sfide della città flessibile nella storia urbana – Times and Challenges in Urban History, II, Torino, AISU International, 2024, pp. 473-485, ISBN 9788831277099. Andrea Pesavento, La costruzione delle fortificazioni di Crotone. Una cronaca del Cinquecento, Bassano del Grappa, Grafiche Basso, 1984. Tommaso Tedesco, Crotone 1573: i progetti di Ambrogio Attendolo per il completamento della difesa radente del Castello e della Fortezza, in Defensive Architecture of the Mediterranean, XIX, 2025, pp. 771-778, DOI:10.4995/Fortmed2025.2025.20323.
Voci correlate Mura di Crotone Bastione Villafranca Porta Pescheria Cortina della Piscaria Castello di Carlo V (Crotone) Fortificazione alla moderna
Categoria:Mura e porte di Crotone Categoria:Architetture militari di Crotone