Biografia Nacque a Münster l'8 luglio 1855 da una famiglia cattolica della Vestfalia. Il padre, Heinrich, era di mestiere ciabattino, e morì nello stesso anno della nascita del figlio; la madre, Josefine Westermann, casalinga, morì nel 1901. Dopo gli studi iniziali nella sua città, a 19 anni entrò nel convento dei francescani di Warendorf assumendo il nome religioso di Bernhard. Formazione e ministero sacerdotale A causa della politica religiosa e culturale del cancelliere Otto von Bismarck, nota con il nome di Kulturkampf, molti ordini religiosi furono sciolti e i loro membri costretti all'esilio. Nel 1875 il giovane Bernhard Döbbing dovette lasciare la Germania e si trasferì con altri confratelli a Saint Louis, negli Stati Uniti d'America, dove proseguì i suoi studi in teologia. Fu ordinato presbitero a Saint Louis il 22 giugno 1879.

Fu nominato professore di filosofia nel seminario della diocesi di Cleveland in Ohio, dove si distinse per le sue conoscenze in campo filosofico, in particolare nella filosofia tomista.

Dopo 7 anni di insegnamento, nel 1881 poté rientrare in Europa e, dopo alcuni mesi passati in Germania e in Belgio, fu chiamato a Quaracchi, presso Firenze, dove, nel locale convento francescano, fece parte del gruppo di studiosi impegnati nell'edizione critica delle opere di Bonaventura da Bagnoregio. Il suo contributo fu essenziale per portare a termine quest'opera editoriale. Nel frattempo si impegnò anche nello studio della lingua italiana, che riuscì a padroneggiare in poco tempo.

Nell'autunno del 1883 fu chiamato a Roma per prendere la direzione del collegio irlandese di Sant'Isidoro, dove si formavano i giovani francescani irlandesi prima di ritornare nella loro isola. Il suo compito principale era quello di intraprendere iniziative per la riforma del collegio e degli studi proposti e fin da subito iniziò a lavorare sulla qualità degli studi e sul livello della cultura degli studenti. Non mancarono difficoltà e contrasti con altri religiosi del convento, ma i meriti del Döbbing furono innegabili e gli meritarono, nel 1888, la nomina a guardiano del convento e della comunità del collegio.

Non mancarono i contrasti anche con la provincia francescana irlandese, che accusava Döbbing di manovrare per trasferire la giurisdizione dei collegi irlandesi in Italia alla provincia francescana di Vestfalia, alla quale formalmente Döbbing faceva ancora parte. Tuttavia egli ebbe sempre l'appoggio dei ministri generali dell'Ordine francescano.Su tutta questa questione cf.

In questo periodo iniziarono i primi contatti di Döbbing con le diocesi di Sutri e di Nepi, nel cui territorio si trovava il secondo collegio francescano irlandese, nel comune di Capranica. Inoltre, per iniziativa dello stesso Döbbing, che trovò l'appoggio del vescovo sutrino e nepesino Giuseppe Maria Costantini, nel 1892 fu stipulato il contratto che trasferiva ai francescani la gestione del santuario di Maria Santissima ad Rupes nel comune di Castel Sant'Elia.

Nel gennaio del 1897, Döbbing fu nominato consultore della Congregazione dell'Indice dei libri proibiti.

Nell'agosto del 1898, ritenendo ultimato il suo compito di riforma, rassegnò le dimissioni di direttore del collegio di Sant'Isidoro e di gerente dei collegi irlandesi in Italia, e si ritirò nel convento di San Francesco a Ripa a Roma.

Ministero episcopale

Il 15 marzo 1900 fu comunicata a Döbbing l'intenzione del papa di nominarlo vescovo di Sutri e di Nepi, e gli venne consigliato di mettere in atto tutto ciò che era necessario "alla sua promozione che avrà luogo per Breve apostolico".. Per ottenere l'exequatur regio alla sua nomina, era necessario avere la cittadinanza italiana, che gli fu concessa il 18 marzo..

Il 2 aprile, Bernhard Döbbing fu nominato da papa Leone XIII vescovo di Sutri e Nepi. Bishop Bernardo Giuseppe Doebbing, O.F.M., www.catholic-hierarchy.org Ricevette la consacrazione episcopale a Roma, nella chiesa di Sant'Isidoro a Capo le Case, il 22 aprile, dalle mani del cardinale Francesco Satolli.. L'8 settembre successivo ottenne lexequatur regio.. Il 16 settembre fece il suo ingresso solenne a Nepi, mentre il 14 ottobre prese possesso della sede di Sutri.

Nei primi mesi di episcopato, il nuovo vescovo indirizzò due lettere pastorali al clero e ai fedeli delle sue diocesi, il 22 aprile 1900 e nel mese di febbraio 1901.. Un'ulteriore lettera al clero fu scritta nel mese di marzo 1900, nella quale il vescovo richiamava i doveri dei sacerdoti nei confronti del popolo cristiano.. Altre lettere pastorali furono firmate dal Döbbing assieme ai vescovi della conferenza episcopale dell'alto Lazio.

Nel 1902 iniziò la sua prima visita pastorale alle due diocesi, che si concluse ufficialmente il 15 luglio 1903, con la pubblicazione di una lettera pastorale.. A partire da questa visita, il vescovo mise in atto misure per una riforma di usi e tradizioni non conformi alle leggi e ai decreti della Chiesa, tra cui quelle che riguardavano la pulizia e il decoro delle chiese, la musica sacra; l'insegnamento del catechismo, che non deve essere solo fatto imparare a memoria, ma spiegato; il sacramento della confessione, con l'istituzione di brevi conferenze spirituali circa i doveri nella confessione..

L'atto più significativo dei suoi primi anni di episcopato fu la convocazione di un sinodo diocesano, celebrato nei giorni 8, 9 e 10 ottobre 1907. I suoi atti e statuti furono approvati il 15 ottobre successivo.Gli atti e gli statuti del sinodo sono minuziosamente descritti in: .

Nelle lettere pastorali successive al sinodo, quelle del 1908, 1909, 1910 e 1911, il vescovo richiamò spesso alcuni punti delle decisioni sinodali, insistendo in particolare sul matrimonio cristiano, sulla famiglia e sull'educazione dei figli e in genere della gioventù, evidenziando non solo il ruolo del clero, ma anche quello dei genitori..

Da marzo a ottobre 1910 compì la sua ultima visita pastorale nelle due diocesi..

Nel 1911 Döbbing fu nominato delegato apostolicoActa Apostolicae Sedis 3, 1911, pp. 571-572. per promulgare dinanzi alla curia francescana il decreto Quo magisActa Apostolicae Sedis 3, 1911, pp. 556-561., con il quale la Santa Sede provvide al cambiamento del personale del consiglio superiore dei Frati minori. Questa scelta non mancò di sollevare critiche da parte dei francescani irlandesi, che mossero gravi ma indeterminate accuse nei confronti del vescovo..

La lettera pastorale del 1912 aveva come argomento principale la "cattiva stampa", settaria e anticlericale. Il prelato non fa mai nomi di questo o quel giornale, ma rimanda agli atti del sinodo del 1907, nel quale invece si accusavano esplicitamente Il Messaggero e Il Giornale d'Italia..

Ebbe un ruolo importante nella soluzione del problema dei sindacati cattolici tedeschi e nella stesura dell'enciclica Singulari quadam di papa Pio X.

Il 10 gennaio 1913 Döbbing scrisse una lettera a un canonico della cattedrale di Nepi, che nella predica dell'ultimo dell'anno si era dilungato a parlare della storia del Risorgimento italiano, sollevando critiche e dubbi da parte dei fedeli. Il vescovo disapprovò questo modo di fare e richiamò il canonico sul significato e i contenuti della predicazione. Colse anche l'occasione per raccomandare che nei seminari si insegnasse con particolare cura e attenzione la storia moderna..

Alla fine del 1913, fu nominato amministratore apostolico delle sedi unite di Viterbo e Tuscania. Questo provocò preoccupazione nei canonici delle diocesi di Sutri e Nepi, che temevano che questa nomina non fosse altro che il primo passo per un trasferimento del Döbbing alla diocesi viterbese. A luglio del 1914 monsignor Emidio Trenta fu nominato vescovo di Viterbo e Tuscania, ponendo fine all'amministrazione di Döbbing..

La guerra e il processo Con lo scoppio della Grande guerra, il nuovo papa Benedetto XV e la Santa Sede mantennero una posizione neutrale, insistendo sull'inutilità della guerra e sulla necessità della pace. Molti vescovi italiani si allinearono alle posizioni pontificie. Tra questi anche il vescovo di Sutri e Nepi, come si evince dalla lettera pastorale del 2 febbraio 1915..

Per queste sue posizioni, neutraliste e pacifiste, comuni a molti vescovi italiani, Döbbing iniziò ad essere oggetto di critiche e accuse da parte di alcuni quotidiani di Roma, in particolare Il Messaggero, quotidiano apertamente favorevole all'intervento italiano nella guerra.Giuseppe Talamo, ll Messaggero e la sua città. Cento anni di storia, Firenze, Le Monnier, 1979. Il primo articolo del Messaggero, apparso il 21 maggio 1915 con il titolo "Agitazione a Sutri contro il Vescovo tedesco", riferiva di critiche sollevate a Sutri contro il vescovo, che si sarebbe lamentato dell'entrata in guerra dell'Italia contro la sua patria..

Il 30 maggio il collegio dei parroci di Sutri e Nepi presentò un ricorso alla Corte d'appello di Roma contro Il Messaggero, che fu tuttavia respinto, perché l'articolo del 21 maggio non conteneva elementi per un'azione penale. Il 1º luglio fu il vescovo stesso a presentare una querela contro Il Messaggero, mentre il 25 dello stesso mese fu presentata formale denuncia per diffamazioni e ingiurie a mezzo stampa, contro il gerente del giornale Roberto Donati, contro il suo direttore Italo Carlo Falbo, e contro la Società Editoriale Italiana proprietaria del giornale. Nella denuncia, si elencavano le accuse contro il vescovo, "false e ingiuriose", pubblicate in diversi articoli dal Messaggero: essersi lamentato che l'Italia scendesse in guerra contro la sua patria; aver dato ordine ai parroci di pregare per la vittoria della Germania; aver fatto uso in più occasioni di una misteriosa automobile "tedesca" o "imperialesca"; aver fatto uso di ingenti somme di denaro di dubbia provenienza. Nella denuncia si lasciava ai querelati la possibilità di dimostrare con prove certe e testimoni le accuse contro il prelato.

Il processo si aprì nelle settimane successive, ma vista l'impossibilità di una conciliazione tra le parti, il tutto fu rinviato ad una seconda udienza, che si poté svolgere solo il 16 dicembre 1915. Nei giorni successivi furono ascoltati i testimoni a favore del vescovo e quelli contro. Tra i favorevoli al Döbbing ci furono il comandante dei carabinieri di Sutri, i sindaci di Sutri e di Castel Sant'Elia; tra i testimoni dei querelati l'esattore comunale di Sutri, il segretario comunale e il sindaco di Capranica, il prosindaco e il segretario comunale di Manziana, e il sindaco di Bracciano. Tra le "prove" a favore del vescovo e del suo buon nome, furono presentate una petizione degli abitanti di Capranica, e lettere del guardasigilli Vittorio Emanuele Orlando, del deputato Carlo Calisse e del prefetto Fausto Aphel. Per ultimo si ascoltò l'ex sindaco di Sutri, Giovanni Battista Goretti, che confermò tutte le accuse rivolte al vescovo.

Il 30 dicembre fu emesso il verdetto di assoluzione per tutti gli imputati. Il vescovo Döbbing fu condannato a pagare tutte le spese processuali.

L'ultimo periodo e la morte A partire dai giorni successivi all'entrata in guerra dell'Italia, monsignor Döbbing iniziò a risiedere sempre più spesso nel convento di San Francesco a Ripa a Roma. Con l'autunno del 1915, il sopraggiungere di una grave malattia lo costrinse a risiedervi stabilmente. Dopo la sentenza del tribunale del 30 dicembre, decise di non opporre alcun reclamo, limitandosi ad accettare la sentenza.

Da più parti nelle due diocesi di Nepi e Sutri si sollevarono voci a favore del vescovo, che non poterono tuttavia impedire la revoca dell'exequatur regio.

L'ultimo atto di Döbbing fu la lettera pastorale del 1916, fatta stampare a Napoli e senza il suo nome scritto sulla copertina. Nella lettera il vescovo accettava tutto ciò che gli è capitato, come prova inviata da Dio: "Accettiamo con umiltà le sofferenze che Dio ci manda, perché sono sorgenti di grazia e di merito, e abbiamo fiducia nel trionfo finale, che non può mancare a chi confida in Dio".