Ufficiale del Regio Esercito Jugoslavo, si unì ai cetnici dopo l'invasione della Jugoslavia e guidò la rivolta montenegrina contro gli italiani nel luglio del 1941, salvo poi collaborare con essi in chiave anticomunista contro i partigiani: nel 1943 si macchiò della pulizia etnica di circa diecimila musulmani della Bosnia, dell'Erzegovina e del Sangiaccato per unirsi poi all'Asse nella battaglia della Neretva, venendo catturato dai tedeschi due volte.
A seguito della capitolazione italiana il Terzo Reich lo rilasciò in cambio della sua collaborazione con la Serbia di Nedić e l'anno successivo istituì il Corpo dei Volontari Montenegrini con il sostegno tedesco, di Nedić e del leader fascista jugoslavo Dimitrije Ljotić. Nel 1945, durante la battaglia del campo di Lijevče, venne catturato dagli ustascia che lo deportarono nel campo di concentramento di Jasenovac ove venne giustiziato.
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