La Fontana Igloo è un'installazione artistica e fontana dell'artista italiano Mario Merz, realizzata a Torino e collocata nello spartitraffico tra corso Mediterraneo e corso Lione, al confine tra i quartieri Crocetta e Borgo San Paolo. Realizzata tra il 2000 e il 2002, fu la prima opera a essere completata nell'ambito del progetto Artecittà. 11 artisti per il Passante Ferroviario, legato alla riqualificazione della Spina Centrale. L'opera è costituita da una cupola emisferica del diametro di 12 metri, rivestita da lastre di porfido e caratterizzata da scritte al neon indicanti i quattro punti cardinali, posta al centro di una vasca rettangolare lunga 30 metri.

Storia

La realizzazione della Fontana Igloo si inserì nell'ampio processo di rinnovamento urbanistico avviato a Torino con la copertura del passante ferroviario, che separava la parte ottocentesca della città da quella moderna. Il nuovo piano regolatore, redatto da Augusto Cagnardi e approvato nel 1995, prevedeva nell'area la costruzione della Spina Centrale, ovvero un asse urbano lungo circa 12 km all'interno del quale le corsie destinate al traffico si sarebbero alternate con zone pedonali, giardini, parcheggi, piste ciclabili, vasche d'acqua e spazi destinati a opere d'arte.

In questo contesto nacque il progetto Artecittà. 11 artisti per il Passante Ferroviario, che venne commissionato nel 1995 dalla città di Torino e curato da Rudi Fuchs e Cristina Mundici, coinvolgendo undici artisti di fama internazionale, che vennero incaricati di realizzare opere contemporanee all'aperto lungo il nuovo asse urbano. Il tipo di committenza era pubblico e il contratto che veniva stipulato tra artisti e amministrazione prevedeva che le opere venissero cedute al comune in cambio della loro realizzazione e della successiva manutenzione. La progettazione dei vari interventi avveniva prima con la scelta dei luoghi dove inserire le opere d'arte e successivamente con la scelta del tipo di installazione ritenuta più adatta; nel caso di Mario Merz si trattò della progettazione e realizzazione di una fontana.

Negli anni precedenti al 2026 la fontana rimase a lungo inattiva, con la vasca priva d'acqua e gli impianti spenti, diventando il simbolo delle fontane non funzionanti del capoluogo piemontese. Nel 2025 il Comune di Torino stimò una spesa compresa tra 30000 e 70000 euro per il completo ripristino dell'opera, valutando anche il coinvolgimento di sponsor privati; nel giugno del 2026, in seguito a un intervento di ripristino che portò alla sostituzione completa del quadro elettrico di controllo e comando della strumentazione idraulica, al rinnovo delle elettropompe per il ricircolo dell'acqua e alla pulizia dei vetri che proteggono l'illuminazione artistica dell'installazione, la fontana tornò in funzione lungo tutta la settimana.

Descrizione

L'opera si caratterizza per la cupola emisferica del diametro di 12 metri, con la struttura portante formata da archi metallici configurati a quarto di cerchio e collegati tra loro da anelli circolari. Sulla struttura poggiano, attraverso bracci articolati dotati di ganasce, numerose lastre irregolari di porfido. Alcune di queste recano scritte al neon di colore rosso indicanti i quattro punti cardinali, protette da lastre triangolari di vetro i cui vertici sono orientati verso gli stessi punti.

La cupola è posta al centro di una vasca rettangolare lunga 30 metri, all'interno della quale sono disposte dodici isole in marmo di Lasa che emergono dall'acqua. Diciassette lance in rame indirizzano degli zampilli d'acqua verso l'alto: di queste, cinque sono collocate all'interno dell'igloo, mentre le altre sono posizionate negli elementi marmorei. L'intera composizione, con la cupola rivestita di pietra, le luci al neon e le canne, restituisce l'immagine caratteristica dell'opera.

La scelta dell'igloo per l'opera è figlia di uno dei motivi ricorrenti nella ricerca artistica di Merz, inserendosi all'interno della sua attività legata all'arte povera. L'igloo viene concepito come l'archetipo del riparo elementare, andando a richiamare la poetica dell'artista relativa al rapporto tra uomo, natura e nomadismo della condizione umana. A partire dagli anni Sessanta l'artista cominciò a sperimentare nelle sue composizioni diversi elementi di carattere tecnologico, ricerca ravvisabile anche nella fontana torinese nell'accostamento tra pietra, acqua, metallo, vetro e neon.

L'opera, collocata nello spartitraffico tra corso Lione e corso Mediterraneo, per via della sua posizione è posta in diretto dialogo con la scala urbanistica della Spina Centrale, anche se venne fatto notare come il posizionamento tra due flussi di traffico intenso ne abbia resa difficoltosa la fruizione dal punto di vista pedonale, evidenziando un rapporto problematico tra l'installazione e lo spazio pubblico dove è stata inserita.

Note

Bibliografia

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Categoria:Installazioni artistiche Categoria:Opere d'arte a Torino