I Mirabelli sono una storica 'ndrina della 'ndrangheta originaria di Pagliarelle, frazione montana del comune di Petilia Policastro, nella provincia di Crotone.
Tra gli anni '70 e gli anni 2000, la cosca è stata protagonista di una delle più sanguinose guerre di mafia del territorio crotonese, nota alle cronache come la Faida di Petilia Policastro, che ha contrapposto i Mirabelli al blocco criminale dei Garofalo-Comberiati-Cosco, estendendosi fino alle regioni del Nord Italia.
Storia Le origini e il controllo territoriale La presenza dei Mirabelli sul territorio dell'Alto Crotonese si consolida a partire dagli anni settanta del Novecento. Avendo come roccaforte la frazione di Pagliarelle, la famiglia ha storicamente concentrato le proprie attività illecite nel settore delle estorsioni legate al comparto dell'edilizia e del taglio boschivo nell'altopiano della Sila. Per arginare l'ascesa dei rivali Garofalo, i Mirabelli strinsero storicamente alleanze e ricevettero copertura militare da altre potenti consorterie della provincia, in particolare dalla 'Ndrina Vrenna dalla 'Ndrina Megna di Papanice dalla 'Ndrina Ciampá di Cutro e dalla 'Ndrina Maesano di Isola Capo Rizzuto
La faida di Petilia Policastro La rivalità tra i Mirabelli e i Garofalo esplose in tutta la sua violenza nel 1975 con l'omicidio del boss Antonio Garofalo (padre della futura testimone di giustizia Lea Garofalo). Questo delitto diede inizio a una catena di vendette incrociate. Segui l'omicidio del boss Antonio Mirabelli, l'omicido del suo killer Giulio Garofalo, l'omicidio del boss Carlo Mirabelli a Petilia Policastro e dei suoi nipoti Giuseppe Mirabelli a Issogne, Carlo Mario Mirabelli a Pagliarelle, tutti e tre eseguiti nel 1990. E infine l'omicidio di Mario Garofalo nel 2005. Lo scontro armato ha provocato nel corso di un trentennio circa 40 vittime complessive.
L'espansione al Nord e l'omicidio di Giuseppe Mirabelli Parallelamente ai clan rivali, i Mirabelli delocalizzarono parte dei propri affiliati e delle estorsioni nelle regioni del Nord-Ovest, in particolare tra il Piemonte e la Valle d'Aosta.
Il momento più critico della faida al Nord si consumò il 4 giugno 1990 a Issogne (Valle d'Aosta), dove un gruppo di fuoco dei Garofalo intercettò e assassinò il nipote del boss, Giuseppe Mirabelli. L'omicidio provocò un'immediata reazione da parte dei Mirabelli, i quali nei mesi successivi riuscirono a individuare e a giustiziare uno alla volta tutti e quattro i componenti del commando che aveva partecipato all'agguato di Issogne, tra cui Floriano Garofalo (fratello maggiore di Lea), finito a colpi di lupara in pieno volto.
Il declino La prolungata guerra di logoramento contro l'asse Garofalo-Comberiati-Cosco e le risposte dello Stato decimarono i vertici militari dei Mirabelli. Con la perdita progressiva dei territori e dei canali di riferimento al Nord, l'egemonia criminale di Petilia Policastro e delle lucrose piazze di spaccio milanesi (tra cui il fortino di via Montello e il quartiere di Quarto Oggiaro gestito dai Carvelli) passò definitivamente nelle mani della fazione avversaria.
Influenza nei fatti di cronaca successivi La memoria storica della faida tra i Mirabelli e i Garofalo è emersa prepotentemente nelle indagini relative all'omicidio di Lea Garofalo, avvenuto a Milano nel 2009 per mano dell'ex compagno Carlo Cosco. Lea Garofalo, cresciuta all'interno delle dinamiche della faida contro i Mirabelli, aveva infatti consegnato ai magistrati della DDA dettagliati verbali contenenti organigrammi, moventi e nascondigli delle armi legati alla storica guerra di Pagliarelle.
Inoltre, sentenze successive emesse dalla Corte d'Appello di Torino (tra cui quelle scaturite dall'operazione Geenna del 2019) hanno citato l'omicidio di Giuseppe Mirabelli del 1990 come la prima prova documentale e storica del radicamento della 'ndrangheta nel territorio della Valle d'Aosta.
Voci correlate 'Ndrina Comberiati 'Ndrangheta in Lombardia 'Ndrangheta in Piemonte Lea Garofalo
Bibliografia Nando dalla Chiesa, La scelta di Lea, Melampo Editore, 2013. Relazione della Commissione Parlamentare d'Inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari, XVII Legislatura.
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