Larea archeologica G.V. Gravina è un sito archeologico urbano di Crotone, riferibile a un settore del quartiere centrale dell'antica Kroton; indicata nella documentazione archeologica anche come area Gravina, area archeologica Gravina Pignara, Gravina-Pignara o G.V. Gravina-Pignara, prende il nome dal vicino istituto scolastico G.V. Gravina, intitolato a Gian Vincenzo Gravina.
L'area è stata oggetto di indagini archeologiche a più riprese a partire dal 1981: le campagne storiche misero in luce porzioni dell'impianto urbano greco, con assi viari, spazi di separazione fra gli edifici, abitazioni e strutture poste successivamente in relazione anche ad attività artigianali, mentre le ricerche del 2024-2025, condotte nel settore compreso fra via Ugo Foscolo e via Giovanni Verga, hanno fornito nuovi dati sull'organizzazione di una parte del quartiere centrale, caratterizzata dalla presenza di un ampio spazio non edificato e da strutture disposte lungo i suoi margini; la disposizione delle strutture e i materiali rinvenuti hanno inoltre contribuito alla discussione sulla possibile presenza, nel settore, di spazi con funzioni pubbliche o sacre, senza consentirne finora un'identificazione definitiva.
Storia delle ricerche Le campagne degli anni ottanta Le prime indagini sistematiche documentate nell'area risalgono al 1981, quando un decreto di occupazione temporanea consentì alla Soprintendenza archeologica della Calabria di aprire un cantiere nella zona allora definita «del Gian Vincenzo Gravina», nelle vicinanze dell'Istituto magistrale; i lavori, ancora in corso al momento della relazione annuale, avevano individuato strutture datate alla metà del IV secolo a.C., orientate di circa 30° verso est, nelle quali erano reimpiegati blocchi di arenaria conchiglifera e i cui alzati erano realizzati in mattoni crudi, mentre nello scavo venne sperimentato anche il sistema di registrazione denominato Metrix.
Nel 1982 la prosecuzione delle indagini, condotte per conto della Soprintendenza da Maria Gabriella Cimino, mise in luce due complessi di ambienti disposti in senso est-ovest e due corridoi, definiti nella relazione ambitus, che isolavano il complesso dell'area centrale di scavo da una zona orientale probabilmente libera da costruzioni; fu inoltre individuata una strada ortogonale alle strutture, interpretata come una plateia, mentre le murature risultavano costruite a secco con pietre, scaglie calcaree, blocchi di reimpiego e frammenti di tegole e la destinazione dei singoli ambienti rimaneva incerta.
Gli scavi stratigrafici risultano condotti dalla Soprintendenza archeologica della Calabria fra il 1981 e il 1984, sotto la responsabilità scientifica di Cimino e nell'ambito di interventi di archeologia preventiva; la scheda del Catalogo generale dei beni culturali, compilata nel 1985, indicava a quella data le indagini come ancora in corso.
Nella successiva documentazione tecnica del programma Antica Kroton le indagini storiche sono registrate come «scavo programmato pluriennale con occupazione del terreno», riferito a una superficie di circa 600 m² e all'intervallo 1982-1986; i risultati delle campagne furono poi oggetto, nel 1993, di una pubblicazione preliminare specificamente dedicata allo scavo dell'area.
Lo scavo del 2008 Nel 2008 nell'area fu eseguito uno scavo estensivo di verifica connesso a un nuovo progetto edilizio, intervento che, insieme alle precedenti indagini pluriennali, contribuì al rinvenimento di un lembo del quartiere centrale di Kroton.
Le ricerche del 2024-2025 Nell'ambito del progetto Antica Kroton, le campagne del 2024-2025 hanno interessato l'area compresa fra via Ugo Foscolo e via Giovanni Verga, estesa per circa 4.000 m², documentando una sequenza di frequentazione compresa fra l'ultimo quarto dell'VIII secolo a.C. e il III secolo a.C., senza significative soluzioni di continuità e con diverse fasi di organizzazione del settore; i primi risultati delle nuove ricerche sono stati pubblicati nel 2025 in una serie di contributi specificamente dedicati all'Area Gravina.
Strutture e fasi archeologiche Il settore delle campagne storiche Le indagini degli anni ottanta documentarono una porzione dell'abitato organizzata secondo gli assi dell'impianto urbano di Kroton, nella quale furono riconosciuti uno stenopos, alcuni ambitus e nuclei abitativi a pianta prevalentemente rettangolare, disposti ortogonalmente rispetto all'asse viario e dotati di aperture rivolte verso lo stenopos o gli spazi di separazione fra gli edifici.
Le murature erano costituite da zoccoli realizzati con materiali eterogenei, comprendenti blocchi squadrati di reimpiego, scaglie calcaree, scarti di fornace e frammenti di tegole, mentre gli alzati erano in mattoni crudi, con possibili elementi lignei; nelle strutture della metà del IV secolo a.C. è documentata una tecnica costruttiva più accurata rispetto alle soluzioni più sommarie riscontrate nelle modifiche databili fra la fine del IV e il III secolo a.C., sebbene alcune strutture e i relativi livelli attestino un impianto già nel V secolo a.C..
Tracce di frequentazione più antiche furono individuate in due zone limitate dello scavo, con frammenti di ceramica subgeometrica e coppe di tipo Thapsos che documentano la frequentazione dell'area nell'età arcaica, precedente alla sistemazione urbana del V secolo a.C.; una misura di circa 17,70 m rilevata nello scavo fu inoltre interpretata come corrispondente alla metà del lato breve di un isolato, mentre le strutture presentano un orientamento di circa 32° verso est, analogo a quello osservato in altri settori dell'abitato greco posti a destra dell'Esaro.
Fra i complessi esaminati dagli studi sull'edilizia domestica figura un'unità abitativa organizzata intorno a spazi scoperti e interpretata come casa-bottega: il vano A, direttamente accessibile dalla strada, è stato identificato come bottega, il vano B come ambiente di soggiorno e il vano C, caratterizzato dalla presenza di un focolare, come cucina, mentre per altri ambienti la funzione rimane incerta; l'unità si impostava su fondazioni precedenti databili al V secolo a.C., fu rimaneggiata nel IV e venne abbandonata nella prima metà del III secolo a.C..
Nel 1985 il settore era interpretato come parte di un «quartiere artigiano» dell'antica Kroton, ipotesi sostenuta dalla presenza di fornaci nella vicina zona del Campo Sportivo e dal reimpiego di scarti di fornace nelle strutture di Gravina; le attività produttive sono state successivamente inserite nel più ampio quadro dell'organizzazione degli spazi residenziali e artigianali della città.
Il settore meridionale Nel settore esplorato nel 2024-2025 è stata riconosciuta una successione di strutture convenzionalmente indicate come edifici A, B, C, D ed E, riferibili a differenti fasi di frequentazione: l'edificio A, orientato in senso est-ovest, è stato interpretato prudentemente come un edificio o un recinto, dell'edificio B è documentato soprattutto il cavo di spoliazione, mentre gli edifici C, D ed E appartengono alle successive riorganizzazioni del settore.
Una caratteristica topografica persistente nelle diverse fasi è costituita dalla presenza di un ampio spazio centrale privo di edifici, la cui estensione variò progressivamente con la costruzione di strutture lungo i margini; tale organizzazione ha contribuito a mettere in discussione un'interpretazione esclusivamente residenziale del settore e costituisce uno degli elementi alla base delle ipotesi sulla sua possibile funzione pubblica o sacra.
L'edificio D, di pianta rettangolare e delle dimensioni di circa 17 × 6 m, è stato interpretato come un possibile porticato o stoà, poiché alcuni elementi quadrangolari potrebbero corrispondere alle fondazioni di un colonnato; l'articolazione e la funzione complessiva della struttura non sono tuttavia state determinate con certezza.
Fra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C. la sequenza stratigrafica documenta una profonda trasformazione dell'area associata a evidenze di carattere distruttivo, comprendenti numerose punte di freccia in bronzo e due proiettili di catapulta in calcare rinvenuti nei livelli di frequentazione riferibili agli edifici D ed E; la natura dei reperti e la cronologia dei contesti hanno portato a prospettare una possibile connessione con gli eventi militari che interessarono Kroton nell'epoca di Agatocle, senza consentire di riferire con certezza le evidenze a un singolo episodio storico.
Nel corso del III secolo a.C. il settore conobbe ulteriori trasformazioni e una progressiva dismissione delle strutture, seguita da attività di spoliazione e recupero dei materiali edilizi; in una fase successiva le evidenze antiche furono coperte da un consistente deposito limo-argilloso di origine alluvionale, mentre tracce di arature attestano l'utilizzazione agricola dell'area in età moderna.
Reperti Terrecotte architettoniche Le campagne del 2024-2025 hanno restituito un insieme di circa settecento frammenti pertinenti a tegole, coppi e altri elementi di copertura, fra i quali un consistente gruppo di terrecotte architettoniche decorate; i materiali documentano più sistemi di copertura succedutisi nel tempo e comprendono frammenti di una sima di tipo acheo di età arcaica, antefisse a palmetta databili alla prima metà del V secolo a.C., elementi tardoclassici e altri componenti decorativi o funzionali delle coperture.
Parte del complesso è stata rinvenuta in giacitura secondaria, poiché i frammenti erano stati rimossi dalla collocazione originaria e, in alcuni casi, riutilizzati per regolarizzare successivi piani di frequentazione; alcuni elementi presentano, per dimensioni e caratteristiche decorative, caratteri compatibili con edifici di tipo monumentale o sacro, senza tuttavia consentire di identificare con certezza un edificio templare nell'Area Gravina.
Il deposito ellenistico US 042 Nel settore centrale è stata individuata una grande fossa, denominata US 042, di forma approssimativamente subcircolare, con diametro compreso fra circa 3 e 3,20 m e profondità massima di circa 1,10 m; nelle fasi più tarde essa si trovava lungo il margine di uno spazio aperto delle dimensioni di circa 12 × 16,5 m.
Il riempimento comprendeva materiali edilizi, ceramiche da cucina, da dispensa e da mensa, resti faunistici, carbone e sporadici materiali coroplastici; il complesso è stato datato fra la fine del IV e la prima metà del III secolo a.C., con una particolare concentrazione dei reperti nei primi decenni del III secolo a.C..
Per la struttura originaria sono state considerate possibili funzioni produttive, agricole o connesse alla gestione dell'acqua, mentre per il riempimento è stata prospettata anche un'interpretazione rituale come «deposito di dismissione», legato alla chiusura o alla trasformazione di uno spazio sacro; nell'ambito di quest'ultima lettura è stato ipotizzato un possibile rapporto cronologico con le trasformazioni della città successive alla presa di Kroton da parte di Agatocle nel 296 a.C., sebbene il collegamento rimanga ipotetico.
Inquadramento urbanistico e interpretazioni L'area Gravina costituisce uno dei punti di riferimento per la ricostruzione del quartiere centrale di Kroton: il riesame georeferenziato della documentazione archeologica ha permesso di inserire i rilievi dei diversi cantieri nella maglia urbana antica, distinguendo l'Area Gravina dalle vicine aree delle Cooperative edilizie Uranio, San Cristoforo e Pertusola; nel settore compreso fra Gravina e il Granaio di Fondo Gesù, muri e tratti viari individuati in scavi differenti risultano coerenti con la ricostruzione degli isolati e degli stenopoi del quartiere centrale, mentre a partire dallo stenopos che lambisce l'abitazione rinvenuta a Gravina si registra una discontinuità dell'edificato, posta in relazione con le ipotesi formulate per gli spazi pubblici e sacri della zona circostante.