Il catasto sabaudo, detto anche catasto antico, è il catasto geometrico-particellare realizzato negli Stati sabaudi tra la fine del XVII secolo e la fine del XVIII secolo per volontà di Vittorio Amedeo II di Savoia. Nato come strumento della cosiddetta perequazione generale — la ridistribuzione del carico fiscale fra le comunità — affianca per la prima volta in Piemonte la rappresentazione cartografica del territorio agli elenchi descrittivi delle proprietà, ed è considerato uno dei primi catasti moderni realizzati in Europa.
Con la stessa denominazione si indica oggi anche il fondo archivistico conservato dalle Sezioni Riunite dell'Archivio di Stato di Torino, che ne raccoglie mappe e registri. L'operazione condotta nel Ducato di Savoia propriamente detto, tecnicamente affine ma amministrativamente distinta, è nota come mappa sarda.
Contesto
Nella seconda metà del XVII secolo il prelievo fondiario negli Stati sabaudi si fondava su catasti redatti dalle singole comunità, disomogenei per criteri e per epoca di formazione. Il sistema produceva forti sperequazioni fra comunità e non consentiva di incidere sulle immunità di cui godevano beni nobiliari ed ecclesiastici.
La riforma si inserisce nel più ampio programma di razionalizzazione amministrativa e di rafforzamento dell'autorità sovrana perseguito da Vittorio Amedeo II, che sostituì all'iniziativa delle comunità una misurazione generale condotta e finanziata dallo Stato.
Le operazioni
La misura generale
Le prime istruzioni risalgono al 1697; la misura generale dei territori delle comunità prese avvio il 14 maggio 1698. I rilievi proseguirono con continuità fino al 1711, con una interruzione negli anni centrali della guerra di successione spagnola, e furono affidati a squadre di geometri e misuratori coordinate dagli intendenti provinciali.
Alla misurazione seguì la valutazione della capacità dei beni di produrre reddito, articolata per qualità di coltura e per classi di bontà del terreno.
La perequazione del 1731
L'esito dell'operazione fu la ridistribuzione del carico dell'imposta fondiaria (il tasso) fra le comunità piemontesi, approvata con regio editto del 5 maggio 1731, data a cui si fa convenzionalmente risalire l'attivazione del catasto.Alcune fonti indicano la data del 6 maggio 1731; cfr. .
Sotto Carlo Emanuele III le istruzioni agli intendenti insistettero sulla registrazione integrale dei beni ecclesiastici, in funzione sia perequativa sia di riduzione delle immunità: la materia contribuì alle tensioni fra la corte di Torino e la Santa Sede culminate nella revoca del concordato del 1727.
Sviluppi e completamento
La produzione delle mappe non si esaurì con l'editto del 1731 e proseguì lungo tutto il secolo, fino al 1793. Una riforma regolamentare del 1755 affinò i criteri di registrazione e di stima, mentre il regolamento sulle misurazioni territoriali del 5 dicembre 1775 codificò strumenti e procedure di rilievo.
Metodo e strumenti
Il catasto sabaudo è di tipo geometrico-particellare: ogni particella rappresentata in mappa è numerata e collegata ai registri che ne descrivono possessore, qualità di coltura, estensione e coerenze.
Per il rilievo era prescritto l'impiego della tavoletta pretoriana per la poligonale perimetrale e dello squadro agrimensorio per le misure di dettaglio e per le particelle di superficie minore; le misure lineari erano espresse in trabucchi piemontesi, campionati e depositati presso la sede comunale. Il modello di restituzione grafica, elaborato dall'ingegnere Gian Tomaso Monte, prevedeva una mappa generale a colori del territorio, con segni convenzionali differenziati per destinazione d'uso — prati, campi, alteni, boschi, gerbidi — accompagnata dagli indici delle regioni, delle strade e dei corsi d'acqua.
La qualità tecnica del rilievo è considerata elevata per l'epoca, benché la mancanza di standard uniformi di rappresentazione e la natura ancora descrittiva dei registri limitino, per le fasi più antiche, la georeferenziazione dei beni.
Estensione territoriale
I lavori interessarono gran parte del Piemonte, con alcune esclusioni rilevanti: i feudi imperiali delle Langhe, i feudi pontifici e le comunità che continuavano ad avvalersi di catasti preesistenti. La copertura delle province piemontesi non fu quindi completa.
Fra il 1738 e il 1748 entrarono nel Regno di Sardegna territori delle attuali province di Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Alessandria, insieme al Vigevanasco, al Bobbiese e all'Oltrepò Pavese. Poiché quei territori erano già stati oggetto, dal 1718, della catastazione particellare poi nota come catasto teresiano, tecnicamente analoga a quella sabauda, l'amministrazione di Torino ne mantenne l'uso a fini fiscali senza rifare i rilievi.
La mappa sarda in Savoia
Parallelamente, nel 1728 Vittorio Amedeo II avviò la catastazione del Ducato di Savoia, esclusa la Valle d'Aosta, che godeva di franchigie che la esentavano dalla taglia. Conclusa nel 1738, l'operazione produsse oltre 1300 mappe redatte a scala uniforme, una per ciascuna parrocchia, ed è comunemente indicata come il primo catasto grafico realizzato in Europa su scala statale. Gli originali furono inviati a Chambéry, dove se ne trassero due copie, destinate rispettivamente alla parrocchia e agli Archivi di Corte di Torino.
Catasti successivi
Dopo l'annessione del Piemonte alla Francia (11 settembre 1802) un decreto del primo console avviò la formazione di un catasto «per masse di coltura», seguito dalla seconda catastazione avviata nel 1808: ne derivò il catasto francese o napoleonico.
Nel 1853 Cavour pose il geometra Antonio Rabbini alla direzione generale del catasto presso il Ministero delle Finanze. Le operazioni del catasto Rabbini, che per la prima volta restituirono a grande scala anche gli edifici, iniziarono nel 1857 nella provincia di Torino e si estesero a quella di Novara fino al 1870. Pur non essendo mai stato attivato, il catasto Rabbini costituì la base del catasto dello Stato unitario istituito con la legge 1º marzo 1886, n. 3682.
Conservazione e consultazione
Il fondo Catasto sabaudo è conservato presso le Sezioni Riunite dell'Archivio di Stato di Torino ed è articolato in più allegati: le mappe del catasto antico (allegato A), quelle pervenute dalla Camera dei conti (allegato C), i libri catastali (allegati D ed E), i libri delle misure generali e degli estimi delle province del Piemonte (allegato I) e i verbali di delimitazione dei confini e di pubblicazione delle mappe (allegato L).
La documentazione amministrativa della riforma si trova negli archivi dell'Ufficio generale delle finanze e nelle Materie economiche della Sezione Corte. Le mappe sono progressivamente rese consultabili in formato digitale sul portale di cartografia storica dell'Istituto.
Note
Annotazioni
Fonti .
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Bibliografia
Voci correlate
Catasto Mappe sarde Catasto teresiano Catasto Rabbini Vittorio Amedeo II di Savoia Stati sabaudi Tavoletta pretoriana Trabucco (unità di misura)
Collegamenti esterni
Categoria:Catasto Categoria:Storia del Piemonte Categoria:Regno di Sardegna